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Month March 2012

Smart city – letture

Questo post serve solo per fissare qualche link nella speranza che i commentatori aggiungano segnalazioni per poter affrontare meglio un discorso sul tema della smart city previsto per giovedì a Venezia.

Un post da leggere su Forum PA
Si parla delle diverse dimensioni della smart city: economia, capitale umano, governance.

Alfondo Fuggetta
Che cosa non è una smart city? Non è un insieme di soluzioni tecnologiche ma il frutto di una visione integrata.

Chiara Buongiovanni
La città senziente…

Urban design
La città come piattaforma interattiva

GigaOm
La città come piattaforma che genera ricchezza di dati…

Enabling City
La città-piattaforma abilitante per le attività e le iniziative degli abitanti

Il tema della smart city è cresciuto nell’attenzione generale italiana recentemente perché finalmente anche l’Italia ha un’Agenda digitale.

I promotori Agenda digitale
L’agenda digitale europea

Pensieri automatici sui licenziamenti – informazione di mutuo soccorso

Ci troviamo di fronte a una crisi profonda, non congiunturale, dalla quale usciremo diversi.

Questa fase si può attraversare in una furibonda lotta di tutti contro tutti oppure con una sorta di patto sociale rinnovato. È chiaro come il sole che gli italiani stanno dimostrando di cercare la seconda soluzione e hanno paura che prevarrà la prima. Lo dimostra, appunto, la calma triste con la quale hanno accettato l’aumento delle tasse e il cambiamento di sistema nelle pensioni; e l’ansia sorda con la quale affrontano il tema della nuova normativa sul lavoro che prevede per le imprese la libertà di licenziare per motivi economici anche ingiustificati.

Per riuscire nella soluzione orientata a un nuovo patto sociale occorre coltivare i motivi per cui fidarsi gli uni degli altri e ritenere probabile un miglioramento della situazione economica generale. Per esempio, se si sapesse e si dimostrasse che c’è una grande quantità di aziende internazionali disponibili a investire in Italia e una grande quantità di aziende innovative pronte a nascere in Italia purché il mercato del lavoro sia regolato in modo più simile a quello che avviene negli altri paesi sviluppati, il tema dei licenziamenti rientrerebbe in un ragionamento più articolato nel quale a fronte del rischio di perdere il posto di lavoro ci sarebbe l’opportunità di trovarne un altro. (Monti in Cina ha tentato di dire anche questo).

Insomma, il nuovo patto sociale discende da una prospettiva condivisa che offre speranze per tutti, oltre che sacrifici distribuiti in modo equo. È una possibilità che va costuita con attenzione.

Per cadere nella trappola del tutti contro tutti invece basta lasciare le cose come stanno. Chiunque sia al corrente del fatto che una grande quantità di imprenditori evade le tasse che gravano invece in modo inequivocabile sui loro dipendenti (i dati di ieri non possono essere dimenticati) non può fidarsi del fatto che quegli stessi imprenditori non approfitteranno della libertà di licenziare individualmente senza giusta causa e senza una dimostrata motivazione economica per fare strettamente gli affari loro. D’altra parte, le dichiarazioni anche recenti di importanti esponenti del mondo imprenditoriale sulla presenza in azienda di dipendenti che non si guadagnano lo stipendio lavorando e che approfittano delle garanzie offerte dal contratto per non far nulla dimostra che anche tra gli imprenditori si pensa che la riforma potrà sanare situazioni non legate all’attuale crisi economica ma a un lungo braccio di ferro tra categorie.

La fiducia tra le categorie insomma va conquistata: non è, purtroppo, un dato di fatto.

E dunque il modo con il quale si presenta la riforma del mercato del lavoro deve tener conto dell’esigenza di costruire un nuovo patto sociale senza sollecitare in nessun modo il dubbio che una categoria stia prevalendo sull’altra.

Questo si può forse ottenere innanzitutto dimostrando che una riforma delle regole del mercato del lavoro aumenta e non diminuisce l’occupazione: se chi può essere licenziato sa che in quel caso potrà trovare facilmente un nuovo posto di lavoro avrà minori timori per il suo futuro; se una fila di aziende internazionali aprisse i battenti in Italia e offrisse lavoro, se nuove imprese vere e intelligenti potessero nascere in Italia più facilmente generando nuovi posti di lavoro, allora il licenziamento non sarebbe lo spettro che è in un paese che sembra invece in difficoltà proprio nella creazione di nuove opportunità di occupazione. E la maggiore flessibilità sarebbe vista semplicemente come un passaggio di modernizzazione. Fino a che non sarà questa la percezione, non ci si può stupire che la questione dell’articolo 18 generi una grande ansia.

In secondo luogo, dovrebbe emergere una distinzione all’interno delle categorie che non le compatti sui pensieri peggiori ma su quelli migliori. Le categorie non si fidano le une delle altre e hanno putroppo alcune
ragioni per non fidarsi: la realtà o la percezione dicono chiaramente
che esistono lavoratori che approfittano delle garanzie e che esistono
imprenditori che rubano la loro ricchezza alla società non pagando le
tasse dovute. Ma è anche chiaro che la maggior parte dei lavoratori si guadagnano onestamente il pane e molti fanno molto di più del richiesto. Come è chiaro che la maggior parte delle imprese e degli imprenditori sono onesti e pagano le tasse. La lotta all’evasione e il disprezzo contro i furbi devono essere un mantra fondamentale che dimostri come non sia giusto dividere il paese in categorie in lotta, ma sia possibile e ragionevole unirlo in nome dei comuni interessi degli onesti. La lotta all’evasione e alla disonestà deve essere più forte e priva di ambiguità. Alcune delle riforme simboliche introdotte durante il nostro passato da incubo e che dichiarano il contrario vanno corrette: come la depenalizzazione del falso in bilancio.

In terzo luogo, la nuova flessibilità in uscita non può essere presentata ambiguamente: se sembra in qualche modo orientata ad avvantaggiare solo una categoria contro l’altra genera inevitabilmente una conflittualità. Non si riesce a capire per quale motivo un licenziamento non giustificato da motivi economici dovrebbe essere ammesso e previsto dalla nuova normativa. La richiesta del modello tedesco ha spiazzato la rigidità del piano governativo: se non ci sono motivi giustificati dalle condizioni economiche dell’azienda per licenziare una persona dovrebbe essere previsto il reitegro. Sembra solo buon senso. Altrimenti la lettera della legge significherebbe che si può licenziare anche a caso e senza motivo, rendendo i lavoratori privi di alcun diritto, ma meri dipendenti dei voleri e dei capricci dei capi: non si vede perché dichiarare questo nella legge. Casomai il timore può essere quello di attribuire troppo potere ai magistrati che devono valutare se i motivi economici esistano o no: questo è un problema di tempi, ma probabilmente è un problema minore e affrontabile, perché comunque unisce tutti di fronte a un’entità terza e non divide in categorie contrapposte.

Le ambiguità purtroppo non spariranno. E ci dovremo abituare ad aiutarci da soli. Anche nell’elaborazione di una visione ragionevole. Di fronte alla crisi occorre un’informazione di mutuo soccorso che aiuti a superare i pregiudizi. E a decidere in nome di tutti. Comprendendo che il modo con il quale si spiegano le decisioni è parte integrante del loro significato percepito e dunque della loro efficacia.

Altrimenti prevalgono i pensieri automatici. E quelli, oggi, in Italia, conducono alla conflittualità. Sarebbe un peccato perché, oggi, in Italia, le persone offrono consenso a chi si dimostra al di sopra delle parti e offre strade per superare gli inutili conflitti e per affrontare le difficoltà con uno spirito di solidarietà del quale le persone avvertono estremo bisogno.

Vedi anche
Fidarsi dei licenziamenti economici
Informazione di mutuo soccorso: temi
Informazione di mutuo soccorso

Scienza e media. Il caso degli esperimenti sugli animali

La storia è ipercontroversa. L’uso degli animali per gli esperimenti scientifici è considerato necessario per sperimentare cure che possono salvare vite umane. Ma d’altra parte la sensibilità verso gli animali cresce e molte organizzazioni di attivisti contrastano questa pratica. Sono riuscite a convincere molte compagnie di trasporti a non offrire il servizio logistico per gli spostamenti degli animali destinati agli esperimenti. La British Airways è tra queste compagnie.

Se ne sa pochissimo. Anche perché gli scienziati tendono a tenere la faccenda molto riservata. Fiona Fox si domanda se non sarebbe invece il caso di farlo sapere. E scrive un post molto appassionato e informato sulla questione.

Il trattamento degli animali da parte degli scienziati è pensato con fredda razionalità da parte degli addetti ai lavori ed è sentito con calda emozione da parte delle persone sensibili. Non se ne esce facilmente. Ma di certo non se ne esce tenendo segreta la questione.

Fiona Fox si è occupata di uffici stampa per varie organizzazioni. Ora è direttore del Science Media Centre.

Agcom multistakeholder anche per Aiip

Il silenzio sarebbe una risposta. Inadeguata. Ma forse non sarà silenzio, almeno a giudicare dalla sensibilità e consapevolezza che ho potuto avvertire dopo il post di ieri. Speriamo.

Intanto, l’Aiip si aggiunge ai sostenitori di un processo di nomina dei nuovi commissari Agcom attento a tutto l’ecosistema dell’informazione e auspica un percorso multistakeholder.

Sappiamo che il governo è attento a questa impostazione.

Nei partiti ci sono persone in grado di comprenderne a fondo l’importanza. Forse riusciranno con il governo ad aprire a queste istanze. In fondo, non è in gioco il potere di decidere che nessuno discute, ma il metodo per raccogliere le informazioni prima di decidere.

Agcom: il silenzio sarebbe una risposta

Le prossime nomine Agcom sono molto importanti per l’evoluzione del sistema dei media dunque per la repubblica e la democrazia. E sono ormai molti i cittadini che chiedono trasparenza nel processo che porterà a quelle nomine. Perché il mandato che si affiderà ai prossimi commissari sarà specchio della volontà dei partiti di modernizzare l’ecosistema dell’informazione in Italia. Dunque di modernizzare la nostra democrazia nel rispetto dei valori della repubblica.

In questo blog sono apparse da tempo alcune segnalazioni in materia:
Agcom, questa volta non passa inosservata – 21 marzo
Agcom, non si sa ancora niente – 16 marzo
Manovre, pareri e copyright – 14 marzo
Riassunto, consultazioni per nomine Agcom – 9 marzo
Consultazione per un’Agcom multistakeholder – 5 marzo

Al tema avevano contribuito importanti interventi:

Editoriale sulla Stampa
Nicola D’Angelo sull’audizione di Calabrò al Parlamento
Storify sulla Stampa
Mantellini sul pessimismo della ragione
Quintarelli sulla giornata

Alla richiesta di trasparenza è dedicato il sito che si chiama appunto:
Vogliamo Trasparenza
ed è lanciato dalla Open Media Coalition

La richiesta di trasparenza si salda con quella del mandato che sarà affidato ai commissari e dunque alla roadmap per il futuro dei media in Italia.

Se i partiti non dovessero reagire che con il silenzio avrebbero comunque dato una risposta. Inadeguata.

update: da vedere il pezzo di Fiorello Cortiana

Who rules the internet economy rules

There used to be a book, by Kevin Kelly, called New Rules for the New Economy. It was a long time ago. Since then, the very notion of “new economy” has been overcome by the notion of “financial bubble”, during the crazy years 1998-2000. (Not so crazy, though, looking at what happened next). However, some novelty, in the rules of the economy, have emerged.

I’ve been thinking about that yesterday.

They had invited me to speak at a meeting and they were so kind to pay for the airplane ticket. It was a Ryanair flight from Rome to Frankfurt. Ryanair is a low cost company and the ticket was worth 70 euro. I still have little idea about how they can offer such low rates, but I’m sure that it is related also to the very efficient way they are able to use the internet. I had not been flying Ryanair since some years ago. I went to the airport. And I found out that the rules had quite substantially changed. You are now supposed to check-in online before going to the airport and to print a copy of the check-in form and to bring the printed copy with you to the airport. If you don’t do that you have to pay an extra 60 euro. Ryanair writes the rules. And they are strict. And you have to pay. It is not the law, but it is the rule. And Ryanair writes the rules.

Facebook writes the rules on its platform for all users: privacy rules and sharing rules are embedded in the platform’s code and web pages. Apple writes the rules for all developers that want to sell an app on its platform (and by the way, right now, Apple is changing those rules on privacy concerns, reports InformationWeek). Microsoft has always ruled a lot of people and Google is learning to do the same. There are contracts: but they are not something that users can discuss with the platform. They are one-way contracts. They are rules.

In fact, successful platforms rule and when users adopt, they also obey. Which has a lot of social and economic consequences. If you live online – at least for some time – you deal with such rules that are related to the way platforms are designed to organize us. And those rules are changed unilaterally. But they give back something valuable. In the internet economy, platforms usually allow users to do things that were too expensive to be done in a different technological scenario. Some platforms allow users to find knowledge that was too expensive to look for before. Some platforms allow people to travel to places that were previously too expensive to reach. But to do this, platforms need to rule their users. Because it is by having a lot of users at work for them that they can invest in new technologies and they can make profits to pay for the capital.

On the internet, companies rule because they code.

The platforms value is about transforming some transaction costs into users’ work, or it is about transforming users’ work into improved services. The internet economy changes information into money and money into information. As Bill Gates once told me: “money is a sort of information”. (And he has a lot more information than any journalist I know).

Users’s freedom is elsewhere. At the end of the day, the value that users get is non monetary. And no platform can rule this. It is users who make it happen. But I need to think more about this, I guess.

A European Science Media Centre and Electronic Frontier Foundation

Atomium Culture e Frankfurter Algemeine Zeitung organizzano a Francoforte un’importante conferenza sulla relazione tra scienza e media con l’idea di discutere su come varia la accettabilità dell’innoavazione con il cambiamento dei media.

Proposte importanti:
- creazione di una Science Media Agency a livello europeo (sulla base dell’esperienza fatta nei paesi anglosassoni)
- creazione di una Electronic Frontier Foundation a livello europeo (come quella che da tanto tempo sta lavorando a San Francisco per gli Stati Uniti)
- tentare di parlarne al prossimo Esof comprese le nuove iniziative di Atomium e Ahref con Falling Walls.

Nel corso della discussione, TED, Kahn Academy, Google, sono portati a esempio della possibilità per la scienza di essere emozionante, divertente, eccitante, ma anche correttamente spiegata. Un’alleanza europea per realizzare questo progetto. Gail Cardew spiega che la sua Royal Institution of Great Britain ha lanciato un canale di divulgazione scientifica che sceglie il meglio dei video universitari e scientifici – anche se già pubblicati su YouTube – chiamato RIchannel.

La scienza e i media…

Atomium Culture e Frankfurter Algemeine Zeitung organizzano a Francoforte un’importante confernza sulla relazione tra scienza e media con l’idea di discutere su come varia la accettabilità dell’innoavazione con il cambiamento dei media.

Molte domande intorno alla difficoltà delle autorità tradizionali ad affermarsi nel mondo dei media digitali e dei social network. Si nota che la scienza riesce a conquistare attenzione solo quando è presentata in modo divertente, oppure allarmante, oppure come una soluzione ai grandi problemi della società (François Heinderyckx). Il sistema degli incentivi favorisce chi ha impatto, sia a livello di valutazioni all’interno della scienza che a livello di notorietà sui media degli scienziati (Kostantinos Glinos). La risposta in real time da parte del pubblico, qualificato e non qualificato, è la novità: sta cambiando la verifica delle teorie e l’orientamento alla scelta degli scienziati intorno al loro posizionamento pubblico. Sta avvenendo che – in astronomia per esempio – molte scoperte sono realizzate da amatori che usano ottimi strumenti e li comunicano in modo da essere notati da scienziati. Assomiglia al fatto che qualche volta – come nei terremoti – le notizie arrivano prima dal pubblico attivo e poi dai media tradizionali che, casomai, ascoltano e verificano. E i blog scientifici oggi hanno più visitatori dei giornali scientifici in Germania (Alexander Gerber). La sfida è molto grande per il lavoro scientifico – e ovviamente per il lavoro giornalistico – per adattarsi al nuovo contesto mediatico.

Ma alla fine il problema è che nelle molte bolle di filtri il gioco delle opionioni sta superando di gran lunga la ricerca dei fatti. La scienza e il giornalismo sono accomunati dal fatto che il loro ruolo si salva solo se almeno una parte della società – si spera una parte crescente della società – condivide la consapevolezza che quello che fanno la scienza e il giornalismo, con le dovute differenze, è una forma di ricerca intorno a come stanno le cose, che ha qualità se si conduce in base a un metodo comprensibile, consapevole e accettato.

Questo è il fondamento della relazione tra scienza e società (come, con le dovute differenze, tra giornalismo e società). Forse la nozione di accettazione non è la migliore. Perché fa pensare alle pubbliche relazioni. Forse è migliore – e più fattuale, più verificabile – la nozione di adozione. Se il lavoro di scienziati e giornalisti, con le dovute differenze, è adottato, allora vuol dire che è accettato attivamente, ma anche e soprattutto reinterpretato e fatto proprio nel sistema di significati da parte del pubblico.

Fidarsi sui licenziamenti economici – informazione di mutuo soccorso

Tutta la discussione attuale sulla vicenda dei licenziamenti economici è basata su un equivoco. Si parla dell’articolo 18 ma in realtà si parla di fiducia.

La fiducia nella possibilità che le imprese usino con correttezza il nuovo strumento a loro disposizione. La fiducia che questo aiuti il rinnovamento produttivo del paese, con un progressivo passaggio di occupazione dalle imprese inefficienti alle imprese competitive. La fiducia nel fatto che questa nuova regola, più simile agli ordinamenti internazionali, favorisca l’arrivo in Italia di imprese straniere che portino nuove opportunità di occupazione. La fiducia che nascano nuove imprese. La fiducia nel fatto che i lavoratori licenziati trovino facilmente posto in altre imprese.

I motivi di sfiducia purtroppo non mancano. Il paese degli abusi non ha certo abituato tutti alla correttezza. E questo ha limitato lo spazio degli onesti, sia nella realtà sia soprattutto nella narrazione corrente. La sfiducia è diffusa e si combatte anche con una nuova narrazione, fondata sulle parole e sui fatti. Il passaggio cruciale che stiamo vivendo, che può essere visto come una modernizzazione, continuerà a far paura e a generare reazioni negative fino a che i motivi si sfiducia non saranno sciolti in una nuova prospettiva condivisa. (Vedi anche “informazione di mutuo soccorso” e un seguito).

Sarebbe forse importante introdurre questi cambiamenti in modo graduale e soprattutto accompagnandoli da una visione credibile, che i fatti derivanti dalla sua applicazione aiuteranno a rendere ancora più credibile. E come sappiamo, ci vorrà del tempo perché le innovazioni normative generino innovazioni reali. Le misure che limitano le garanzie dovrebbero essere accompagnate da misure che rassicurino: sussidi di disoccupazione con programmi di reinserimento, formazione continua intesa in modo pragmatico e non formale, misure in favore della nascita di nuove imprese innovative capaci di generare nuova occupazione sia per i giovani che per i più esperti, dovrebbero essere argomenti altrettanto importanti di quelli che riguardano l’articolo 18.

E poi, in una battuta, il governo dei professori non si dovrebbe fermare al 18: dovrebbe cercare il 30 e lode. Favorendo la consapevolezza dell’eccellenza italiana. Senza retorica. Senza subire gli slogan all’americana che trovano molto ascolto ma poca credibilità. Gli italiani eccellenti ci sono, tra gli artigiani che da tempo innovano i loro prodotti e processi, tra i ricercatori e gli acceleratori di imprese, tra gli eroici servitori della scuola e dello stato che da sempre sopperiscono alla mancanza di efficienza e di passione che li circonda: l’elenco è impossibile perché è lunghissimo. Del resto, gli italiani sono eccellenti quando superano le beghe e si mettono insieme per ricostruire. Quando hanno fiducia.

Informazione di mutuo soccorso: alcuni temi…

Che temi potrebbe affrontare l’informazione di mutuo soccorso?

In un momento cruciale per la storia economica italiana, in un momento in cui ogni lavoratore (non statale) pensa alla possibilità di essere licenziato, occorre ripensare un po’ tutto. A partire da come gli italiani si informano. Ecco un promemoria per riprendere il discorso:

Per condurre l’innovazione a cogliere le opportunità insite nel
cambiamento, basate sulla cooperazione e la solidarietà costruttiva, e a
debellare le connivenze di ogni ordine e grado, occorre una
magistratura più efficiente, una morale professionale più forte, un
fisco più giusto, una struttura di ammortizzatori sociali più
intelligente. Ma occorre al fondo una narrazione: una grande alleanza
delle imprese con i giovani, per i quali il vecchio mondo ha smesso di
generare risposte; una definizione del progresso in termini di qualità
dell’ambiente, della cultura e delle relazioni; una lealtà nella
competizione che riconosca l’onore di chi si è prodigato per il progetto
comune, dell’azienda e del paese, e che abbatta la credidibilità di chi
ha puntato ai vantaggi personali passando sopra ogni correttezza.

Le
imprese sono il fondamento della ricostruzione di una prospettiva di
progresso economico. Ma la società è il fondamento della ricostruzione
di una prospettiva di progresso civile. E al fondo, la relazione tra
queste dimensioni dipende dalla qualità dell’informazione sulla base
della quale si racconta la prospettiva e si valuta l’apporto di
ciascuno. Un’informazione di mutuo soccorso. Contro l’inquinamento
dell’ecosistema dell’informazione. Per il bene comune.

E dunque: quali sono i temi che affronterebbe l’informazione di mutuo soccorso?

Sappiamo bene per esperienza che cosa potrebbe fare un’informazione guerrigliera, partigiana, inquinante. Si parlerebbe solo dei casi orribili ed emozionanti. Le imprese che licenziano perché messe in crisi dalla corruzione privata dei loro manager. Le imprese che licenziano perché le famiglie che le possiedono non fanno che estrarne le risorse senza reivestirle. I lavoratori che escono di scena perché per anni si sono imboscati difendendosi con i privilegi acquisiti. I lavoratori che si accordano con i capi per eliminare i concorrenti che incontrano sulla strada della carriera personale… Si giocherebbe sulla rabbia, sulla paura, sull’ignoranza, sulla furbizia… La contrapposizione che ne uscirebbe sarebbe una nuova lotta di classe, senza classi e senza classe.

Sappiamo meno bene che cosa potrebbe fare un’informazione di mutuo soccorso, orientata alla costruzione del bene comune.

Ma possiamo immaginarla. Si parlerebbe delle opportunità che si aprono nei settori limitrofi a quelli nei quali le aziende vanno in crisi. Si parlerebbe delle forme di solidarietà emergenti nei settori a forte controllo comunitario. Si sottolineerebbero i successi, oltre che gli insuccessi, delle imprese innovative, onorando l’impegno e l’esperienza accumulata sia dalle riuscite che dai fallimenti. Si alimenterebbe il buon nome di chi lo merita. Si denuncerebbe senza pietà chi evade le tasse e chi evade il lavoro, in un equilibrio orientato a un possibile discorso costruttivo: la comunanza di interessi dei progetti aziendali e dei progetti lavorativi. Si parlerebbe soprattutto con grande attenzione delle possibilità aperte per i giovani, si racconterebbe la necessità dell’educazione continua e profonda, unica strada per aumentare davvero la produttività. E si parlerebbe incessantemente ci ciò che si può fare per aiutarsi e per farcela insieme.

E’ altamente probabile che l’informazione partigiana continuerà a esistere. La speranza è che emerga anche un’informazione di mutuo soccorso.Chi ne saprà riconoscere il valore ne trarrà un vantaggio immenso.

Agcom – Questa volta non passa inosservata

Il rinnovo dei componenti dell’Agcom, questa volta non riesce a passare inosservato. Perché questa volta la rete è attrezzata per fare informazione. E oggi l’ha dimostrato.

Editoriale sulla Stampa
Nicola D’Angelo sull’audizione di Calabrò al Parlamento
Storify sulla Stampa
Mantellini sul pessimismo della ragione
Quintarelli sulla giornata

Il tentativo è fare emergere un sistema decisionale trasparente per queste nomine. A seguire la vicenda sono in molti ormai. E chi ci tiene a fare una figura decente, nominando persone competenti ed equilibrate, attente all’ecosistema dell’informazione e non solo alle lobby, potrà tenerne conto.

Informazione di mutuo soccorso

L’innovazione può essere di sinistra e di destra. La protezione del posto fisso è stata a lungo di sinistra ed è stata conquistata dai lavoratori al termine dell’epoca d’oro dell’industrializzazione italiana. Dopo una lunga marcia che era partita con le società di mutuo soccorso, quelle che nascevano quando ai lavoratori non era garantito nulla e si aiutavano da soli. Oggi, in un mondo totalmente diverso, all’apice di un’epoca nera per la deindustrializzazione italiana, i lavoratori perdono una parte delle protezioni che avevano conquistato associandosi col sistema dei sindacati. Come se ne esce? Con l’avvio di un sistema di tutti contro tutti, oppure con una nuova forma di solidarietà adatta all’epoca contemporanea?

I partiti faranno le loro valutazioni. Quelli di sinistra si confronteranno con il loro elettorato e si dovranno domandare se appoggiare o meno le decisioni del governo. Il momento è cruciale.

Ma questo passaggio non si può affrontare, né da destra né da sinistra, senza una narrazione del futuro. Senza un’idea della società che vogliamo costuire non facciamo che subire i contraccolpi automatici dei cambiamenti nei rapporti di forze. Senza un’idea della società che vogliamo costruire non si può neppure immaginare come trarre qualche vantaggio dall’innovazione di destra che sta oggi prevalendo. E senza un’idea della società che vogliamo costruire non si riesce a concepire che cosa vorrebbero fare i partiti di sinistra se tornassero mai al governo.

Nell’epoca della conoscenza, il valore del lavoro non è tanto quello di svolgere funzioni ripetitive, ma è quello di aggiungere alle procedure produttive intelligenza, immagine, creatività, ricerca, design, informazione, freschezza e franchezza nelle relazioni umane che sottendono anche le relazioni economiche. Quel valore si sviluppa solo se la solidarietà fondamentale, in azienda, è quella che unisce le qualità delle persone e il progetto imprenditoriale delle loro imprese.

Esistono purtroppo altre “solidarietà”: quelle delle cordate di potere, le contrapposizioni tacite e furbe che si fondano sulle norme contrattuali e di mansionario, le connivenze tra corrotti e corruttori…

Per condurre l’innovazione a cogliere le opportunità insite nel cambiamento, basate sulla cooperazione e la solidarietà costruttiva, e a debellare le connivenze di ogni ordine e grado, occorre una magistratura più efficiente, una morale professionale più forte, un fisco più giusto, una struttura di ammortizzatori sociali più intelligente. Ma occorre al fondo una narrazione: una grande alleanza delle imprese con i giovani, per i quali il vecchio mondo ha smesso di generare risposte; una definizione del progresso in termini di qualità dell’ambiente, della cultura e delle relazioni; una lealtà nella competizione che riconosca l’onore di chi si è prodigato per il progetto comune, dell’azienda e del paese, e che abbatta la credidibilità di chi ha puntato ai vantaggi personali passando sopra ogni correttezza.

Le imprese sono il fondamento della ricostruzione di una prospettiva di progresso economico. Ma la società è il fondamento della ricostruzione di una prospettiva di progresso civile. E al fondo, la relazione tra queste dimensioni dipende dalla qualità dell’informazione sulla base della quale si racconta la prospettiva e si valuta l’apporto di ciascuno. Un’informazione di mutuo soccorso. Contro l’inquinamento dell’ecosistema dell’informazione. Per il bene comune. Che oggi è diventato il nuovo baluardo di un programma che eventualmente si può definire di sinistra.

L’equilibrio che un programma del genere deve ritrovare è quello che a fronte delle minori protezioni per gli adulti garantisca nuove aperture per i giovani. Investendo di più e meglio nell’educazione e nell’accesso all’informazione per i giovani. Ed è quello che riconosce la professionalità degli adulti, rivalutandola anche come integrazione costante dei giovani nelle dinamiche del lavoro.

Quando pensiamo alle start-up giovanili non possiamo dimenticare che hanno bisogno di denaro ma anche di esperienza: il nuovo equilibrio è un nuovo patto tra le generazioni. E se c’è da passare un testimone, questo passaggio deve essere accompagnato da una visione comune.

I partiti sarebbero i soggetti più giusti per ricomporre una visione di questo tipo. Quelli di destra per innovare nell’efficienza dei sistemi decisionali e quelli di sinistra per innovare nell’equilibrio dei rapporti di forze. Ma il giudizio sull’apporto di ciascuno al bene comune dovrebbe a sua volta essere condiviso. E anche a questo bisogno si risponde con un’informazione di mutuo soccorso, non più orientata a sostenere le parti, ma a illuminare sull’insieme. Non più al servizio della guerriglia dei poteri, ma al servizio della costruzione della convivenza civile.

C’è un’infinità di lavoro per tutti. Con molta umiltà, ragionevolezza ed emozione. Di fronte alla sofferenza di tanti che si accorgono dell’incertezza nella quale ci lascia la crisi del vecchio modello.

Il caso Apple in Cina. L’informazione spettacolo ha le sue regole. E non sono tutte buone

E dunque il monologo di Mike Daisey sulle condizioni di lavoro alla fabbrica Foxconn dove si fanno gli iPad in Cina, trasmesso alla radio in This American Life, per ammissione dei responsabili della trasmissione, era pieno di invenzioni. E Tim Culpan, di Bloomberg, che ha seguito per dieci anni la Foxconn, ha potuto spiegare come le condizioni di lavoro in quella fabbrica siano dure ma non inumane come voleva far credere Daisey.

L’informazione spettacolo ha le sue regole. Gli incentivi sono concentrati sulla conquista dell’attenzione e dell’audience, non sull’accuratezza della ricostruzione di come stanno le cose.

L’informazione di qualità non è necessariamente l’informazione dei broadcaster potenti, ma l’informazione che discende da una ricerca condotta secondo un metodo trasparente, che consente la verifica dei fatti e la rilettura della documentazione.

La separazione tra le logiche delle pubblicazioni e la qualità della ricerca di informazione è un rischio sempre più evidente. E se vogliamo garantire alla società di sapere come stanno le cose occorre ripensare il sistema di incentivi.

Perché il pubblico, per quanto attivo, non ha il tempo di verificare in proprio tutto. E l’emozione suscitata dai fatti, si direbbe falsi, tirati fuori da Daisey, lo dimostra: i retweet e i post su blog che hanno rilanciato la storia a quanto pare inventata da Daisey non hanno certo aiutato la cultura della qualità dell’informazione. C’è qualcosa da riflettere su questo punto. Sicuramente la soluzione proposta da Timu non è sufficiente. Ma è da tempo un punto di riflessione.

Cultura e internet. Appunti per oggi alla Digital Accademia

Il concetto di cultura è uno dei più ricchi di senso proprio per la sua idefinibilità o molteplicità di definizioni. È come un moltiplicatore di conoscenza, anche se per coglierne la capacità generativa occorre accordarsi sulla sua ambiguità.

Alla luce degli sconvolgimenti concettuali recenti, che molti connettono alla straordinaria crescita delle comunicazioni digitali, mi pare che si possa immaginare una sorta di classificazione delle forme culturali su tre livelli:

1. C’è un livello fondamentale, solitamente inconscio, che riguarda il funzionamento della specie umana. Dal punto di vista dell’evoluzione biologica, lentissima, genetica, gli umani sono quelli di 150mila anni fa. Ma la loro lotta per la sopravvivenza è stata condotta anche a livello intellettuale e tecnologico. L’estensione delle loro funzioni fisiche attraverso gli strumenti della mente e della conoscenza ha reso la cultura una sorta di acceleratore dell’evoluzione naturale. E, come gli utensili per la manipolazione della materia hanno aumentato la forza fisica dei muscoli degli umani, così gli strumenti della comunicazione e dell’elaborazione – in particolare digitale – hanno aumentato la forza mentale dei loro cervelli.

2. C’è un livello strutturale, solitamente dimenticato, che riguarda la formazione di gruppi di umani e che si organizza intorno ai riti, ai miti, alle mentalità, alle abitudini, alle forme della tecnologia, alle forme della socializzazione, alle concezioni identitarie, agli archetipi… È il livello dell’antropologia, la disciplina che ha fatto della cultura il suo concetto fondativo. Ma è anche il livello della grande storia delle civiltà. E, forse, il livello della psicanalisi junghiana.

3. C’è il livello socio-economico, quasi sempre citato, che riguarda le industrie culturali e le attività che definiscono le gerarchie in funzione dell’accesso al patrimonio di conoscenze di una società. Il mercato degli oggetti del pensiero, i sistemi educativi, le simbologie del potere della conoscenza, sono in questo livello. Qui la cultura è il frutto dell’attività sociale ed economica, non solo di mercato, non solo pubblica, ma anche legata alla manutenzione e all’arricchimento dei beni comuni della conoscenza.

Si sbaglierebbe a considerare questi tre livelli come separati. Ormai la rete li coinvolge tutti e il suo successo probabilmente è proprio legato alla sua capacità di connettere tutti i livelli della cultura, in un’epoca in cui, appunto, la cultura sta conquistando una centralità nel paradigma che serve alla comprensione sintetica dei caratteri fondamentali della storia del presente. La chiamiamo epoca della conoscenza: il valore economico dell’immateriale, le ritualità e le identità antropologiche e le forme di accelerazione della forza mentale, collettiva e individuale, sono tutti fenomeni collegati al cambiamento ambientale, sociale e pratico che la rete digitale sta generando.

Queste considerazioni si collegano a due discorsi i cui fili si tengono.

In primo luogo si tratta di appunti che forse possono servire a introdurre il tema di oggi alla Digital Accademia. Dove il lavoro è superpratico. Ma il sostrato culturale è molto sofisticato.

In secondo luogo è una riflessione connessa al tema della relazione problematica tra internet e attivismo, politico e culturale, con la sua inevitabile forse tendenza alla strumentalizzazione della comunicazione, che è stato sottolineato in relazione alla vicenda del video Kony2012 e che ha sollecitato gli interventi di Michele Kettmaier e di Giuliano Castigliego, a commento di un post precedente.

Progetto trasparenza da GlobaLeaks

GlobaLeaks ha sviluppato e si propone di migliorare un software open source sicuro, utilizzabile dalle organizzazioni che vogliano favorire la diffusione di documenti in modo anonimo. Il progetto tra l’altro è al vaglio della Knight Foundation e si può sostenere cliccando sull’apposita pagina.