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Month May 2012

Lecce a 100 gradi – esempi bollenti

Alle Manifatture Knos, ristrutturate dall’energia delle persone che le volevano restituire alla città, c’è Bollenti Spiriti Camp 2012. Decine e decine di esperienze che si raccontano. Sarebbero tutte da segnalare.

A Gravina il centro storico crolla e si spopola. Ma è la ricchezza della comunità. Un gruppo di ragazzi con uno straordinario senso civico lavora per fare rinascere il centro nella realtà e nell’attenzione della città. Fanno occupazioni, invenzioni, narrazioni. Si chiamano Siamo tutti tufi. Sarebbe bello che potessero essere interessati a raccontare la storia della loro città e a coivolgere i loro concittadini nella spiegazione di quello che succede a Gravina anche su Timu. Qui a Bollenti Spiriti, intanto, non si sa dove guardare. C’è Edutour vincitore del premio Principi Attivi 2010: basato sull’idea che il viaggio non è uno spostamento ma un’esperienza che insegna e dalla quale si impara. C’è ArWalkers, un’idea di realtà aumentata per Gallipoli.

Intanto, i ragazzi di CoAuletta spiegano il percorso che hanno seguito per raccogliere progetti socialmente intelligenti per ricostruire un tessuto di convivenza nei territori terremotati. «La periferia è uno stato mentale» dice Annibale Delia (nella foto) «se si riesce a connettere un paese dell’Irpinia a Barcellona, Bologna e altri centri, vuol dire che niente è impossibile».

Nella manifattura circolano dei risciò. Sono di Velo Service. Persone che hanno perso un lavoro in un call center e si sono organizzati in una start-up che offre servizi di trasporto: ma poiché si tratta di un settore iper-regolamentato in Italia si sono dovuti ridefinire come servizio turistico.

Ci sono architetti che cercano lo spazio nel quale lavorare. E se non lo trovano lo creano. Mentale. Per esempio ImpossibleLiving. C’è bisogno di innovare e lanciare nuove imprese, magari con una mentalità socialmente avvertita. Un esempio viene da MeltinPop: spazio di co-working. E in Basilicata c’è l’esempio di Visioni Urbane per creare spazi per la comunità che pensa e crea. A Milano, intanto, il Progetto Cuccagna porta la campagna in città.

L’incrocio di queste esperienze italiane e internazionali con l’energia di Bollenti Spiriti ha un effetto gratificante, incoraggiante, capace di far sentire che la ragione e il sentimento possono stare insieme: il realismo non parte dal cinismo ma dal coraggio. La nuova architettura, la nuova urbanistica, l’innovazione sociale ed economica, trovano sintesi nei progetti che partono dalla piattaforma urbana. E perché vengano fuori, oltre alla forza dei promotori, occorre anche il sostengno della rete, di chi li racconta e li raccoglie. La visione non è un sogno ma un’ipotesi che passa subito alla verifica.

(Mi scuso per la velocità di questi appunti, presi sulla scorta delle sollecitazioni che incontro nella prima giornata di Bollenti Spiriti Camp 2012)

Lecce a 100 gradi

Bollenti Spiriti Camp 2012 si apre oggi. Raccoglie le esperienze dei generatori di energia sociale che vivono in giro per l’Italia. Chi abbia la fortuna di avere incontrato Annibale Delia e il team che organizza questa manifestazione non può che essere attratto dall’idea di farci un giro.

Design remote

Il telecomando ha cambiato la vita di miliardi di persone. Ha creato un modo di sorvolare i programmi televisivi che non esisteva prima. Ha insegnato ai pubblicitari il problema di conquistare l’attenzione del pubblico ad ogni costo. Ha aperto discussioni infinite sul potere in famiglia. Si è moltiplicato per due, per tre, in ogni casa occidentale. E ha fatto il suo tempo. Sul New York Times una storia del design del telecomando.


Source: nytimes.com via Luca on Pinterest

Like it or not / 2

Intanto, le autorità antitrust e la Ftc controlleranno l’affare dell’acquisizione di Instagram da parte di Facebook. Non è detto che la blocchino, ma è probabile che la tirino particolarmente in lungo (Reuters).

Se è il miliardo di dollari che in modo un po’ azzardato Facebook vuole spendere per Instagram a preoccuparli (come appunto si dice) allora ci sarà da pensare anche sulla ventilata acquisizione di Opera che dovrebbe superare quella cifra (Reuters).

Chissà perché i poveri proprietari di Face.com si accontenterebbero di un’acquisizione valutata soltanto 100 milioni per la loro tecnologia di riconoscimento facciale (TechCrunch).

Like it or not

via TechCrunch.

Facebook recognition

Facebook si sta comprando un’azienda per il riconoscimento facciale. Si tratta di Face.com. Il prezzo sarebbe sui 100 milioni di dollari. (TheNextWeb)

Riporta ZeusNews che si può hackerare il riconoscimento facciale in modo abbastanza semplice: inclinando la testa quando si è ripresi dalla telecamera o dalla fotocamera (ZeusNews). E un paper recente segnala le percentuali di errore del riconoscimento facciale.

Ci dobbiamo aspettare che questa tecnologia migliori in futuro. Ma per ora si tratta di un gioco. Che può generare qualche commedia degli equivoci.

Microsoft, con Skype, può imparare la logica della rete

Microsoft ha acquistato Skype per 8,5 miliardi di dollari. Il suo compito è integrare la tecnologia nei suoi prodotti e contemporaneamente lasciare che si sviluppi liberamente sui prodotti altrui. Si trova a incrociare interessi contrastanti, compresi quelli degli operatori telefonici che sono sempre sospettosi di una crescente utilizzazione del servizio per le telefonate pressocché gratuite nato in Estonia un sacco di tempo fa e divenuto un successo globale.

Il New York Times ricostruisce la storia dell’integrazione di Skype in Microsoft e racconta dei dilemmi strategici che l’azienda di Redmond deve affrontare.

L’immagine che ne emerge è quella di un’azienda che, con la diminuita centralità dei pc, ha perso il ruolo di piattaforma di riferimento globale dell’informatica e che cerca di ritrovare la funzione di piattaforma strategica almeno al livello di quelle che al momento sembrano meglio posizionate: Apple, Google, Facebook e, in parte, Amazon. Il mobile sembra aver creato un nuovo equilibrio globale nella prospettiva del settore. Da questo punto di vista Facebook è indietro, Apple avanti, Google va forte più in termini di pubblico che di profitti, Amazon è concentrata sul settore dei contenuti a pagamento. Qual è lo spazio di Microsoft? Il suo lavoro con Nokia è importante e per alcuni osservatori promettente, ma non ha certo ancora bucato a sufficienza per poter dire che sia un chiaro successo. La nuova versione del sistema operativo è considerata di buona qualità. Può essere Skype il fattore differenziante? Può servire a trovare un pubblico più vasto? Se avverrà, sarà attraverso una strategia piuttosto sofisticata che tenga conto del fatto che Skype è usata da molte più persone di quelle che per adesso sono interessate ai prodotti con sistema operativo Microsoft. E che non tutte vedono come l’uso di Skype renda conveniente usare anche il resto dei prodotti Microsoft. Questo passaggio resterà probabilmente poco chiaro a lungo.

Per la verità, una tecnologia di punta della Microsoft potrebbe essere piuttosto il Kinect, ripensato anche per il mobile. Ma questa è un’altra storia.

La pubblicità non può bastare a tutto ciò che serve al giornalismo

Il caso di Saddleworth News, un sito di informazione iperlocale che ha avuto un discreto successo di pubblico ma non è diventato un business significativo, è molto istruttivo. Il suo creatore è Richard Jones, un freelance che oggi insegna alla Leeds university. E lo ha raccontato sul Guardian.

In breve, Jones è riuscito a fare un buon lavoro di informazione in una zona poco coperta dai grandi media tradizionali, seguendo i casi più importanti del posto con attenzione e professionalità. «Si può diventare editore facilmente di questi tempi». I suoi costi erano limitati visto che faceva quasi tutto da solo. Il pubblico era arrivato a circa 20mila lettori al mese in un’area dove abitano 24mila persone. Le sue entrate erano solo pubblicitarie e non sono riuscite a superare le 150 sterline al mese: «Sono un giornalista e non sono un buon venditore».

Conclusione. Sembra facile fare l’editore. Ma non è così. Un editore è un imprenditore che combina tecnologia e autori per realizzare un modello di business, basato sul successo nei confronti del pubblico ma monetizzato in ogni modo giusto e possibile. Se il modello di business è fondamentalmente concentrato sul pubblico e se il pubblico è disposto a pagare per il servizio, se i costi sono bassi, allora forse il mestiere dell’autore può estendersi a quello dell’editore. Ma se i costi devono salire (Jones aveva bisogno di guadagnare di più di 150 sterline al mese dal suo giornale) e se si va a cercare la pubblicità, al mercato del pubblico si aggiunge il mercato degli inserzionisti, il che costituisce un cambiamento fondamentale. Un autore fedele al suo pubblico non può essere sempre e chiaramente fedele anche agli inserzionisti senza incrociare qualche volta un conflitto di interessi o anche solo un dubbio. Talvolta, per motivi legati alla sua storia personale o alla cultura dell’autore libero e indipendente, se si occupa di vendeere pubblicità finisce per avvertire un vago senso di colpa. E in ogni caso, non è detto che sia capace di scrivere e vendere: sono due mestieri diversi.

Ma il fatto è che l’informazione iperlocale serve e piace al pubblico. La soluzione è probabilmente che si deve sviluppare una competenza editoriale capace di organizzare un’informazione iperlocale con costi bassi e molti modi per finanziarla. Difficilmente la normale pubblicità basterà. Ci vorranno certamente delle persone che sanno sviluppare progetti di comunicazione sensati. Ci vorrà un link con dei sistemi di vendita che garantiscano un valore aggiunto superiore a quello della semplice pubblicità. Ci vorranno sperimentazioni tecnologiche avanzate che non limitino la pubblicazione alle forme più banali di fruizione. E ci vorranno nuovi modelli di business per i quali il pubblico sia disposto a pagare, o nella forma di un “biglietto” o nella forma di una “sottoscrizione”. Il profitto elevato in questi casi non sarà facile da ottenere. Il non profit entrerà probabilmente in gioco. Il contributo dei cittadini andrà motivato e alimentato. E il giornalista dovrà essere capace di mantenere vivo l’interesse, instillare un metodo di lavoro comune con i cittadini, garantire indipendenza e completezza. Se saprà sviluppare anche il modello di business dimostrerà di essere un vero e proprio genio. Altrimenti dovrà affidarsi a un accordo con un “editore”.

Le funzioni editoriali di certo non spariscono. Forse si redistribuiscono, però, in nuove attività imprenditoriali. Che partono dalla tecnologia, in certi casi. Oppure dalla capacità di inventare nuovi modelli di business. L’equilibrio tra il potere degli autori (scrittori, designer, programmatori) e il potere degli editori si dovrà ridefinire. Perché tutti dovranno rimettersi al servizio del pubblico.

Ma dal punto di vista macroeconomico, è probabile che la pubblicità non basterà a finanziare le necessità produttive. Troppo poco valore aggiunto e troppe funzioni della filiera da ripagare. La sperimentazione e l’implementazione di nuovi modelli di business, basati sulla partecipazione del pubblico, sono una necessità prioritaria.

Agcom, Quintarelli, New York Times

La richiesta generale di trasparenza nelle nomine all’Agcom e la consapevolezza della loro importanza si sono fatte strada in questo strano 2012, dal marzo scorso in avanti. E il pezzo di ieri del New York Times dimostra che si tratta di una questione di interesse generale.

Perché riguarda la stabilità della democrazia, perché si è scoperto che i media hanno l’enorme potere di sostenerla o di indebolirla.

Non è certo bello essere un paese rilevante solo per i rischi che fa correre agli altri paesi dell’Occidente. Ma almeno da questo punto di vista possiamo finalmente sentire le responsabilità globali che ci portiamo addosso. Continuare a svolgere il ruolo del laboratorio della distruzione delle garanzie costituzionali attraverso la distruzione del discorso comune che abbiamo realizzato con i media negli ultimi trent’anni, oppure cominciare l’opera paziente e onerosa della ricostruzione.

Film – COSMOPOLIS – Cronenberg + DeLillo

«Ottimismo, boom, crescita… Le cose succedono come… bang. Questo e quello simultaneo. Metto fuori la mano e che cosa sento? Lo so, ci sono migliaia di cose che analizzi ogni dieci minuti. Regolarità, relazioni, indici, intere mappe di informazione. Amo l’informazione. È la nostra dolcezza e luce. È una maledetta meraviglia. E noi abbiamo significato per il mondo. La gente mangia e dorme all’ombra di quello che facciamo noi. Ma nello stesso tempo… cosa?»

L’elaborazione dell’informazione sulla base di computer e modelli non ha bisogno di attribuirle necessariamente un significato. Ma chi elabora l’informazione in base a un metodo che serve per passare all’azione e vincere sul mercato conquista un senso per gli altri che, disorientati, non sanno dove andare e seguono, ammirati, chi fa strada. Ma quando le persone che si trovano al centro di una macchina che fa soldi con le informazioni si domandano che senso abbia la loro vita – o qualcosa del genere – non trovano risposta. Non trovano neppure il modo di farsi bene la domanda.

È il caso dei due ragazzi di Cosmopolis che guadagnano miliardi con i computer, l’informazione, i soldi degli altri e un metodo, che si scopre, doveva aver preso spunto dall’evoluzione delle specie naturali per comprendere i mercati finanziari. Il film è di David Cronenberg e resta piuttosto fedele al libro di Don DeLillo.

E secondo me è da vedere. I dialoghi non sono per niente didascalici. Bisogna aggiungere molta immaginazione. Come quando si legge un libro.

Open day: ItaliaStartup

Le immagini della giornata dedicata a raccogliere idee e proposte per il governo allo scopo di facilitare la filiera che serve ad accelerare la nascita di nuove imprese innovative in Italia:

L’organizzazione è stata di ItaliaStartup e in particolare di H-Farm. Il ministro Corrado Passera ha ascoltato, preso appunti e risposto a tono. Centinaia di persone hanno partecipato, proposto, condiviso idee e visioni.

Libri – ECONOMIA A COLORI – Andrea Segrè

È un grande piacere ascoltare Andrea Segrè che parla di economia. Lui che parte dalla terra, dalla natura e dall’agricoltura, non si capacità dell’astrazione insostenibile dello spreco al quale sembra condannata l’economia governata dalla logica del consumismo e della finanza.

La ricerca di un pensiero economico che rimetta in ordine la lista di priorità, che offra una prospettiva sostenibile allo sviluppo, che garantisca la compatibilità tra l’ambiente e la presenza umana, lo conduce a percorrere il territorio a cercare le risorse dove ci sono, si toccano e si vedono. Addirittura a lanciare una start-up per il recupero degli scarti dei supermercati. Per poi trarne considerazioni teoriche, ma di quel genere di teoria che si può mangiare. La sua immagine, che sgorga dal senso delle parole, secondo la quale l’economia riguarda la gestione della casa, mentre l’ecologia riguarda la gestione del pianeta, lo conduce a proporre una diversa visione delle cose: l’unica economia che abbia senso è contenuta nell’ecologia. L’ambiente non è il luogo delle esternalità economiche. L’ambiente è la realtà fondamentale, della quale anche l’economia fa parte. Economia a colori è un libro da leggere.

Open Day ItaliaStartup

Esausti ma energizzati dalla giornata all’Open Day organizzato da H-Farm per ItaliaStartup. Centunaia di partecipanti: startup, acceleratori, venture capital, aziende grandi hanno inviato le loro persone, hanno parlato, proposto ragionato. E il ministro Corrado Passera ha preso appunti e ha discusso, proposto, ragionato per almeno tre ore. Un’esperienza di lavoro insieme.

TechStars model

TechStars a questo punto è un acceleratore di startup e, insieme, un acceleratore di acceleratori. Ha messo a punto un metodo che facilita la creazione di altri acceleratori a partire dall’esperienza del primo. E il network che ne emerge è pensato per condividere i mentor, confrontare le idee, immaginare visioni abbastanza grandi e globali. La mentorship in particolare è decisiva, ma rara e costosa. Il network aiuta. Il punto è che l’acceleratore è molto preliminare rispetto al momento della verità, quello in cui un’idea diventa davvero grande. È forse più il team building, la generazione di esperienza, la selezione di visionari che sanno realizzare. Parte dalle sorgenti del talento, ma nello stesso tempo deve essere molto vicino alla fase successiva, quella del mercato degli utenti e dei capitali.

Un network globale di acceleratori per startup

A Mazzorbo, il Global Accelerator Meeting una riunione di imprenditori che hanno fondato un acceleratore per startup tecnologiche nel loro paese. Organizzato da H-Farm. E popolato da gente che viene da tutto il mondo. È l’esperienza del cosmopolitismo: persone che sono a casa in ogni posto del mondo ma che conoscono – e valorizzano – le unicità del loro paese d’origine.

Gi acceleratori che funzionano sono come delle porte di entrata in una dimensione, tanto reale quanto invisibile se non ci si connette alla cultura dell’innovazione. Scovano le energie imprenditoriali del loro territorio e le valorizzano lanciandole in un uno spazio, economicamente e culturalmente, internazionale. Ci vuole emozione e razionalità, buon senso e un pizzico di utopia.

Si scopre che le migliori esperienze italiane sono del tutto comparabili a quelle che funzionano negli altri paesi. Si scopre che la forza della storia e della geografia contano ancora nell’epoca della rete digitale. Si scopre che la rete non annulla le distanze ma valorizza le differenze, consentendo il confronto, la contaminazione, lo scambio, a distanze che prima non si potevano superare.