In questa chart l’Italia è in mezzo, né carne né pesce, né ricca né povera, né internettara né sconnessa…
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March 20, 2013 Publishing is a sort of dating platformJanuary 20, 2013 The fascinating history of OlivettiJanuary 13, 2013 Imagination and innovation. Edge and EconomistJanuary 8, 2013 Twitter and the Italian political élite -
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La métaphore et le numerique
Dans son article de 1948, Claude Shannon, théoricien du “bit”, établit une distinction entre l’”information” et le “sens”: la notion de “bit” ne s’applique pas au domaine du sens. continua...
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Territorio come piattaforma di sviluppo
Il territorio è come una rete e una piattaforma sulla quale si sviluppano attività, iniziative, startup. E come ogni piattaforma può essere aperto o chiuso, può avere un effetto frenante o può accelerare lo sviluppo, può essere dominato da pochi grandi poteri o essere competivo e creativo. E così via. Può anche essere modificato, pur con la lentezza che lo contraddistingue, anche in modo radicale. continua...
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Non tutti sono futuri imprenditori, ma…
Ci vuole equilibrio. Il terribile 36% di disoccupazione giovanile non si risolve con una ricetta facile. Chi la propone è un apprendista stregone. O un vero e proprio imbroglione. Ma è chiaro che il tema si affronta cercando di capire, a fronte delle strade che si chiudono, quali sono le strade che si aprono. Sicché molti pensano alla soluzione più radicale e promettente: se la grande impresa non assume, se lo stato non assume, i giovani si dovranno mettere in proprio. Già. Ma… continua...
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Editoria: una storia da scrivere
La trama si infittisce. Nella città dei libri la tensione è alle stelle. I protagonisti leggono con attenzione le notizie. L’Antitrust americana ha preso di mira un accordo tra Apple e quattro editori che si sarebbero accordati per alzare il prezzo dei libri elettronici e quindi altri editori si stanno accordando con Amazon per abbassare di nuovo i prezzi dei libri per il Kindle (BusinessWeek). Ma le autorità... continua...
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L'intelligenza delle smart city
“We shape our buildings; thereafter they shape us”. Queste citazioni che si trovano decontestualizzate su internet non sono una sicurezza dal punto di vista filologico. Ma questa citazione di Winston Churchill vale la pena di essere ripetuta. Perché introduce il tema delle smart city nel modo più ambizioso: siamo noi che diamo la forma ai nostri edifici, ma sono gli edifici che poi modellano la nostra vita e la nostra cultura. continua...
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The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
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Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
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Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
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AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
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Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. continua...
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Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri. continua...
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Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
continua...
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Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
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Comments
Però a me sembra sia più vicina a giù che a sopra…
…e neppure connessa (parlando di decreto Pisanu). In questo caso pesce, ma che puzza.
io la leggo un po’ diversamente (colpa della formazione matematica)
Tralasciamo la terza dimensione, cioè il totale della popolazione (la dimensione dei quadrati) e focalizziamoci sui due assi: reddito pro-capite e penetrazione di internet. Abbiamo a grandi linee una curva che scende un po’ più in basso di una retta – d’altra parte non si può superare il 100% di penetrazione, quindi è logico che sia sublineare. Alcuni paesi, come la Corea del sud e la Gran Bretagna, sono parecchio sopra la curva: altri sono parecchio sotto, come Messico e Sud Africa. Noi siamo molto, ma molto sotto: solo l’Arabia Saudita è peggio di noi. Persino la Cina, nonostante tutti i suoi filtri, sta sopra la curva.
Ma connessa per fare che ? Allora perchè non facciamo una chart con il numero di connessioni cellulari ? Siamo tra i primi al mondo (se non i primi ). E allora ? O con il numero di automobili per abitante ? Anche li siamo tra i primi, ri-e allora ?
Cina: bravi, si vede a che serve essere connessi e basta.
metafora efficace dell’odierna, italica mediocrità.
una dimensione che credo non vada sottovalutata, sopratutto nel confronto con economie in rapido sviluppo come quella cinese, è quella relativa alle dimensioni dei tassi di crescita. La visione statica presentata in questo grafico è per noi fin troppo ottimistica. In Italia il numero di utenti internet ogni 100 abitanti nel periodo 2005-2009 è passata da 33 a 42 (si veda il grafico qui http://bit.ly/dAehuD ). Un incremento medio annuo di poco superiore al 4 per cento, piuttosto modesto se si considera che il “mercato” italiano ha ancora grandi possibilità di sviluppo rispetto ad esempio a quelli sicuramente più saturi di Stati Uniti e Nord Europa (usa:75 ogni 100 ab, Finlandia 82). La Cina è invece passata dagli 8,5 netizen per 100 ab a 28,5 nel giro di 5 anni, con un tasso di crescita medio annuo del 14 per cento. Visti i numeri e la diversa priorità assegnata alla diffusione delle nuove tecnologie, non ci vorrà molto perchè, almeno su questo piano, avvenga il sorpasso.
@marco è vero che l’italia è prima per numero di abbonamenti cellulari(c’è un cellulare e mezzo per abitante e, tra l’altro, non so se sia un dato positivo in assoluto) ma se si guarda ad indici sintetici che tengano conto anche della penetrazione di nuove e vecchie tecnologie (tra cui internet e cellulari), dell’investimento in ricerca e sviluppo, dell’attività brevettuale e di altre variabili relative ai sistemi di innovazione nazionali quali i livelli di istruzione, non è che le cose migliorino, anzi. Guarda ad esempio agli indici prodotti dal World Economic Forum. Per quel che riguarda il competitiveness index l’italia è al 48° posto, appena davanti all’India (http://bit.ly/19IHp6) e ben dietro la Cina che è al 29°. Anche per quel che concerne il networked readiness index, che misura la diffusione e l’apporto in termini di produttività del settore ict(anche la diffusione dei cellulari) l’Italia si conferma 48esima, mentre la Cina è alla posizione 37 (http://bit.ly/dy8j8O ). Non c’è tanto di cui rallegrarsi.
Sento già qualcuno esaltare il ruolo di mediazione culturale che il nostro paese svolge. “Bridging the gap”, stile ponte sullo stretto.
Sarebbe interessante conoscere anche la posizione della Spagna