Un ramo dal quale può partire un pensiero laterale è l'ottavo: "In quanto abilitatore e non causa del cambiamento, i media digitali in quanto tali non sono belli o brutti, giusti o sbagliati, utili o pericolosi. Il tecnodeterminismo (di qualunque segno) è solo un escamotage per guadagnare il palcoscenico."
A proposito di palcoscenico. C'era un canovaccio per la commedia dell'arte che parlava della vicenda di un marito che uccide la moglie e viene portato in tribunale. Il marito si difende dicendo: "Non sono stato io. E' stato il coltello...".
Il tecnodeterminismo fa ridere in quel caso. E in quasi tutti i casi. Ma va ben compreso che cosa questo significhi. Uno può accoltellare con un coltello ma non può sparare. La tecnologia è anche il limite del possibile. L'innovazione, invece, è il superamento dei limiti del possibile.
Anche le piattaforme che si sviluppano su internet sono così. Uno ci può accoltellare la moglie o tagliare una mela. Offrono delle possibilità e dei limiti alle possibilità. In questo, incentivano a dei comportamenti e non ad altri. Questo non è tecnodeterminismo: è alfabetizzazione internettiana che non va riservata, nei limiti del possibile, ai professionisti, ma deve anche diventare un po' consapevolezza comune. Conoscere ciò che ci induce a fare una tecnologia, per come è fatta, è libertà e creatività. Anche perché...
Anche perché il bello di internet è che è una tecnologia in piena ebollizione innovativa quindi nel momento stesso in cui pone dei limiti induce a innovare per superarli.
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