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Day June 1, 2012

Ezio Andreta. Oltre le tre rivoluzioni. Una visione e un percorso

Ezio Andreta ha guidato la direzione ricerca alla Commissione europea per moltissimi anni e ha contribuito a scrivere tutti gli ultimi programmi quadro. La sua visione è potente. E implica conoscenza e coraggio. Andreta ha dato il suo contributo con Ahref a Trento in occasione del Festival Economia.

Andreta vede tre rivoluzioni: le loro dimensioni sono macro, micro e nano.

Macro. La rivoluzione del paradigma con il quale abbiamo interpretato il mondo per millenni è gigantesca. Giunta al limite la storia dell’industrializzazione, con troppo prodotto a basso valore aggiunto, l’Occidente si trova di fronte alla globalizzazione e all’avvento dell’epoca della conoscenza. Questa è la rivoluzione dei punti di riferimento fondamentali: il tempo e lo spazio.

La società tradizionale vedeva un mondo nel quale la vita era scandita da tempi lunghi e si svolgeva in spazi ristretti. Oggi vediamo un mondo nel quale la vita è scandita da tempi brevissimi e si svolge in spazi larghissimi. Lo spiazzamento è ansiogeno. «È come se una partita di pallone non si svolgesse più in 90 minuti con un campo lungo cento e rotti metri, ma in dieci minuti in un campo di alcuni chilometri».

Questa condizione porta alla luce la necessità di efficienza, sostenibilità e sussidiarietà, con specializzazione, alleanze e rete. Occorre concentrarsi sulla generazione di valore e non sulla riduzione dei costi. La competizione si svolge tra sistemi. Si sviluppano interpretazioni del lavoro nomadi accanto a quelle sedentarie e i territori devono riuscire ad attrarre i primi mentre i secondi devono diventare inclusivi. La rete supera i limiti abituali e svincola i sistemi da tutti gli ostacoli tradizionali posti dallo spazio originario. Vince l’approccio della complessità contro il vecchio approccio lineare.

Micro. La gestione della conoscenza avviene attraverso il processo di miniaturizzazione, connessione e integrazione di sistemi. Le tecnologie integrano molte funzioni anche attraverso un processo di smaterializzazione legato all’intelligenza del software, della ricerca, dell’informazione che viene concentrata nei prodotti. La fabbrica lineare si smembra in operazioni automatizzate, commercializzazioni e progettazioni realizzate in rete, attività consapevoli della complessità dell’ecosistema nel quale si sviluppa l’innovazione.

Nano. Mentre la miniaturizzazione avanza, parte un nuovo processo che rivoluziona il percorso della produzione. Il sistema che potrebbe emergere dalle nanotecnologie sintetizza una possibilità di creare prodotti attraverso l’assemblaggio di molecole dotate di funzioni specifiche. L’intelligenza si integra nella materia. A questo livello convergono quattro tipi di filoni di innovazione: informatica, nanotecnologia, biotecnologia, neuroscienza. L’evoluzione dell’innovazione sembra imitare il processo della natura.

A questo livello i temi sono la condivisione della visione, l’accettabilità sociale del cambiamento, l’adeguamento delle regole, lo sviluppo di una società della conoscenza. Salvare le vecchie imprese senza una strategia può rallentare il cambiamento e tradursi nel tempo in un freno all’innovazione. Accelerare la creazione di nuove imprese tecnologicamente avanzate e culturalmente adeguate alla contemporaneità è la strada maestra.

L’accelerazione dell’innovazione avviene anche attraverso l’alleggerimento del peso della burocrazia e del fisco e l’emergere delle energie imprenditive connesse alle sorgenti della conoscenza. Una soluzione di sviluppo territoriale potrebbe essere la creazione di zone franche che servano ad attrarre talenti, ricerca, risorse finanziarie. Ma la finanza deve tornare a essere concepita come strumento e non più come fine.

Ecosistema Kinect

Il Kinect della Microsoft ha fatto nascere un vero e proprio ecosistema innovativo. Un pezzo del New York Times ne ricostruisce la storia. Merita un approfondimento e questo è un promemoria.

Società dell’innovazione. Appunti.

Le società che vivono in un territorio possono essere più o meno orientate all’innovazione, o alla paura, o all’immobilismo. Di fronte alle crisi o alle sfide reagiscono in modo diverso. E si comportano in modo diverso quando affrontano una grande trasformazione. Cercano di solito qualche risposta nella politica o nella autorità morale. Talvolta, di fronte alle promesse dei leader trovano coraggio, quando sono deluse maturano un atteggiamento di cinismo, in altri casi continuano a illudersi. E in certi casi questo le conduce a risolvere i problemi. Niente di strano: è la storia.

Ma la domanda che ci si può porre è questa: è possibile migliorare la capacità di reazione creativa delle società? Tentare di rispondere è un compito estremamente arduo. Ma la domanda è sempre più ineludibile.

Al di là delle soluzioni informali, basate sulle abitudini di ogni popolo, l’esperienza ci dice che i progetti di miglioramento della situazione da questo punto di vista sono fondamentalmente di due tipi. Da un lato, qualche volta si risponde con un approccio “burocratico”: una struttura organizzativa si dà degli obiettivi, definisce le cose che vuole siano fatte, crea istituzioni o meccanismi dedicati a produrre certi risultati, li valuta in base a indicatori previsti, opera in base a automatismi. Dall’altro lato, varie forme di leadership visionaria riescono a coinvolgere le società in attività innovative che hanno ricadute imprevebili e in qualche caso autenticamente creative. Il primo approccio ha il valore della trasparenza e il difetto della standardizzazione dei processi di sviluppo innovativo. Il secondo approccio dipende essenzialmente dalla qualità delle leadership. In entrambi i casi, la valutazione vera dipende dalla capacità della soluzione adottata di liberare le energie creative presenti nella società. E probabilmente è difficile definire una soluzione valida per tutte le situazioni.

Di certo, si potrebbe tentare di razionalizzare le storie, le esperienze e i metodi dai quali trarre spunto per alimentare la consapevolezza intorno alle conseguenze delle varie soluzioni.

Una sintesi alla quale sembra stiamo arrivando è questa. Un processo tipico contiene una serie di condizioni:
1. la struttura del territorio come piattaforma si occupa di facilitare la connessione delle realtà sociali, la contaminazione delle loro esperienze, la condivisione delle risorse, la competizione per l’incentivazione dellos sviluppo meritocratico delle iniziative.
2. la piattaforma può avere funzioni utili a tutti (come la connessione) ma la sua metafora ha effetti incentivanti dei comportamenti. Cioè contiene sistemi impliciti di valutazione.
3. l’incontro di esperienze può essere pensato come una sorgente di ispirazione dalla quale ciascuna realtà connessa riesce a trovare le idee che possono essere ricombinate in funzione delle esigenze locali
4. un sistema di valutazione delle idee e delle iniziative storicamente valido incentiva quelle che hanno impatto di lunga durata, conseguenze estese e coinvolgenti per uno spazio relativamnete ampio, hanno una forte carica innovativa.
5. le risorse si attribuiscono in base a criteri di fiducia che a loro volta dipendono dalla trasparenza dei metodi di attribuzione, di controllo, di conoscenza.

(Probabilmente tutto questo è piuttosto astratto. Ma è la sintesi veloce di una discussione svolta ieri a Bollenti Spiriti con Annibale Delia e Michele Kettmaier. Serve come appunto per un necessario approfondimento).