Teatro del presente

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Francesco Apolloni è un amico. Ha scritto per Nòva. Con umiltà ed entusiasmo. È un attore. Ed è un autore e regista teatrale. Ha scritto “Addio al nubilato“, in scena in questi giorni al Cometa di Roma. Una commedia che parla di un angolo del presente, nel quale semplicemente si riconoscono ossessioni, stereotipi, ipocrisie, speranze e scoperte che possiamo fare nel nostro mondo. Specialmente dal punto di vista delle donne. Un genere di commedia che riconquista un po’ di spazio al teatro.

Il teatro merita molto più spazio. Il teatro è il luogo nel quale si celebrano i monumenti della storia dello spettacolo. È educazione, storia, classicità, nostalgia, approfondimento, ripetizione, ritrovamento. Ma è anche invenzione, sperimentazione, racconto vivo della contemporaneità. E può anche puntare a servire umilmente da luogo di narrazione dell’attualità.

C’è il teatro artistico e il teatro artigiano. E forse le due accezioni nel tempo possono finire per fondersi.

Quello che però si riconosce sempre nel buon teatro è la capacità di mettere insieme parole, gesti, scene, tempi, respiri, sudori, performance, partecipazione, commozione, feedback, immediatezza. E rischi d’impresa, biglietterie, preoccupazioni, sale che si devono riempire… L’ansia di sapere come andrà… I limiti del teatro sono liberatori, i timori sono entusiasmanti, le finzioni sono autentiche… Da questo punto di vista, niente è come il teatro. E abbiamo bisogno di ritrovarlo nella nostra vita quotidiana, come una dimensione normale della vita mediatica.

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