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Month December 2010

Un anno. Dieci. Trenta, ottanta, novanta…

More about L'uomo senza qualità“A quel tempo, di quegli interrogativi impellenti non ancora risolti ve n’erano a centinaia. Erano nell’aria, bruciavano sotto i piedi. I tempi erano in movimento. La gente che non è vissuta allora non lo crederà, ma già allora, e non soltanto adesso, i tempi procedevano alla velocità di un cammello. Non si sapeva però in che direzione. Ed era difficile distinguere il sopra dal sotto, e le cose in regresso da quelle in progresso. «È inutile, – concluse l’uomo senza qualità scrollando le spalle, – tanto in un così fitto groviglio di forze la cosa non ha la minima importanza». Si volse altrove, come un uomo che ha imparato la rinunzia, anzi quasi come un malato che rifugge da ogni contatto, ma attraversando lo spogliatoio contiguo passò accanto a un pallone ivi appeso, e gli diede un colpo molto più profondo ed energico di quanto accade a chi è in stato di rassegnazione o di debolezza”. Robert Musil, L’uomo senza qualità, 1930 (Einaudi 1972).

Poco importa sapere quanto sia veloce un cammello. L’importante è che i tempi appaiano abbastanza veloci da giustificare chi considera razionale la rinuncia a comprenderne la direzione, ricorrendo al tema della complessità. Il fatto è, però, che l’inconscio desiderio di una direzione può essere rimosso ma non cancellato dalla ragione.
Tra i buoni propositi per il prossimo anno, decennio, trentennio, ottantennio, novantennio: imparare dalle esperienze di chi lavora per l’alfabetizzazione ai media, concludere l’inconcludente diatriba tra l’ideologico e il pragmatico dell’innovazione, ricordare le conseguenze della crisi del 1929-30. E umilmente finire (di scrivere) un libro iniziato da troppo tempo. 
Buona fine e buon principio…

Valore Musil

Girando per Vienna con Musil in mano, tra casa Freud, l’inceneritore dei rifiuti piú istruttivo d’Europa e la piccionaia in piedi al teatro dell’Opera, per il Don Giovanni di Mozart..

In Austria c’è poca tv e gli 8 milioni di abitanti comprano 3,5 milioni di quotidiani al giorno… Giornali popolari, naturalmente, ma da leggere…

I verdi hanno una percentuale di voto ancora gigantesca in Austria. Hanno guidato la politica dell’ecologia con i no ma anche con i sí e con le proposte. L’inceneritore di Vienna è un monumento al pragmatismo.

Consumer neurotech

Non l’ho provato. Ma leggo di Epoc (della Emotiv) e immagino che cosa ci si potrebbe fare. Un lettore a basso costo del cervello, che può servire come interfaccia uomo-macchina o come registratore di reazioni cerebrali… Ma non costa come un laboratorio.

Ripeto non l’ho provato. Ma il concetto è chiaro. Anche la lettura delle reazioni cerebrali – come la decodifica del genoma personale – è entrata nel loop del crollo dei costi dei materiali elettronici. E quello che ci si potrà fare è tutto da inventare.

Riassunto cartoon dell’affaire di Assange

Musica: come volevasi dimostrare

Uno studio pubblicato sul sito di Harvard dimostra che in relazione all’impatto di internet sul business della musica si sono ridotti i ricavi della musica registrata e sono aumentati i ricavi dei concerti, specialmente (e questo è interessante) per i cantanti meno famosi, probabilmente perché con i media sociali sono riusciti a suscitare maggiore attenzione.

La musica è un laboratorio per molti business editoriali nel mondo digitale. La sua “crisi” è arrivata prima. E la sperimentazione anche.

Decisioni Fcc sulla neutralità della rete

La Fcc ha dunque rilasciato un comunicato stampa che informa in via preliminare sulle sue decisioni in materia di net neutrality.

Da quello che si capisce la Fcc dichiara che vuole salvare la net neutrality dalle mire di chi la vuole sorpassare, ma distingue il mobile e il fisso.

Nel mobile, dove non c’è net neutrality, lascia le cose come stanno invece di introdurla. Perché, dice, con l’avvento dei sistemi operativi open come Android potrebbero nascere soluzioni in grado di ottenere lo stesso risultato della net neutrality. Il che è probabilmente sbagliato. Perché non si vede come un operatore che ne ha la possibilità potrebbe permettere – per esempio – che una nuova tecnologia abiliti la voip gratuita sulla rete mobile: il software si potrebbe fare grazie al sistema operativo open, ma l’operatore potrebbe stabilire che sulla sua rete va solo quello che lui stesso consente. Si direbbe dunque che la Fcc abbia preso una decisione sbagliata o che abbia motivato male la sua decisione.

Nel fisso, a quanto pare, la net neutrality è salva. Con un problema: quando un operatore vorrà introdurre forme innovative di prioritizzazione del traffico la Fcc deciderà caso per caso. Il principio dovrebbe essere: le prioritizzazioni saranno ammesse anche a costo superiore per l’utente se sono relative a servizi aggiuntivi e se gli utenti non sono obbligati a usarle. Vedremo.

Il tema va seguito con attenzione.

Si diceva: la neutralità è la garanzia dell’innovazione. Consente a chiunque,
piccolo o grande, di proporre alla rete le sue idee e provarne la
qualità. Mette in crisi i poteri acquisiti, ma garantisce che
l’ecosistema produca sempre nuove proposte. Nell’insieme, dopo quindici
anni di innovazione, gli utenti di internet ne hanno tratto giovamento.
Bloccare la neutralità in modo da consentire agli operatori di
discriminare sui contenuti e i servizi rende ogni innovazione aleatoria
e rischiosa.

I primi commenti: tutti scontenti (ArsTechnica), mobile in movimento grazie ad Android (Engadget), una promessa di Obama (Politico), no comment (Quintarelli).

Neutralità della rete a rischio

La neutralità della rete rischia di scomparire e con essa la qualità fondamentale della rete se non si fa chiarezza e se si lascia che nella distrazione e nella inconsapevolezza, i poteri intimoriti dall’innovazione della rete le mettano il morso. La discussione di oggi all’Fcc è importante: Huffington, Wsj, WashPost.

La neutralità è la garanzia dell’innovazione. Consente a chiunque, piccolo o grande, di proporre alla rete le sue idee e provarne la qualità. Mette in crisi i poteri acquisiti, ma garantisce che l’ecosistema produca sempre nuove proposte. Nell’insieme, dopo quindici anni di innovazione, gli utenti di internet ne hanno tratto giovamento. Bloccare la neutralità in modo da consentire agli operatori di discriminare sui contenuti e i servizi rende ogni innovazione aleatoria e rischiosa.

Occorre dunque distinguere tra quello che si sta dicendo e facendo.

Nella rete mobile non c’è neutralità. Le proposte che la introducano non si vedono in giro. Ma la rete mobile trae qualche forma di innovazione da ciò che avviene nella rete fissa. La discussione che conta è dunque quella relativa al mantenimento della neutralità della rete fissa.

Si parla di neutralità sia per quanto riguarda la discriminazione dei contenuti, dei servizi, delle idee, sia per quanto riguarda la qualità differenziata del servizio.

Ogni proposta che consenta di discriminare sui contenuti va respinta. Se gli operatori potessero intervenire per impedire l’accesso a chi vogliono diventerebbero operatori politici e giudiziari. E diventerebbero resposabili di ogni azione – giusta o sbagliata – che gli utenti fanno in rete. Alla fine sarebbero i poliziotti della rete. Se non addirittura i dittatori della rete.

Quanto alle proposte che consentono di dare velocità o qualità differenziata a prezzi differenziati si può discutere.
1. Se queste proposte consentono agli operatori di decidere quello che vogliono vanno respinte.
2. Se queste proposte consentono agli operatori di aggiungere servizi senza obbligare gli utenti ad acquistarli si possono discutere.

Il principio è chiaro: una diversificazione può essere aggiunta, ma a patto che non leda la rete neutrale esistente. Non la danneggi direttamente e non la danneggi indirettamente, limitando gli investimenti su di essa.

Stefano Quintarelli dice che si può consentire agli operatori di aggiungere un’offerta di connessione a qualità superiore con prezzo superiore purché non sia obbligatoria per gli utenti.

Ma di sicuro non si può consentire agli operatori di lasciare andare la rete fissa neutrale in un progressivo degrado, investendo solo sulle nuove offerte a maggiore costo per gli utenti e prive di neutralità. Imho.

Strategia della disperazione

Oggi dicono quelli del governo che non hanno mai proposto gli arresti preventivi degli studenti che protestano. Ma la durezza delle reazioni governative alle proteste degli studenti significa molto. E va contestualizzata nella dinamica della comunicazione politica.

La logica governativa sembra chiara: non parlare dei responsabili delle violenze di Roma proprio per non distinguerli dagli altri partecipanti ai cortei di protesta; quindi far credere che siano tutti violenti; in questo modo annullare l’importanza del contenuto della maggioritaria parte nonviolenta della protesta e ottenere consenso per una politica di repressione per tutto e per tutti coloro che dissentono.

E’ una logica di governo attraverso la confusione e la distrazione. Che nasconde il centro della questione. Il centro della questione è che la politica sta abbattendo il morale e la morale della scuola, sta imprigionando i giovani in una mancanza di prospettive devastante (un quarto sono disoccupati si legge oggi), sta punendo gli insegnanti che vogliono fare bene il loro mestiere, convincendo tutti che non c’è niente da fare per la scuola pubblica. E invece la scuola è il confine della società civile e dell’inciviltà. E coloro che lavorano bene e ne vogliono il bene sono degli eroi.

Invece di lanciare proclami repressivi, occorrono luoghi di dialogo, progetti di rilancio delle prospettive dei giovani, rappresentanti non violenti del loro punto di vista e denuncia dei violenti. Nessun risultato sarà ottenuto coltivando un rapporto con i violenti. Nessun risultato sarà ottenuto facendo i duri contro chiunque protesti. C’è bisogno di saggezza e azione costruttiva contro la strategia distruttiva della tensione e della disperazione.

Felicità e tristezza sono contagiose

Ci voleva uno studio di David Rand e altri – di Harvard – per scoprire che le persone circondate da altre persone felici hanno un’alta probabilità di essere a loro volta felici; e che le persone circondate da altre persone tristi hanno un’alta probabilità di essere a loro volta tristi.

Inoltre, la tristezza è più contagiosa, ma si supera più facilmente della felicità: “Additionally, they found that sadness was more transmissive than
happiness – meaning, it takes fewer sad friends to make you become sad.
But Rand added that people recover from sadness more quickly than they
recover – or change states – from being happy”.

Che fare sui DDoS

Evgeny Morozov aveva chiamato in causa esplicitamente gli intellettuali del Berkman Center di Harvard per coinvolgerli nella discussione sui DDoS, gli attacchi ai siti che moltiplicando gli accessi in modo esasperato rallentano o bloccano il traffico normale rendendo impossibile o quasi la consultazione dei contenuti pubblicati.

Il Berkman aveva già un lavoro in preparazione sulla questione. Lo dimostra il corposo studio pubblicato oggi.

Lo studio si occupa dei DDoS pensando alla difesa dei siti che contengono informazioni di gruppi che lavorano per i diritti umani. E suggerisce – se non ho capito male – che:
1. Utilizzino più pagine html semplici piuttosto che complessi software di gestione del servizio
2. Oppure si appoggino a piattaforme molto difese come quelle offerte da Google
3. E se decidono comunque di ospitare le loro pagine sui loro server, tengano comunque in funzione un sistema di monitoraggio tale che consenta loro di deviare il traffico su un backup ospitato su una grande piattaforma in caso di attacco.

Gli studiosi del Berkman non sembrano occuparsi del tema lanciato da Morozov: se i DDoS sono forme di disobbedienza civile e se dunque vada predisposto un sistema di repressione proporzionato e non esagerato per coloro che decidono di praticarli.

BookBlogging – PROSSIMO – Zoja

More about La morte del prossimo

“Per millenni un doppio comandamento ha retto la morale ebraico-cristiana: ama Dio e ama il prossimo tuo come te stesso. Alla fine dell’Ottocento, Nietzsche ha annunciato: Dio è morto. Passato anche il Novecento, non è tempo di dire quel che tutti vediamo? È morto anche il prossimo”. 
Luigi Zoja, sensibilissimo psicanalista junghiano, scrive della storica frattura delle relazioni tra le persone che la nostra società ha vissuto nel corso del Novecento con meravigliosa precisione, straordinaria apertura intellettuale e amplissima cultura. Il suo libro è aria per le menti soffocate e acqua per le emozioni assetate. Non è progetto, non è risposta, ma è racconto. Forse, racconto terapeutico. In ogni caso, fa bene al cuore e al cervello.
La sua conclusione sulle perplessità generate dai mezzi di comunicazione tradizionali e sulle speranze suscitate da internet è aperta. Ma la sua convinzione in merito all’importanza dell’argomento è testimoniata dal fatto che sceglie di concludere il libro proprio parlando di questo:
“L’avanzamento dei mezzi di comunicazione corrisponde spesso a un arretrare della loro qualità che, paradossalmente impoverisce i rapporti umani. L’influenza dei mass media precedenti a internet è difficile da valutare: il peggioramento culturale del cittadino medio, malgrado i miglioramenti economici, può essere dovuto a tanti fattori. I mezzi di comunicazione sono solo uno di essi, benché molto importante. Un altro può essere l’insegnamento. Utilizzando sempre più i mezzi di comunicazione, la scuola e l’università hanno finito quasi per diventare strumenti di comunicazione a loro volta: questo assicura specializzazione, non necessariamente cultura, e sostituisce molti rapporti fra le persone con mezzi tecnici”. Viva la scuola medium, scrivevamo su Nòva (e prima su Austro e Aquilone)…
“Secondo Manuel Castells, però, proprio internet non isola gli individui nel loro computer: al contrario alimenta i rapporti, accresce la comunicazione e si muove – democraticamente, alla pari – in tutte le direzioni. Il pregiudizio verso internet appartiene soprattutto alla generazione più vecchia, che non lo usa e non vuol cedere il potere a chi lo sa usare. Forse – suggerisce il sociologo catalano – internet è vero legame orizzontale, sincera società dei fratelli”. Detta così, fa capire Zoja, è una speranza, ma non ancora una realtà…
“Con la rapida scomparsa della piazza e dei luoghi di incontro spontanei, il blog ha offerto l’alternativa di un incontro virtuale. Da esso, rovesciando per la prima volta la marcia della solitudine, si sono formati di nuovo raduni di persone in carne e ossa. Potranno crescere fino a essere qualcosa di più di minoranza critica? Si può davvero invertire l’allontanamento dell’altro che ha caratterizzato il XX secolo? Con quel processo di estraneazione, il prossimo si è fatto sempre più astratto e ci ha emozionato sempre meno: è diventato notizia, che riguarda l’informazione ma non il sentimento”. Estraneazione! Concetto potente.
“Rovesciare quella marcia significa percepire in ogni senso l’altro. Inizialmente su internet; poi, tornare poco a poco a lasciarsene coinvolgere: fino a provare una sorta di affetto, a volerlo incontrare, fino a voler ripetere la richiesta di Tommaso, cioè a volerlo toccare. Certo, in tutti esiste una nostalgia per gli incontri diretti, di cui ci hanno raccontato i nostri genitori. Ma temiamo anche che quelli nati da internet nascondano forme di sfruttamento economico o sessuale. Il fatto che queste patologie non siano – né siano considerate – eccezioni la dice già lunga su una sfiducia negli altri che è, insieme conseguenza e causa della distanza. Come abbiamo ricordato, ogni realtà troppo repressa si ripresenta inizialmente in forme malate: e così avviene anche per il bisogno d’intimità. Ma proprio l’esistenza di queste perversioni indica che sopravvive una necessità estrema di vicinanza: inconscia, contorta, ma non scomparsa”. Un processo in atto…
“La domanda affidata al tempo è dunque: la tecnologia, che ha molto contribuito alla disumanizzazione dei rapporti, può riavvicinare un prossimo lontano? Mi sembra che la stessa idea di ‘prossimo distante’ rivolga un interrogativo morale, che gli studiosi come Castells non si propongono e i teologi, condizionati da prospettive tradizionali, non vogliono affrontare: quello a cui i tempi chiedono sia rivolto il nostro amore è sempre più lontano, sempre più astratto”. Lontano, dunque, astratto… È così?
“La globalizzazione è ben lontana dall’essere solo un evento economico. È uno sconvolgimento morale. Ogni giorno ci sta sotto gli occhi una tragedia del mondo, su cui fino a poco fa saremmo stati informati sì e no ogni decennio: la fame, il ritorno di malattie devastanti, i drammi climatici, le stragi dimenticate. Ciò che merita la nostra compassione, e richiederebbe il nostro amore, è sempre più evidente, ma anche sempre più lontano, sempre più astratto: manca di profondità come gli schermi che ce lo comunicano. La globalizzazione dell’amore potrebbe essere una nuova, esaltante conquista, ma è, al tempo stesso, profondamente innaturale. Vedendolo soprattutto per televisione, noi tutti soffriamo di una tragica privazione sensoriale del prossimo. Quell’arricchimento che l’informazione ci consegna, essendo inflazionato e astratto, contribuisce anche alla scomparsa di solidarietà che vorrebbe combattere”. Più informazione, senza prossimo in carne e ossa, è astrazione…
“In qualunque luogo, in qualunque epoca la distanza è sempre stata un ostacolo all’amore: perché la nostra dovrebbe essere diversa? Si può davvero amare o solo conoscere quel che è lontano? E la sola conoscenza mi permette, almeno, di essere giusto. Non c’è ancora niente che lo dimostri”. 
Il discorso di Zoja è un bagno di concretezza intellettuale. E individua un problema che l’esperienza ci dice essere estremamente importante. Ma c’è un’altra strada che non sia renderci consapevoli di tutto questo? E lavorare sul processo innescato dai nuovi media sociali per arrivare a una nuova vicinanza? Forse è questo che, appunto, ci dice Zoja: non fermatevi alla fede nella tecnologia, ma andate oltre nella consapevolezza.
Il condominio – e la piccola ricerca qui svolta in materia – di sicuro dimostra che non siamo capaci di gestire la vicinanza degli estranei. E che la mentalità corrente non rende prossimo il vicino. La dimensione dell’esperienza astratta in qualche misura prevale sulla realtà fisica e sulla morale antica. Ma i piccoli gruppi di persone accomunate da qualcosa emersi in rete sono una dimostrazione che si può ricostruire vicinanza. Ora il problema è superare anche questa fase: non più gruppi di simili, ma terreni comuni per l’incontro tra i cittadini del mondo. Terreni, concreti, fisici, fatti da una nuova concezione dell’economia e dei rapporti tra le persone: terreni rigenerati – dopo la bonifica di quelli inquinati da un’epoca di crescita quantitativa e dispersione di valore qualitativo – a partire da una nuova narrazione. Non è detto che ci si riesca. Ma è un percorso che vale la pena di tentare. Zoja ha scritto un libro che aiuta. Imho. v>
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Alcuni libri che ho in mano                Impressioni mentre leggo

Enrico Pedemonte
Morte e resurrezione dei giornali
Garzanti

Giorgio Meletti  
Nel paese dei Moratti
Chiare Lettere


Un libro straordinario sulla crisi
 non solo editoriale ma anche sociale
dei giornali. E le sue possibili soluzioni. 

Una storia commovente e un’inchiesta di pregio
per una vicenda aperta e tutta da comprendere
con un concetto: il capitalismo coloniale in Italia.

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Nel frattempo ho ascoltato con immenso piacere la lezione di Stefano Rodotà intitolata Che cos’è il corpo, pubblicata da Luca Sossella Editore.
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Altre
letture citate:
Brand, Pragmatismo
Baer, Iranq
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus - business sociale
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

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Le puntate precedenti di questa specie di “rubrica” vagamente domenicale…
Italia, Emmott Ginsborg (31 ottobre 2010)
Decisioni, Lehrer (29 agosto 2010)
Citizen, Maistrello (13 giugno 2010)
Risorgimento, Villari (9 maggio 2010)
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos’è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L’arte dell’artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L’imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l’intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L’indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008) r />Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L’arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L’arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa – 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L’Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L’organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L’identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l’incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L’organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell’autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l’identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)

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In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli

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Cortei come vorremmo che fossero

Sandrone Dazieri – grande cuore – scrive sul giorno più caldo dell’inverno romano. 

Sembra dire: si può sbagliare a scrivere la propria vita, ma si sbaglia di certo a voler scrivere a forza quella degli altri o ad accettare che altri scrivano a forza la nostra.

Sulla crescita quantitativa e qualitativa della pubblicità online

Dal punto quantitativo la pubblicità online cresce molto e i motivi non mancano. Solo in Italia, come si è visto, c’è stato un aumento del 17,7% tra gennaio e ottobre. Nello stesso tempo, si segnalano, in modo più episodico, dati che indicano come dal punto di vista qualitativo ci sia ancora molta strada da fare. 

Si osserva in ogni caso che il tempo passato dalle persone davanti alla televisione non è poi tanto diverso dal tempo passato con internet, mentre la quota di pubblicità che va alla televisione è molto superiore alla quota che va a internet. Il che può significare diverse cose:
1. gli investitori pubblicitari non hanno ancora capito che il tempo delle persone è lo stesso e dunque quello di internet vale come quello della tv
2. oppure che gli investitori pubblicitari riescono a pagare meno il tempo di internet perché internet è offerta da strutture che hanno meno capacità contrattuale
3. oppure che l’attenzione del pubblico online per la pubblicità è considerata minore di quella del pubblico davanti alla televisione (stesso tempo ma minore valore)
4. oppure che la creatività della pubblicità online non riesce a conquistare attenzione quanto quella della pubblicità televisiva
5. oppure che l’abitudine cambia lentamente per motivi antropologici, organizzativi, contrattuali…
Oppure tutte queste cose insieme. Più o meno.
Sta di fatto che ci sono alcuni problemi strutturali che non consentono al mercato della pubblicità di essere del tutto efficiente. E inducono a riflessioni qualitative più che quantitative:
1. Si dice che lo spazio sul quale mettere pubblicità online è meno finito dello spazio in tv: un’offerta virtualmente infinita ha meno forza di un’offerta ben limitata. A parità di ogni altra considerazione, questo dovrebbe abbassare il costo della pubblicità in generale. Ma il mercato non è perfetto. Quindi il fenomeno tiene basso il costo della pubblicità su internet più di quanto contenga il costo della pubblicità tout court. Anche questo effetto è diversificato: nei contesti di maggior prestigio, anche online, il prezzo della pubblicità è più alto; perché anche il valore del contesto conta nella qualità dell’effetto pubblicitario. 
2. La tv raggiunge più singole persone dell’internet. Ma è anche vero che la parte della popolazione che ha maggiore disponibilità di spesa è online. E per quella parte della popolazione si dovrebbe vedere una maggiore competizione tra i mezzi. Se non si vede quanto si dovrebbe vedere questo dipende probabilmente da forme di “abitudine” che non hanno ragione di mercato.
3. Le ragioni quantitative sono importanti. Ma quelle qualitative, visto quanto detto sopra, sono altrettanto importanti. E infatti la vera via d’uscita è probabilmente una innovazione del concetto di pubblicità, che online non è ancora avvenuta in pieno. Dal punto di vista creativo c’è ancora molto da fare per accrescere la pubblicità online.

Morozov sui DDoS e la disobbedienza civile

Evgeny Morozov si è lanciato in una discussione che va assolutamente ripresa. Non perché sia facile comprendere “da che parte stare”. Ma perché il suo valore è decisivo per la concezione che noi possiamo avere dell’innovazione sociale. Che avviene per via istituzionale, ma anche per via di protesta e di dissenso.

Morozov propone di riflettere sui DDoS, gli attacchi che con la tecnica del denial of service, bloccano certi siti come forma di protesta contro il loro comportamento. È una tecnica e come tutte le tecniche può essere usata per molti scopi diversi. È stata usata per attaccare Twitter che ospitava le opinioni di un dissidente georgiano (si pensa da parte dei suoi nemici, forse legati a qualche potentato russo). E negli ultimi tempi è stata usata per attaccare i siti delle piattaforme che come Amazon, PayPal, Mastercard, hanno smesso di consentire ai sostenitori di Wikileaks di leggere le informazioni o di offrire contributi monetari.
Nel caso di questi ultimi, per Morozov si è trattato di atti simili alla disobbedienza civile, come occupare un palazzo o picchettarne l’entrata. Hanno avuto l’effetto di portare in galera alcuni di coloro che si pensa li abbiano compiuti: e la galera è parte integrante del significato dell’azione. Dice infatti Morozov che la galera è sempre la conseguenza di un’azione illegale, ma nell’azione di disobbedienza civile motivata da un’istanza “politica” la galera è ciò che ripristina l’equilibrio della convivenza e garantisce nello stesso tempo rispetto per il significato dell’azione. Questo ha senso nei paesi autoritari, ma anche in quelli democratici: il dissenso è dissenso e può essere rivolto anche a una parte del sistema democratico che secondo chi protesta democratica non è. Si può non essere d’accordo, si può essere infastiditi dall’azione, chi la compie va in galera: il suo messaggio viene testimoniato.
Il problema, dice Morozov, è che la sanzione sia proporzionata all’azione. Se chi occupa un palazzo fa qualche giorno di fermo e chi compie un DDoS va dieci anni di galera, c’è una sproporzione che va sanata. 
Dice Morozov che la reazione delle democrazie a quanto è avvenuto in seguito alla pubblicazione da parte di alcuni giornali ufficiali delle informazioni pubblicate su Wikileaks è sproporzionata. E che è necessario riflettere sulle conseguenze di tutto questo. 
Certo, tutto dipende dalla metafora con la quale si descrive il DDoS. Se è disobbedienza civile vale il discorso di Morozov. Se è vandalismo il fatto può invece essere considerato diversamente. La metafora conta. Qual è quella giusta?
Ma un fatto è certo. La riflessione sul modo in cui le democrazie stanno reagendo al fenomeno Wikileaks è doverosa e necessaria. Per fare avanzare la democrazia e la libertà di espressione, per non lasciare che la convivenza civile e le sue regole vengano stravolte dalla necessità contingente di chi è disposto da buttare il buono che c’è nell’innovazione dell’informazione della quale la rete è un abilitatore insieme al cattivo che inevitabilmente consente.

La pubblicità cresce su internet e tv

La Nielsen comunica i dati sulla pubblicità in Italia nel periodo gennaio-ottobre 2010. Rispetto ai drammi dell’anno scorso, quest’anno è andata meglio. Con un aumento compessivo del 3,8% (a quasi 7 miliardi) e una crescita della pubblicità commerciale nazionale del 4,7%.

Quanto ai mezzi usati per fare pubblciità, la televisione giganteggia con quasi 3,8 miliardi e un aumento del 6,3%. Internet cresce più di tutti con un aumento del 17,7% a 277 milioni sempre nel periodo gennaio-ottobre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (fonte citata da Nielsen per questo dato è Fpc-Assointernet – il dato non tiene conto di Google).

Dice Nielsen:

“La televisione, considerando sia i canali generalisti che quelli satellitari (marchi Sky e Fox), chiude i primi dieci mesi dell’anno con una crescita del +6,3%. Il piccolo schermo con 3,8 miliardi di Euro raccoglie il 54% del totale advertising.
In termini di crescita percentuale rispetto al 2009 internet rimane ampiamente il primo media: fino a questo punto dell’anno la variazione rispetto al 2009 è del +17,7%.

Sempre nel periodo gennaio – ottobre la radio (+10,2%) e il direct mail (+7,0%)  si confermano tra i media più dinamici in un anno positivo per l’advertising nel suo complesso. Buono l’andamento anche per quanto riguarda cinema (+7,3%) e affissione (+3,1%).

Rimane negativo l’andamento per la stampa in particolare per la periodica (-6,7%), anche se negli ultimi due mesi è stato rilevato un leggero miglioramento, e per la free press (-18,8%). Per i quotidiani a pagamento cresce la pubblicità commerciale nazionale (+1,0%) ma si confermano in calo quella locale e le altre tipologie minori, pertanto la variazione rispetto al 2009 è negativa (-1,5%). In leggero decremento anche gli investimenti su cards e transit”.