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Day November 2, 2012

A tempo indeterminato

Forse le aziende sono i nuovi villaggi. Le relazioni che si coltivano in azienda, la quotidianità ritmata dai progetti da portare a termine in comune, la competizione tra le persone che aspirano agli stessi riconoscimenti. La frustrazione di non partecipare a un progetto interessante. Sono elementi sempre più importanti dell’esistenza per chi ha un posto.

Già. Il posto. Quel film di tanto tempo fa con quel titolo era uno spaccato delle aspirazioni degli italiani che stavano dimenticando le tragedie della guerra e della fame. Era una sorta di punto d’arrivo il posto. Ma era anche un termine. Non una morte, ma la fine del cambiamento. La sicurezza dell’immobilità che si sperava. Da allora, le storie aziendali si sono moltiplicate, arricchite di cinismo e di finzione, di cattiveria e di competitività. Il mondo è cambiato. L’Italia è cambiata. Ma nel “posto” c’è ancora un mistero. Un’attrazione fatale.

Niccolò Valentini parla in prima persona della sua esperienza con il posto. Il suo libro d’esordio, A tempo indeterminato, è fresco e aperto. Un manuale di sopravvivenza in azienda che si rivolge ai pari, ai giovani come l’autore. Perché si liberino dei pregiudizi. Ma anche delle aspirazioni astratte. Con candore e con fiducia.

Certo, il problema fondamentale è quello degli esclusi dal posto. Ma anche la conoscenza di ciò che sta dopo quella barriera che per molti è tanto insuperabile da diventare ossessivamente ricercata, può alimentare un’energia inattesa. Per scoprire che il destino personale è nella consapevolezza personale. Non condotta dall’illusione, né ottimista né pessimista. Come si è visto quello che serve è un realismo energico e costruttivo. Come ha detto un saggio: “Per realizzare i tuoi sogni, devi prima svegliarti”.