Leggendo “La cultura degli italiani” per seguire le informazioni raccolte da Tullio De Mauro sull’analfabetismo funzionale degli italiani. Una segregazione culturale che tiene fuori una maggioranza di italiani dalle abilità fondamentali per vivere in pieno nella società contemporanea. Non sanno proprio leggere oltre il 30%. Non capiscono quello che leggono oltre il 50%. Non leggono mai circa 70%… De Mauro è esigente, ma bisogna ammettere che di questo si parla troppo poco… Tra l’altro, l’unica dinamica albafetizzante, dice De Mauro, in un contesto altrimenti di peggioramento, negli ultimi anni è stata innescata da internet che ha alimentato l’inclusione di una fascia di popolazione che era poco sotto la soglia minima di accesso agli strumenti della lettura e che l’ha superata per gli stimoli trovati in rete.
-
proposta
-
Innovazione
May 17, 2012 Per un pugno di miliardi di dollari: Facebook grafo sociale, Google grafo della conoscenzaMay 16, 2012 Monti: crescita digitale, dalla spesa al progettoMay 15, 2012 Comunicato Aster – Startup e aziende matureMay 11, 2012 Appsforitaly. I finalisti sono… -
Informazione
May 21, 2012 Rai: i numeri di NumeriMay 15, 2012 Strumenti gratuiti per l’infograficaMay 15, 2012 Sulla scienza del giornalismo scientificoMay 2, 2012 Unesco: World Press Freedom Day -
Articoli
RSS-
La métaphore et le numerique
Dans son article de 1948, Claude Shannon, théoricien du “bit”, établit une distinction entre l’”information” et le “sens”: la notion de “bit” ne s’applique pas au domaine du sens. continua...
-
Territorio come piattaforma di sviluppo
Il territorio è come una rete e una piattaforma sulla quale si sviluppano attività, iniziative, startup. E come ogni piattaforma può essere aperto o chiuso, può avere un effetto frenante o può accelerare lo sviluppo, può essere dominato da pochi grandi poteri o essere competivo e creativo. E così via. Può anche essere modificato, pur con la lentezza che lo contraddistingue, anche in modo radicale. continua...
-
Non tutti sono futuri imprenditori, ma…
Ci vuole equilibrio. Il terribile 36% di disoccupazione giovanile non si risolve con una ricetta facile. Chi la propone è un apprendista stregone. O un vero e proprio imbroglione. Ma è chiaro che il tema si affronta cercando di capire, a fronte delle strade che si chiudono, quali sono le strade che si aprono. Sicché molti pensano alla soluzione più radicale e promettente: se la grande impresa non assume, se lo stato non assume, i giovani si dovranno mettere in proprio. Già. Ma… continua...
-
Editoria: una storia da scrivere
La trama si infittisce. Nella città dei libri la tensione è alle stelle. I protagonisti leggono con attenzione le notizie. L’Antitrust americana ha preso di mira un accordo tra Apple e quattro editori che si sarebbero accordati per alzare il prezzo dei libri elettronici e quindi altri editori si stanno accordando con Amazon per abbassare di nuovo i prezzi dei libri per il Kindle (BusinessWeek). Ma le autorità... continua...
-
L'intelligenza delle smart city
“We shape our buildings; thereafter they shape us”. Queste citazioni che si trovano decontestualizzate su internet non sono una sicurezza dal punto di vista filologico. Ma questa citazione di Winston Churchill vale la pena di essere ripetuta. Perché introduce il tema delle smart city nel modo più ambizioso: siamo noi che diamo la forma ai nostri edifici, ma sono gli edifici che poi modellano la nostra vita e la nostra cultura. continua...
-
The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
-
Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
-
Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
-
AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
-
Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. continua...
-
Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri. continua...
-
Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
continua...
-
Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
-
-
-
Post recenti
-
Meta
Comments
Albafetizzante mi procura un’idea deviata del problema ma credo che De Mauro abbia proprio ragione. ll vero problema è che questo accesso agli strumenti di lettura ha diminuito notevolmente il livello di qualità della rete. E’ un dazio da pagare. Fortunatamente la rete è (quasi) abbastanza grande per tutti.
L’esistenza di ognuno è legata più che mai al modo in cui le informazioni passano. Per molti italiani un tentativo di imitazione e di trasmissione di valori non definiti, un costante tentativo di imitazione della pseudo-realtà mediatica “iniettata” giorno su giorno. Più riesco a tenerti ancorato ad aspetti legati al breve –con una visione contingente e limitata alla sopravvivenza del tuo vivere- più si perde l’esigenza di appartenere a un sistema di relazioni che accrescono e nutrono la consapevolezza del vivere e quindi ricercare stimoli e crescere come individuo. Facile andare alla deriva sociale se non in grado di percepire il sitema come ambiguo e chiudente.
Dunque la funzione educativa è passata dalla tv ad internet. Non sappiamo se sia un bene o un male ma da tempo discutiamo di analfabetismo dul tuo blog Luca. E cosa ne è uscito fuori se non dati allarmanti? Dare una NGN a questo Paese ci tirerà fuori dalla segregazione culturale?
Mi piacerebbe ci fosse una discussione unitamente all’analfabetismo sui dati raccolti dall’ISTAT che ho segnalato qui. Mi pare che nessuno ne abbia parlato. http://www.dariosalvelli.com/2011/01/se-togliamo-internet-risparmiamo-9-euro-al-mese
Questo argomento mi sta particolarmente a cuore.
A mio avviso il problema è molto più radicale, non necessariamente collegato a internet o alla cultura digitale (lo dico da appassionata della materia). Qui stiamo parlando di un livello di cultura diffusa che permetta al normale cittadino di conoscere ed esercitare i propri diritti, sapere quali siano i propri doveri, comprendere i contenuti di un atto amministrativo che lo riguardi, firmare o no un documento che lo impegni a fare qualcosa, oppure semplicemente aprire una pratica perché interpretare la cartellonistica non è un problema (vi sembra incredibile? Provate a girare per uffici pubblici: al di là della disponibilità di fare una cosa da solo/a, per alcune persone l’indipendenza è un problema per oggettiva mancanza di strumenti, e sto parlando di italiani anche GIOVANI).
Il livello base è questo, su questo si costruisce: dallo studio del sanscrito alla ricerca scientifica più innovativa.
In altre parole: a mio parere internet può servire, e ai più ricettivi serve già senz’altro, ma per raggiungere e CONSOLIDARE i grandi numeri – ovvero ciò di cui un paese moderno ha bisogno – serve una qualità sempre più elevata del sistema di istruzione.
Poi leggi notizie come questa e ti cascano le braccia
http://www.oua.it/NotizieOUA/scheda_notizia.asp?ID=4073
Aldilà di possibili riferimenti politici (non mi pare la sede opportuna), penso che l’azione costante della televisione abbia operato in 30 anni un cambiamento evidente. Dall’impegno degli anni ’70 – un impegno in generale ideologico e quindi riferito a modelli culturali, di qualsiasi colore – si è passati a modelli di disimpegno. Il che sarebbe anche naturale, non fosse però che l’azione disgregante della televisione, sempre più povera e sempre più banalizzata, ha allargato il gap e distanziato ancora di più la popolazione dalla cultura/lettura. Insieme, il ruolo impoverito della scuola, la crescita di modelli sociali vincenti impostati su valori differenti e denigranti rispetto alla cultura tradizionale, oltre all’incapacità italiana di capire il cambiamento, hanno determinato la situazione attuale. Che dire? E’ desolante. Che non se ne parli, sopratutto.
Scusate se torno sull’argomento.
Secondo me le osservazioni di De Mauro hanno molto (tutto) a che vedere con questa frase pronunciata ieri da Obama durante il suo discorso sullo stato dell’Unione:
“Nei prossimi dieci anni, la metà dei nuovi posti di lavoro richiederà un’istruzione che va oltre un diploma di scuola superiore. E intanto oltre un quarto dei nostri studenti non finisce nemmeno quella.”
http://www.ilpost.it/2011/01/26/obama-discorso-stato-unione/
Venendo a noi, Internet ormai è il combustibile che tiene acceso il fuoco, ma l’istruzione è la scintilla che lo accende.