Facebook Places: consigli

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Il servizio Places di Facebook non si può provare dall'Europa, per ora. Quindi vale la pena di leggere che cosa ne pensano gli americani che l'hanno provato. Per quanto riguarda la privacy c'è una certa dose di confusione. Come spesso succede. La questione è analizzata con attenzione da TechCrunch ed Electronic Frontier Foundation. Da leggere assolutamente. Si scopre che il sistema è disegnato per massimizzare la viralità di Places ma mantenere anche un certo controllo dalla parte degli utenti. Questo significa che le regole sono un po' complicate:

"Turns out, there are three different stages of opting into the service. Let's spell them out.
  • Option one: You've explicitly opted into allowing people to tag you into Places. Any of your friends can do this. Pretty straightforward.
  • Option two: You've braved the muddled waters of Facebook's privacy control panel and turned off Places entirely. You can't be tagged -- if a friend does try to tag you in a Places post, your name simply won't show up in the post.
  • Option three: If you've never decided to 'Allow' your friends to tag you, but you haven't blocked the Places feature entirely, you're in a sort of limbo. This is where the vast majority of Facebook users in the US are right now. As soon as they get tagged for the first time, they'll get an email and a prompt on Facebook itself asking them if they'd like to allow their friends to tag them at Places in the future. Accepting this will allow any of your friends to tag you unless you go into your privacy settings and cancel it (see Option one).But even if you hit the "Not Now" button, you'll still be tagged in the relevant Places update. In fact, you'll still be tagged even if you haven't even seen the prompt asking you to approve Places tags. Facebook treats this as if you were tagged in a basic status update so it will show up on your Wall and your friends' News Feeds -- you just aren't associated with whatever Place your friend was tagging you into (i.e. if your friend visits the venue's Place page, they won't see that you've previously checked in there). The logic here is that your friends could manually tag you in a normal status update anyway. Update:Facebook has clarified that it doesn't show up on your wall."

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    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


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