Il modo più facile per criticare qualcuno è osservare le sue incoerenze. Obama è un obiettivo fantastico per questo genere di attività. Salon riassume quanto emerge sulle decisioni di Obama in materia di assassinio politico. Il presidente, in campagna elettorale, si opponeva a questa pratica. Oggi la approva. Le inchieste di New York Times e Washington Post lo dimostrano. Un cittadino americano, che incidentalmente è anche un leader islamico, è condannato a morte senza processo e può essere ucciso dai servizi americani. Bush avrebbe approvato: gli elettori di Obama pensavano che Obama non avrebbe approvato. Incoerenza.
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Innovazione
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Informazione
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Non tutti sono futuri imprenditori, ma…
Ci vuole equilibrio. Il terribile 36% di disoccupazione giovanile non si risolve con una ricetta facile. Chi la propone è un apprendista stregone. O un vero e proprio imbroglione. Ma è chiaro che il tema si affronta cercando di capire, a fronte delle strade che si chiudono, quali sono le strade che si aprono. Sicché molti pensano alla soluzione più radicale e promettente: se la grande impresa non assume, se lo stato non assume, i giovani si dovranno mettere in proprio. Già. Ma… continua...
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Editoria: una storia da scrivere
La trama si infittisce. Nella città dei libri la tensione è alle stelle. I protagonisti leggono con attenzione le notizie. L’Antitrust americana ha preso di mira un accordo tra Apple e quattro editori che si sarebbero accordati per alzare il prezzo dei libri elettronici e quindi altri editori si stanno accordando con Amazon per abbassare di nuovo i prezzi dei libri per il Kindle (BusinessWeek). Ma le autorità... continua...
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L'intelligenza delle smart city
“We shape our buildings; thereafter they shape us”. Queste citazioni che si trovano decontestualizzate su internet non sono una sicurezza dal punto di vista filologico. Ma questa citazione di Winston Churchill vale la pena di essere ripetuta. Perché introduce il tema delle smart city nel modo più ambizioso: siamo noi che diamo la forma ai nostri edifici, ma sono gli edifici che poi modellano la nostra vita e la nostra cultura. continua...
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The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
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Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
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Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
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AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
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Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. continua...
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Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri. continua...
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Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
continua...
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Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
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Comments
Aggiungo solo, per dare un contributo all’ultima riga del post, che la reputazione potrebbe dipendere da:
1) l’incoerenza percepita, quindi se i media tacciono su una persona, la persona gode d maggiore reputazione: per cui in Italia si tace su ObaOba (probabilmente perchè per molti giornali sarebbe imbarazzante dare conto di quello che scrive Luca nelle prime righe, peraltro, che il leader islamico sia cittadino americano non è incidentale, è il cuore del problema, che un leader terrorista debba essere fatto fuori è opinione condivisa da TUTTI i democratici americani)
2) l’appartenenza tribale: sono stati fatti degli studi, la stessa persona, descritta anonimamente con attributi caratteriali e fattuali viene giudicata diversamente se viene ascritta al gruppo di appartenenza di un individuo, ad uno neutro o ad uno avverso (hanno fatto esperimenti di tutti i tipi: gruppi razziali, politici, anche semplicemente di un’altra università o di un’altra facoltà)
3) le proiezioni psicologiche individuali e di gruppo, che sono diverse da quelle del punto due (nelle situazioni estreme superano gli influssi del punto due, e a quel punto ci sono i “leader carismatici”, che sono molto più rari di quello che sembra) e che dipendono molto anche dalle storie: un leader che si trova a operare in un momento di crisi sistemica ha un danno alla reputazione, mentre un altro che ha la fortuna di gestire un momento positivo ha una reputazione migliore di quella che meriterebbe (es. Bill Cinton)
4) La reputazione dei critici (percepiti, più che quelli veri), da cui il sempre valido consiglio a politici, accademici, opinionisti e religiosi: scegliersi i nemici e, dove non è possibile, inventarsi le posizioni avverse (che non vuol dire inventarsi i nemici perchè non ci sono, ma crearne artificialmente e possibilmente anonimamente di sintetici con posizioni facilmente smotabili e/o estreme: es, non attaccare Darwin ma i darwinisti dipingendoli come nazisti, oppure scegliere certi fuori di testa come Dawkins e allargare le sue posizioni a tutti gli studiosi dell’evoluzione).
Una cosa: l’assenza di assicurazione sanitaria non impediva gli interventi salvavita. I democratci non hanno mai invocato statistiche di mortalità più alta della media delle persone senza assicurazione per giustificare la riforma. Mi sembra un caso di caso numero 4 del reply precedente. E non erano le persone a basso reddito ad essere escluse, per le quali c’era il Medicare, ma quelle con un reddito che superava il limite del Medicare ma che non avevano l’assicurazione per mille motivi (circa il 15 per cento della popolazione americana). La riforma sanitaria è stata voluta dai democratici per la classe media, peccato che alla classe media non piaccia. E si vedrà a novembre.
BTW, anche la mia metatesi sull’”incidentale” è un caso n.4, ma involontario. Sorry.
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