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Facebook: un po’ come un giallo finanziario

La controversa operazione di acquisto di azioni Facebook da parte di Goldman Sachs (della quale si è parlato qui ieri) continua a generare notizie e perplessità. Nel fuoco di fila di comunicati, leaks, affermazioni, è difficile distinguere tra le comunicazioni strumentali e le notizie. Ma le novità emerse rispetto a quanto si sapeva sono tali da meritare un aggiornamento.

Il problema è: la supervalutazione di Facebook è una bolla che farà danno solo ai clienti di Goldman o diventerà una quotazione? E poi: è giusto che queste operazioni avvengano in un mercato grigio senza informazioni sull’azienda o si dovrebbero cambiare le regole che impongono l’obbligo di informazione alle imprese importanti? E infine: Facebook vuole quotarsi o non ha interesse a farlo?
Ecco quello che si può dire sia informazione:
1. All’interno della Goldman Sachs non c’è accordo. Una parte importantissima della banca ha rifiutato l’affare, quella che si occupa di investitori istituzionali. Il New York Times accosta questo rifiuto alla speciale responsabilità nei confronti dei clienti. (Nytimes)
2. Dalla Goldman sono trapelate notizie tratte da un rapporto legato all’affare di cui stiamo parlando sulla condizione finanziaria di Facebook. Avrebbe accumulato un fatturato di 1,2 miliardi nei primi nove mesi del 2010 con un utile di 350 milioni. Si pensa che abbia fatto profitti per 500 nel corso dell’intero 2010. Si tratta dunque di un business capace di fare un 30-40% di margine. E’ la prima volta che la mancanza di trasparenza sui conti di Facebook è violata. E’ un leak che fa comodo alla Goldman, evidentemente orientata a far credere che Facebook si quoterà e che i clienti che ne hanno comprato azioni ci guadagneranno (Reuters).
3. Facebook non dice se si quota o no. Ma lo lascia intendere. Nello stesso tempo i nuovi azionisti Facebook comprano da Goldman attraverso un veicolo finanziario che si trova in Delaware in modo che appaiano nell’insieme come un unico azionista. Questo non farebbe scattare l’obbligo di trasparenza dei conti dell’azienda previsto quando i soci diventano più di 500. Un obbligo che avrebbe conseguenze solo dopo un anno. E fa pensare che la famosa quotazione di Facebook non sia prevista per quest’anno e forse neppure per il prossimo anno. Tra l’altro i clienti che comprano da Goldman si stanno obbligando a non rivendere prima del 2013. (Wsj titola invece su una possibile quotazione l’anno prossimo; Techdirt ovviamente è sospettosa)
Queste le notizie per ora. Di certo sembra un giallo. Goldman spinge per la quotazione, o almeno perché si creda che ci sarà. Facebook è indecisa. Almeno sappiamo che per ora i risparmiatori non sono coinvolti. Ma il tentativo di innescare una bolla è pericoloso per tutti.
Ieri ci sono stati interventi importanti su questo blog. Li riporto, ringraziando tantissimo gli autori:

Dalle tabelle di JPMorgan non emergono performance brillanti di Facebook rispetto ad altri attori tra le Tech Companies.

Qui i dati che cito:
http://periodistas21.blogspot.com/2011/01/la-atencion-de-facebook-vale-37500.html

Quando una impresa, com’è il caso di Goldman Sachs ha gravissimi problemi di immagine e di relazione con il grande pubblico viene spontaneo chiedersi se non si tratti di una operazione tesa solo a controllare a proprio beneficio il social network più popoloso del mondo.

Un abbraccio.

PL

Anche se non è quotata, e perciò non un pericolo diretto per i risparmiatori, un’azienda con un brand molto pompato dai media e senza un modello di business sostenibile è comunque un pericolo per il mondo finanziario, basti pensare alla capacità di grandi operatori all’ingrosso – come può essere definita GS – di costruire prodotti strutturati che poi finiscono ai fondi venduti al pubblico di fessacchiotti alla ricerca del guadagno facile e senza lavorare.

Umair Haque traccia un paragone tra l’IPO di Google e quella di Facebook

http://www.bubblegeneration.com/2011/01/tale-of-two-ipos.html

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  • ma come è possibile che il corriere della sera (giornale serio e generalmente ben fatto IMHO) di ieri (sabato) abbia scritto una cosa falsa (se si raggiungono i 500 azionisti bisogna per forza entrare in borsa) aggiungendo addirittura che successe la stessa cosa a google? Ma controllare prima di scrivere, no, eh?

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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