Home » perplessità » Sbagliando si sbaglia e imparando si impara…
perplessità

Sbagliando si sbaglia e imparando si impara…

Non so come avvenga, ma la sofferenza di discutere, di sentirsi accusati ingiustamente, di polemizzare è un peso insostenibile, seppure molto blando rispetto alle vere cause di sofferenza. Sentirsi isolati, sentire il disaccordo preconcetto, sentire una condanna senza appello da parte altri in base a guerre di posizioni è un vero fardello intellettuale. Laddove si vorrebbero risolvere le cose e andare avanti, ci si trova invischiati in una palude di contrapposizioni… Bene ecco una riflessione banale: bisogna convivere con questo con umiltà e pragmatismo.

Assicuro che non mi riferisco a nessun caso in particolare. Chiunque attribuisca queste parole a un caso particolare ha torto. Del resto, negli ultimi mesi me ne sono capitati molti e diversi.

In rete, con la quantità di cose che circolano e la memoria breve che le ultime piattaforme incentivano, ne succedono spesso di queste cose.

Cerco di armonizzare con alcune cose che si imparano sbagliando:
1. La peggiore delle situazioni è quella in cui tu stai cercando di argomentare su una questione e un altro ti risponde non sull’argomento ma sui motivi per cui parli di quell’argomento. Non c’è nulla da fare se non andare avanti sull’argomento
2. Una situazione tipica è che tu stai cercando di adare avanti con il ragionamento e un altro ti critica perché non ha letto i precedenti della tua argomentazione. Ci vuole pazienza e ricontestualizzare.
3. Un vero problema è quando tu stai dicendo una cosa ma non tieni conto di quello che altri hanno detto. Ma è praticamente impossibile tener conto di tutto. Per questo occorre scrivere con vera apertura nei confronti di ciò che non sai (e non sai di non sapere) o che ti sei dimenticato di citare.

Mi accorgo che la mia prima reazione è quella di domandarmi in che cosa ho sbagliato. E che la sofferenza intellettuale è di non saperlo. Oltre a non sapere se agli altri succeda lo stesso.

Sono solo alcune riflessioni molto pragmatiche. Ma chissà se i commenti svilupperanno qualcosa di meglio.

Domande cui sarebbe bello trovare risposte:
1.Che cosa c’è nei dibattiti dei talk show che trattiene l’attenzione ma impedisce l’emergere, spesso, di argomenti importanti? Ci sono casi memorabili che mostrano il contrario?
2. Che cosa c’è nelle contrapposizioni tra intellettuali che impedisce loro di avvicinarsi e collaborare sul terreno della conoscenza invece che difendere posizioni identitarie? Ci sono casi memorabili che mostrano il contrario?
3. Che cosa cercano i polemisti: notorietà, identità, riconoscimento? Ci sono casi memorabili che mostrano come i polemisti aiutino a comprendere qualcosa di più?

Commenta

Clicca qui per inserire un commento

  • Mi dispiace, non ho esempi memorabili da portare.
    Sulle tue domande:
    1. i talk show sono, appunto, show.
    2. e 3. contrapposizione: non trascurerei l’ipotesi caratteriale. Mi spiego meglio risalendo da ‘polemista’ a ‘polemico’
    http://www.treccani.it/vocabolario/polemico/
    Per me
    significato 1 = da accettabile ad apprezzabile
    significato 2 = insopportabile
    ma conosco persone che trovano insopportabile anche il caso 1. Peraltro, teoricamente sono possibili anche i casi inversi.
    ps: non so perché, ma mi è venuto in mente Non pensare all’elefante! di George Lakoff. Forse per l’accenno alle guerre di posizione. O forse perché, dove c’è polemica, c’è più pancia che cervello (emotività vs razionalità, intendo). Almeno credo…

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

Video

Post più letti

Post più condivisi