Mani Pulite aveva limitato e in parte abbattuto Tangentopoli. Gli ultimi 17 anni di politica sembrano una lenta ma sempre più decisa ricostruzione. Adesso salta fuori che per indagare con le intercettazioni in merito a possibili reati di corruzione ci saranno altre difficoltà.
Esiste purtroppo un ceto "imprenditoriale" che considera la corruzione normale o per lo meno accettabile, in cambio di lavoro. E invece è una pratica profondamente ingiusta e inefficiente, che mette in difficoltà le imprese corrette e favorisce quelle che accantonano fondi neri e competono a suon di mazzette. Inoltre, apre la strada alle mafie mentre riduce gli incentivi all'innovazione.
Non c'è nessuna giustificazione per chi vuole ricostruire Tangentopoli. Nessuna.
Non è una faccenda solo italiana. Ma l'Italia non sta facendo abbastanza per liberarsi da questa imbecillità. Qui c'è un discorso di un grandissimo combattente contro la corruzione, Peter Eigen (Transparency.org):
Esiste purtroppo un ceto "imprenditoriale" che considera la corruzione normale o per lo meno accettabile, in cambio di lavoro. E invece è una pratica profondamente ingiusta e inefficiente, che mette in difficoltà le imprese corrette e favorisce quelle che accantonano fondi neri e competono a suon di mazzette. Inoltre, apre la strada alle mafie mentre riduce gli incentivi all'innovazione.
Non c'è nessuna giustificazione per chi vuole ricostruire Tangentopoli. Nessuna.
Non è una faccenda solo italiana. Ma l'Italia non sta facendo abbastanza per liberarsi da questa imbecillità. Qui c'è un discorso di un grandissimo combattente contro la corruzione, Peter Eigen (Transparency.org):
"E' stolta, sommamente stolta questa pretesa, giacobina appunto, di voler modellare il mondo secondo un bene ideale che non ha, non può avere nessuna corrispondenza con la realtà umana, ma pone le premesse per i genocidi che conosciamo, i quali tutti si originano da un Giudizio preventivo, da un Pensiero categorico o forte che crede di sapere con certezza chi è nel giusto e chi no". E. Bernabei, L'uomo di fiducia, Mondadori, cit. pag. 243
Bernabei era stato appena sdoganato a sinistra per la sua RAI, e ora...
... e comunque, no problem, siamo in Italia, conta sempre il chi, mai il cosa.
Tempo fa notai una correlazione fatta incrociando la percezione della corruzione, estratta dai dati del Transparency Int.
http://media.transparency.org/imaps/cpi2009/
con quella del Freedom House. I risultati non sono affatto controintuitivi, infatti a meno libertà di stampa corrisponde una minore percezione corruttiva.
Nel grafico la visualizzazione assume una correlazione negativa, solo perché la libertà di stampa segue criteri ordinali decrescenti di libertà, dall'ideale 0 al 100 la totale mancanza del requisito.
http://manyeyes.alphaworks.ibm.com/manyeyes/visualizations/corruption-perception-and-press-fr
Non credo si possa discutere tanto sull'adeguatezza delle categorie prese come indicatori, sulla rappresentatività e altro ancora, semmai il discorso si complica spostando l'indagine sulla natura della relazione che intrattengono i due concetti.
Chi causa cosa, se si auto-alimentano e come e con quali con-cause. Per fare questo bisognerebbe comprendere la corruzione e la stampa come oggetto di studio vero e proprio certo, e non le rispettive percezioni.