E allora che cosa aspettiamo?
Il punto è che non è facile prendere decisioni in un insieme così complesso di fenomeni e agire di conseguenza. Per gestire questa questione probabilmente sarà necessario semplificare. E soprattutto non centralizzare i processi, ma favorire l'azione intraprendente di tutti i possibili protagonisti.
Questo significa che occorre generosità intellettuale e pratica, da parte dei politici e dei privati. Occorre contribuire e facilitare, non solo le proprie azioni, ma anche quelle degli altri. Riuscendo nel contempo a mantenere una prospettiva unitaria del processo. Quest'ultima è una questione di leadership e di informazione.
Quello che forse si può fare è un elenco di misure semplici e chiare, fatte in modo che da quelle decisioni non si possa tornare indietro quando cambiasse l'aria politica. Perché gli imprenditori, i giovani e tutti i soggetti interessati possano scommetterci davvero. In relazione a banda larga, apertura dei dati, facilitazione alle start-up.
Ma forse occorre che il punto di partenza non sia tecnico e, invece, teso a raccontare le opportunità che si aprono. In modo trasparente e orientato all'obiettivo.
E l'obiettivo non è a sua volta tecnico: non è semplicemente la crescita (che è un effetto derivato, benché desiderabile in chiave finanziaria, pratica e di consenso) ma l'aumento delle possibilità dei giovani, la qualità della vita nelle città, la libertà di ciascuno di ricercare la propria felicità.
Come si diceva un tempo: ask not what the web can do for you, ask what you can do for the web. (Vale per i privati, per i politici, per le comunità... imho).
Il cuore del problema è appunto che si esca dalla logica settoriale ("il settore digitale") accettando la sfida digitale a tutti i livelli.
Bene un contenitore di riferimento (vedi UE o le best practice europee), ma la vera sfida è che ogni settore/ognuno si crei la propria agenda digitale! Qualità Digitale