L’innovazione può essere di sinistra e di destra. La protezione del posto fisso è stata a lungo di sinistra ed è stata conquistata dai lavoratori al termine dell’epoca d’oro dell’industrializzazione italiana. Dopo una lunga marcia che era partita con le società di mutuo soccorso, quelle che nascevano quando ai lavoratori non era garantito nulla e si aiutavano da soli. Oggi, in un mondo totalmente diverso, all’apice di un’epoca nera per la deindustrializzazione italiana, i lavoratori perdono una parte delle protezioni che avevano conquistato associandosi col sistema dei sindacati. Come se ne esce? Con l’avvio di un sistema di tutti contro tutti, oppure con una nuova forma di solidarietà adatta all’epoca contemporanea?
I partiti faranno le loro valutazioni. Quelli di sinistra si confronteranno con il loro elettorato e si dovranno domandare se appoggiare o meno le decisioni del governo. Il momento è cruciale.
Ma questo passaggio non si può affrontare, né da destra né da sinistra, senza una narrazione del futuro. Senza un’idea della società che vogliamo costuire non facciamo che subire i contraccolpi automatici dei cambiamenti nei rapporti di forze. Senza un’idea della società che vogliamo costruire non si può neppure immaginare come trarre qualche vantaggio dall’innovazione di destra che sta oggi prevalendo. E senza un’idea della società che vogliamo costruire non si riesce a concepire che cosa vorrebbero fare i partiti di sinistra se tornassero mai al governo.
Nell’epoca della conoscenza, il valore del lavoro non è tanto quello di svolgere funzioni ripetitive, ma è quello di aggiungere alle procedure produttive intelligenza, immagine, creatività, ricerca, design, informazione, freschezza e franchezza nelle relazioni umane che sottendono anche le relazioni economiche. Quel valore si sviluppa solo se la solidarietà fondamentale, in azienda, è quella che unisce le qualità delle persone e il progetto imprenditoriale delle loro imprese.
Esistono purtroppo altre “solidarietà”: quelle delle cordate di potere, le contrapposizioni tacite e furbe che si fondano sulle norme contrattuali e di mansionario, le connivenze tra corrotti e corruttori…
Per condurre l’innovazione a cogliere le opportunità insite nel cambiamento, basate sulla cooperazione e la solidarietà costruttiva, e a debellare le connivenze di ogni ordine e grado, occorre una magistratura più efficiente, una morale professionale più forte, un fisco più giusto, una struttura di ammortizzatori sociali più intelligente. Ma occorre al fondo una narrazione: una grande alleanza delle imprese con i giovani, per i quali il vecchio mondo ha smesso di generare risposte; una definizione del progresso in termini di qualità dell’ambiente, della cultura e delle relazioni; una lealtà nella competizione che riconosca l’onore di chi si è prodigato per il progetto comune, dell’azienda e del paese, e che abbatta la credidibilità di chi ha puntato ai vantaggi personali passando sopra ogni correttezza.
Le imprese sono il fondamento della ricostruzione di una prospettiva di progresso economico. Ma la società è il fondamento della ricostruzione di una prospettiva di progresso civile. E al fondo, la relazione tra queste dimensioni dipende dalla qualità dell’informazione sulla base della quale si racconta la prospettiva e si valuta l’apporto di ciascuno. Un’informazione di mutuo soccorso. Contro l’inquinamento dell’ecosistema dell’informazione. Per il bene comune. Che oggi è diventato il nuovo baluardo di un programma che eventualmente si può definire di sinistra.
L’equilibrio che un programma del genere deve ritrovare è quello che a fronte delle minori protezioni per gli adulti garantisca nuove aperture per i giovani. Investendo di più e meglio nell’educazione e nell’accesso all’informazione per i giovani. Ed è quello che riconosce la professionalità degli adulti, rivalutandola anche come integrazione costante dei giovani nelle dinamiche del lavoro.
Quando pensiamo alle start-up giovanili non possiamo dimenticare che hanno bisogno di denaro ma anche di esperienza: il nuovo equilibrio è un nuovo patto tra le generazioni. E se c’è da passare un testimone, questo passaggio deve essere accompagnato da una visione comune.
I partiti sarebbero i soggetti più giusti per ricomporre una visione di questo tipo. Quelli di destra per innovare nell’efficienza dei sistemi decisionali e quelli di sinistra per innovare nell’equilibrio dei rapporti di forze. Ma il giudizio sull’apporto di ciascuno al bene comune dovrebbe a sua volta essere condiviso. E anche a questo bisogno si risponde con un’informazione di mutuo soccorso, non più orientata a sostenere le parti, ma a illuminare sull’insieme. Non più al servizio della guerriglia dei poteri, ma al servizio della costruzione della convivenza civile.
C’è un’infinità di lavoro per tutti. Con molta umiltà, ragionevolezza ed emozione. Di fronte alla sofferenza di tanti che si accorgono dell’incertezza nella quale ci lascia la crisi del vecchio modello.