Ian Bremmer, autore di The End of the Free Market, fa parte del gruppo dei pensatori post liberisti, pragmatici, attenti alla complessità. Scrive su Foreign Affairs della relazione tra democrazia e internet. Sostenendo che la rete serve a rafforzare sia le forze favorevoli alla crescita delle democrazie sia i poteri dell’autoritarismo.
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Innovazione
May 17, 2012 Per un pugno di miliardi di dollari: Facebook grafo sociale, Google grafo della conoscenzaMay 16, 2012 Monti: crescita digitale, dalla spesa al progettoMay 15, 2012 Comunicato Aster – Startup e aziende matureMay 11, 2012 Appsforitaly. I finalisti sono… -
Informazione
May 21, 2012 Rai: i numeri di NumeriMay 15, 2012 Strumenti gratuiti per l’infograficaMay 15, 2012 Sulla scienza del giornalismo scientificoMay 2, 2012 Unesco: World Press Freedom Day -
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La métaphore et le numerique
Dans son article de 1948, Claude Shannon, théoricien du “bit”, établit une distinction entre l’”information” et le “sens”: la notion de “bit” ne s’applique pas au domaine du sens. continua...
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Territorio come piattaforma di sviluppo
Il territorio è come una rete e una piattaforma sulla quale si sviluppano attività, iniziative, startup. E come ogni piattaforma può essere aperto o chiuso, può avere un effetto frenante o può accelerare lo sviluppo, può essere dominato da pochi grandi poteri o essere competivo e creativo. E così via. Può anche essere modificato, pur con la lentezza che lo contraddistingue, anche in modo radicale. continua...
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Non tutti sono futuri imprenditori, ma…
Ci vuole equilibrio. Il terribile 36% di disoccupazione giovanile non si risolve con una ricetta facile. Chi la propone è un apprendista stregone. O un vero e proprio imbroglione. Ma è chiaro che il tema si affronta cercando di capire, a fronte delle strade che si chiudono, quali sono le strade che si aprono. Sicché molti pensano alla soluzione più radicale e promettente: se la grande impresa non assume, se lo stato non assume, i giovani si dovranno mettere in proprio. Già. Ma… continua...
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Editoria: una storia da scrivere
La trama si infittisce. Nella città dei libri la tensione è alle stelle. I protagonisti leggono con attenzione le notizie. L’Antitrust americana ha preso di mira un accordo tra Apple e quattro editori che si sarebbero accordati per alzare il prezzo dei libri elettronici e quindi altri editori si stanno accordando con Amazon per abbassare di nuovo i prezzi dei libri per il Kindle (BusinessWeek). Ma le autorità... continua...
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L'intelligenza delle smart city
“We shape our buildings; thereafter they shape us”. Queste citazioni che si trovano decontestualizzate su internet non sono una sicurezza dal punto di vista filologico. Ma questa citazione di Winston Churchill vale la pena di essere ripetuta. Perché introduce il tema delle smart city nel modo più ambizioso: siamo noi che diamo la forma ai nostri edifici, ma sono gli edifici che poi modellano la nostra vita e la nostra cultura. continua...
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The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
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Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
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Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
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AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
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Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. continua...
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Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri. continua...
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Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
continua...
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Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
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Sono d’accordo mi piace. Ma lo sai che è una dichiarazione di guerra a tre quarti del mondo ? E normalmente quelli non discutono, sparano. Va bene, ma poi se ci giriamo e siamo solo noi ? E magari qualcuno ci spara pure alle spalle ?
C’è una cosa che secondo me non si considera.
L’uso diverso di internet dai due fronti opposti provoca diverse entità di conseguenze. La mia sensazione è che l’uso cattivo da parte dei cattivi, rimane un uso tradizionale che non provoca grandi modifiche nel cattivo medesimo. Usa internet come fonte di conoscenze – e una forma più capillare ed efficiente di spionaggio. Questo perchè il cattivo è tale in quanto è semplicemente antagonista rispetto ai suoi nemici. Non li prende mai sul serio, non li ascolta – cerca teste da tagliare. La sua politica non cambia. Cerca dati: nomi luoghi idee eversive senza ascoltarle. Invece i buonini – noantri che usiamo internet nel circolo di una democratizzazione delle informazioni, di una democratizzazione della nostra di democrazia e degli stati che democratici non sono – usiamo internet spesso e volentieri per strutturare e acquisire conoscenze anche in proposito di chi non stiamiamo o combattiamo. Anche un avatar ci va bene, alle bisogna. E’ la strutturazione dell’informazione che cambia, e che modifica il nostro modo e i nostri pareri sulle faccende a cui ci relazioniamo. Ossia per me democratici vs fascisti finisce sempre 2 a 1.
Secondo me cambia l’uso delle due parti della rete. Ho la sensazione che i cattivi tendano a usarla sempre in maniera strumentale – cercano nomi, cose, idee eversive reificate, ma non leggono niente, usano internet come usavano le liste delle spie, in maniera scaltra micidiale ma riduttiva. Li democratici sono tali perchè si iscrivono in un gioco relazionale per il quale ciò che dice l’altro conta. Internet modifica allora i loro convincimenti perchè nella rete essi sono esposti alla doppia reazione chimica del dibattito e dell’acquisizione di nozioni.
Quindi alla fine per me. Fascisti vs democratici finisce sempre 1:2.
Starei sul 2 a 1, almeno su questo giochiamo in casa….
Starei sul 2 a 1, almeno su questo giochiamo in casa….