Impronta Etica pensa avanti dieci anni

Appunti presi al volo durante il convegno.

Impronta Etica è un’associazione di imprese che sviluppano una strategia di responsabilità sociale. E oggi riflette intorno a quello che diventa la responsabilità sociale nella prospettiva di ciò che andrà fatto nei prossimi dieci anni.

Al centro della discussione: la necessità di un nuovo patto sociale perché da solo non ce la fa nessuno, la responsabilità sociale come leva di innovazione e competitività, la trasparenza come elemento necessario per la costruzione di una vera consapevolezza intorno alle questioni della responsabilità delle imprese.

In sostanza c’è bisogno di una roadmap per uscire dalla crisi e crescere. Chi la definisce? Non più solo la politica. Le imprese devono recuperare un rapporto fiduciario con la società, la cittadinanza deve recuperare legalità e partecipazione alle necessità pubblche, i territori devono accogliere tutti. Che cosa significa?
1. Crescita e lotta al debito vanno insieme, crescita e innovazione sostenibile vanno insieme, crescita, ricerca e innovazione digitale vanno insieme
2. Il vecchio patto sociale nel quale la politica era il mediatore centrale e il leader del coordinamento sociale si è rotto, perché la realtà va molto più veloce della politica e non c’è molto da fare: con il vecchio governo non ne parlavamo neppure, ma anche con un governo che sarà all’altezza di quello degli altri paesi, la politica sarà un po’ più leader ma necessariamente non abbastanza, vista la complessità del mondo attuale; il nuovo patto sociale parte dai soggetti economici, sociali e culturali. Alla velocità della realtà: cioè anticipandola. Senza aspettare le leggi che rendono obbligatorio qualcosa, quando si è capito che si deve fare qualcosa di responsabile. Di fronte alla crisi, non ci si mettono avanti i diritti, ma la capacità di stringere un nuovo patto sociale.
3. Si innova per uno scopo socialmente comprensibile. La sfida che conduce all’innovazione è il complesso competitività-tecnologia-obiettivi condivisi. La qualità della vita (ambiente, relazioni, identità culturali) è il nuovo paradigma del progresso: lo si capisce guardando alla realtà, anche se i comportamenti non sono coerenti per pregiudizi inveterati dovuti alla difficoltà a uscire dal precedente paradigma; per arrivarci ci serve un nuovo patto sociale comprensibile senza aspettare la politica ma costruito come un sistema di ipotesi e verifiche.
4. Si comprendono gli obiettivi e il nuovo patto sociale solo nella piena e chiara informazione su come stanno le cose. Con una grande partecipazione dei cittadini, visto che il pubblico attivo è stato la vera leva innovativa nell’informazione.
5. Ogni potere e autorità si riconquista legittimità, di fronte alla crisi pesantissima che affrontiamo, partecipando alla ricostruzione. Fare squadra è conveniente in questo scenario, non ha più senso la difesa delle posizioni contrapposte. Ci si mette insieme a ricostruire.

Ecco alcuni appunti presi al volo mentre si susseguono gli interventi:

Claudio Casadio era sindaco di Faenza. Oggi è presidente della Provincia di Ravenna. Commenta il messaggio di fondo di Impronta Etica. L’associazione di imprese interessate alla loro responsabilità sociale si è data un manifesto – chiamato Impronta 2020 – per svilupparsi nei prossimi dieci anni. Per lui l’etica è fatta di valori che ciascuno coltiva, ma forse non gli piace molto che sia un elemento di marketing. Anche perché un’azienda deve fare l’azienda, la politica deve fare la politica, ed è difficile che l’etica le guidi in assoluto: l’etica assoluta nella politica e nelle imprese può far danni, diventando un elemento di divisione e di mancanza di ascolto. Come tensione utopistica va bene. Non come bandiera di marketing. Alla ricerca del bene comune, dice Casadio, si deve partire dal porsi l’obiettivo di fare un po’ il bene di ciascuno: inclusività, farsi carico di quelle parti di comunità che non riescono a stare al traino dei modelli di sviluppo o che soffrono di più per le crisi. Per andare avanti devi andare avanti insieme. Questo momento di difficoltà economico, al di là dei problemi specifici dell’Italia, ci insegna che nessuno se la cava più da solo. Negli ultimi anni, peraltro, abbiamo sviluppato molto il tema dei diritti, meno il tema del patto sociale: il diritto alla salute è giusto, ma un ricovero è un costo, che si può sostenere se tutti accettano di pagare le tasse; il tema dei diritti si sta trasformando nel tema del patto sociale. Siamo 7 miliardi, diventiamo 9 miliardi nel 2050, la crescita è altrove: è una presenza che non c’era, arriverà una moltitudine di consumatori, che avrà un impatto e delle conseguenze. Ebbene: come il diritto alla salute dipende da un patto sociale, anche la sostenibilità dipende da un patto globale. Le responsabilità dei cittadini, delle singole aziende, dei territori locali, nei confronti della sostenibilità sono grandi e tutti approvano l’aumento della consapevolezza in materia, ma dopodiché quando si tratta di fare ciascuno la propria parte, inizia tutto un sistema di obiezioni che porta a dire che va bene fare la sostenibilità ma purché le azioni le facciano gli altri. C’è irresponsabilità in una parte d’Italia sui rifiuti, c’è irresponsabilità in ogni altra parte d’Italia sul tema dell’energia. Descrivere obiettivi ambiziosi, molto spesso ammantati di valori come l’etica, valori assoluti, significa poi capire che quei valori e quei risultati vanno poi perseguiti con il contributo di tutti, ma per una parte è diritto e per una parte è responsabilità, una parte è soddisfazione e una parte è dolore. Se questa è una terra che ha raggiunto una qualità di vita eccellente è perché ciascuno ha messo sul piatto la propria volontà di migliorare insieme agli altri.

Maurizio Carini, amministratore delegato del gruppo Hera, e presidente di Impronta Etica. La sostenibilità sarà il principale fattore di crescita dei prossimi anni. Il cambiamento di scenario degli ultimi anni è enorme. Siamo in un contesto complessivo completamente diverso da quello che abbiamo conosciuto dal Dopoguerra in avanti. Il contesto nel quale lavorano le imprese è nuovo. Non attraversiamo una crisi finanziaria, ma molto più ampia e profonda. Si arriva a domandarsi se il sistema di mercato è giusto, visto che i suoi limiti sono così grandi. Le riflessioni da fare insomma sono enormi. Qual è il ruolo della sostenibilità in questo scenario? Che cosa è cambiato negli ultimi dieci anni? E come definisce le linee di sviluppo dei prossimi dieci anni? Kpmg dice che vanno dimenticati gli anni in cui la responsabilità sociale era un “abbellimento” dell’attività d’impresa e un elemento del suo marketing. Oggi la responsabilità sociale è un elemento di innovazione per migliorare la competitività delle imprese. La responsabilità spinge all’innovazione per accrescere il business. È un approccio completamente diverso. L’impresa non è più un’organizzazione concentrata a generare profitto e poi disposta a restituire alla società per “buonismo”. Oggi il profitto si fa solo innovando e gestendo il business in base al tema della responsabilità sociale. Dieci anni fa l’85% dei rifiuti andava in discarica, nessuno si lamentava. Oggi in Romagna siamo leader a livello nazionale nella raccolta differenziata ed è un punto fondamentale della nostra attività di impresa e se non la miglioriamo ci buttano fuori dal mercato: oggi portiamo solo il 25% in discarica ma ci criticano per questo e dobbiamo migliorare ancora. Il business in quel settore è strettamente condizionato dalla pratiche di sostenibilità. Stesso discorso sull’energia: dieci anni fa importava fare energia elettrica in qualunque modo; oggi tutte le aziende del settore fanno pubblicità solo in base alla loro capacità di produrre energia da fonti rinnovabili e questa è la principale leva commerciale. È così dappertutto. Nell’alimentare, tutto “bio”. Nell’edilizia, tutto risparmio energetico. Michael Porter dice: le imprese che stanno fuori dal ciclo della sostenibilità saranno espulse dal mercato, un po’ come un tempo si diceva delle imprese che stavano fuori dal ciclo dell’informatizzazione. Impronta Etica si è data un manifesto: l’impresa come soggetto dello sviluppo del suo territorio; impresa capace di interiorizzare i principi di responsabilità sociale facendo della sostenibilità una parte integrante dei propri processi e sistemi di gestione; il concetto della trasparenza per tutte le imprese è diventato un imperativo categorico.

Giovanni Panebianco, direttore per i rapporti istituzionali del Dipartimento politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri. Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. È chiaro che i tre aggettivi stanno insieme o non funzionano. La strategia 2020 è l’elemento fondamentale della nuova governance economica europea che succede alla strategia di Lisbona e che dimostra la consapevolezza che occorre dotarsi di un coordinamento più forte delle politiche economiche. Obiettivi chiave europei e nazionali. Obiettivi su quanti lavorano, quanto si fa ricerca, quante emissioni si possono accettare, sottrarre 20 milioni di persone alla povertà. Crescita verde, agenda digitale, riduzione della povertà. Intanto, la nazione deve avere conti a posto e darsi un percorso di crescita.

Seguono gli interventi delle aziende associate a Impronta etica: Giovanni Monti, Coop Adriatica; Ivano Minarelli, Camst; Giancarlo Ciani, CCC; Filippo Bucchi, Hera; Carlo Pezzi, Romagna Acque; Raffaele Nardi, Igd.

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