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Month March 2011

Cambiare pagina – proposte?

Vista la quantità di competenti e gentilissimi interventi sul post di ieri, riporto qui sotto la copertina del libro: forse può servire a chi voglia fare la sua versione del video… C’è tempo: esce il 6 aprile… :-)

cover.jpg

Cambiare pagina – come si spiega in breve?

Se uno dovesse presentare in fretta un lavoro e fosse bravo potrebbe fare un piccolo video. Se uno non fosse bravo potrebbe farne tre. Nella speranza che qualcuno lo aiuti a farne un quarto un po’ più bello… Quale tra questi tre va buttato via assolutamente? E ce n’è per caso uno che si potrebbe salvare?

1Siamo le nostre storie


2
Ma lei ha provato?


3
Macchina automatica per cambiare pagina

Lo so che siamo lontani dall’accettabile… Ma per trovare altre idee c’è tempo fino al 6 aprile: quel giorno esce il libro…

Segnali da Bologna

Da Book Republic, un bel post sulle idee in circolazione alla fiera del libro per bambini di Bologna. Che si conclude con una verità sacrosanta: non si può fare editoria senza divertirsi.

Jay Elliot

Finita da poco la presentazione del libro di Jay Elliot, con Jay Elliot. L’assistente di Steve Jobs nella prima parte degli anni Ottanta ha appena scritto un libro (tradotto da Hoepli) che vale davvero la pena di leggere. E alla Fnac c’era la sala piena per abbeverarsi all’esperienza di una persona che ha lavorato a stretto contatto con il mito. E non c’è stata delusione. Anzi, la fila di quelli che volevano farsi firmare il libro era lunghissima.

Perché tutti vorrebbero lavorare – come ha fatto Elliot – in un’azienda capace di tirare fuori il meglio dalle persone. Un’azienda nella quale circolano gli eroi culturali del suo settore. Un’azienda che vuole ogni giorno fare il meglio possibile. E che se sbaglia lo capisce. Un’azienda in ricerca, un’azienda che impara, un’azienda che affascina.

Per ora è il New York Times che pay il suo wall

Il pay-wall del New York Times è costato 40-50 milioni di dollari in programmazione. Il punto è che non si riesce a capire in che modo abbiano speso tutti quei soldi per un progetto del genere. Philip Greenspun è altrettanto perplesso. Dice che il finanziamento necessario alla realizzazione del progamma iniziale di Google non ha superato i 25 milioni in programmazione. E dice che il New York Times aveva già un sacco delle componenti necessarie al pay-wall. E dunque: dove hanno speso 40 milioni?

Bolla o non bolla

Al New York Times riprendono il dibattito sulla presunta bolla internet 2011. E fanno un confronto con la bolla 1998-2000. Risultato: valutazioni esagerate, ma situazione diversa. Come si diceva. Dave Winer ammette che si tratta di un dibattito importante, ma non tanto per i finanzieri (tanto quelli se la cavano sempre) quanto per gli imprenditori e i lavoratori. Chris Dixon nota che comunque questa bolla è per ora restata nella ristretta cerchia degli addetti ai lavori. Il punto è proprio questo: evitare che la sua esplosione coinvolga risparmiatori, lavoratori, imprenditori.

Ahref è online

Sul sito della Fondazione Ahref, l’inizio di una ricerca sulla qualità dell’informazione, condotto con l’intervento di alcuni osservatori e pionieri come David Weinberger, Paul Steiger, Chris Brooks e John Lloyd… Contributi aperti…

La nozione di qualità dell’informazione è in piena evoluzione. E’ messa in discussione da mille punti di vista. Ma è forse anche urgente rigenerarne un’idea sulla quale si possa trovare un consenso per rendere più facile sviluppare la collaborazione.

Giacometti su Braque

Alberto Giacometti ha realizzato il 31 agosto del 1963 uno schizzo del viso di Georges Braque. Il pittore era morto. Poi Giacometti ha scritto una frase meravigliosa:

«Ce soir toute l’œuvre de Georges Braque redevient pur moi actuelle; sorti du temps, il se situe dans l’espace».

giacometti_a_braque.jpg

Spero che una foto scattata male col cellulare di un’immagine che si trova nel libro “Giacometti & Maeght” – Fondation Maeght, Saint-Paul de Vence - non sia considerata una violazione del copyright. Se lo è la tolgo. 

J’espère que une mauvaise photo prise avec le téléphone portable d’une image qui se trouve dans le livre “Giacometti & Maeght” – Fondation Maeght, Saint Paul de Vence -  ne soit pas considéré comme une violation du droit d’auteur. Si l’on n’est pas d’accord, je l’enlève immédiatement.

Wavu informa sull’informazione

Parte una versione beta di Wavu, un aggregatore di informazioni sull’evoluzione dell’informazione. Da non perdere, secondo me (ma devo segnalare un conflitto di interessi, perché dò una mano alla Fondazione Ahref che ha realizzato questo progetto). Ne parla InformaticaEtica.

A proposito, se tutto va bene, lunedì dovrebbe essere online il sito di Ahref.

Google e diritti d’autore

A valle della sentenza americana sull’impresa di Google nei libri, un commento sul Sole.

L’idea di Arrow è quella di rendere facile e il più possibile “automatico” il collegamento tra i titoli dei libri e l’attribuzione dei diritti d’autore. Questo è un passaggio intelligente, perché elimina una obiezione forte, al sistema della tutela del copyright: quella secondo la quale la tecnologia va troppo veloce per stare dietro alla burocrazia con la quale si protegge una vecchia legge. Ora in effetti la tecnologia consente di accelerare la tutela del copyright a una velocità più simile a quella della rete nel suo complesso. Sempre che Arrow funzioni davvero.

Ma se funziona, Google può passare all’opt-in in modo abbastanza facile, senza bloccare l’impresa.

Arrow nasce dal lavoro di Piero Attanasio. E’ finanziata dalla Commissione. E diventa uno strumento di attuazione della politica europea sui diritti nei libri piuttosto importante. (Il pdf con la presentazione di Attanasio, la visione della Kroes, e un progetto da seguire).

Mo

Domani le microwebtv ricordano Mohammad Nabous detto “Mo”, blogger libico freddato da un cecchino a Benghazi. (via Giampaolo)

Dati lenti e dati veloci: Varian

Sul nuovo Think Quarterly, il magazine di Google (sì, certo, esiste il magazine di Google), c’è molta informazione interessante. Si può partire dall’intervista a Hal Varian. E dalla sua idea secondo la quale i governi si informano su dati lenti, mentre il business si informa su dati veloci. I dati della macroeconomia vanno piano, i dati della borsa e dei supermercati vanno veloci.

Non per niente, verrebbe da commentare, i governi vanno lenti e le aziende veloci. Ma i partiti, che sono a metà tra i governi e le aziende, cercano dati veloci nei sondaggi. E più si basano sui sondaggi, più sembrano aziende…

Vabbè. Ma il tentativo di Varian è più alto. Come si fa a dare ai governi delle basi di dati che si aggiornano più velocemente? Con internet, effettivamente, si può.

Resterà il tema di come coltivare una visione di lungo periodo, basandosi su dati veloci. Forse, per riuscire, dovranno essere velocissimi. Un esempio? Se le aziende lavorano concentrate solo sul prossimo bilancio trimestrale, saranno incentivate a fare un lavoro di breve termine. Se però le aziende facessero (e in teoria potrebbero farlo) comunicazione quotidiana dei dati, allora non avrebbero (sempre in teoria) quelle finte scadenze trimestrali e potrebbero persino cominciare a pensare al futuro come un continuum: breve e lungo termine, infatti, sono molto più collegati di quanto sembri.

La sentenza su Google e i libri digitali

Giusto per curiosità, si può dare un’occhiata alla sentenza del giudice Chin sulla vicenda della digitalizzazione dei libri operata da Google e osteggiata da una serie di autori, editori e piattaforme alternative. Il succo è che Google non può operare pensando che chi non è d’accordo con la digitalizzazione di un suo libro della fare opt-out: in realtà, il giudice decide che Google prima di digitalizzare debba chiedere che il detentore del copyright faccia opt-in. Ma il bello è leggere la sentenza in pdf. Un testo chiaro anche ai profani.

Piattaforme tra monopolio e concorrenza (Harvard)

Bellissimo studio di Hanna Halaburda eYaron Yehezkel sulla competizione delle piattaforme e sulle piattaforme (sistemi operativi per cellulari, per esempio) in condizioni di asimmetria informativa. Risultano conseguenze anche controintuitive, come le situazioni monopolistiche che in qualche caso risultano più efficienti delle situazioni concorrenziali. La concorrenza sembra però assolutamente insostituibile per quanto riguarda il ritmo dell’innovazione. (Riassumo meglio più tardi). Qui il paper in pdf.

Linkedin, by Vincos

The State of LinkedIn 2011

Linkedin è in piena evoluzione e sta cercando di arrivare alla quotazione in borsa. (Una visione critica)