Ipotesi sull’editoria – link

Ieri si parlava di un’ipotesi sull’editoria basata essenzialmente sul controllo – culturale prima di tutto – della tecnologia per pubblicare, diffondere e vendere i prodotti editoriali. Il post di ieri ne dà conto. C’è un’enormità di innovazione da fare e gli editori se non vogliono essere spiazzati dovranno cominciare a farla sul serio.

Link da non perdere in tema di rapporti tra autori ed editori:
Giuseppe Granieri, scrive “la via del self-publishing“, per il Mulino
Le nuove possibili libertà degli autori, per Nathan Bransford
Metapublishing, su indiereader

L’argomento è enorme. Grazie per ogni commento, magari con link a letture suggerite…

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4 Commenti su “Ipotesi sull’editoria – link

  1. Quale potrà essere il sentiero di sviluppo della nostra editoria nazionale, che per anni ha sfruttato la sua “barriera difensiva” legata alla lingua? Adesso, di fronte all’avanzata di “piattforme tecnologiche” globali, quale potrebbe essere la risposta? E come impatterà la dipendenza da queste nuove piattaforme sulla nostra cultura?

  2. Gli editori scientifici, anziché comportarsi da grandi o piccoli latifondisti del sapere (si veda l’articolo di Monbiot sul Guardian: http://www.monbiot.com/2011/08/29/the-lairds-of-learning/) potrebbero più intelligentemente riconvertirsi in fornitori di servizi intorno ad oggetti ad accesso aperto. Questa nicchia ora, attorno alle università, è compiuta dalle copisterie e da Apple, che nel suo walled garden ha introdotto anche Utunes (University Tunes). Un discorso analogo si potrebbe fare per i testi scolastici.
    Non mi dilungo: qui c’è tutto quello che serve, e anche di più http://wiki.openarchives.it/index.php/Pagina_principale

  3. Caro Luca,
    Ho pubblicato oggi un articolo proprio su innovazione e convergenza in ambito editoriale segnalando una novità che mi pare vada nella direzione di cui stai, stiamo, parlando.
    Un abbraccio
    Pier Luca

  4. Ho letto l’articolo di Granieri e l’ho trovato a dir poco illuminante.
    Resto un po’ sconcerato a pensare che da noi poi tutto si riduce ad introdurre norme restrittive nel disperato tentativo di salvare l’esistente dagli esiti di una rivoluzione inarrestabile.

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