Progresso e caos

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La missione Apollo, quella che portò negli anni Sessanta gli astronauti sulla Luna, è costata al valore attuale 140 miliardi di dollari.

Enorme. (Lo raccontava la guida del Museo della Scienza di Milano).

Allora si spendevano per il progresso tecnologico. E per la gara con i sovietici. Oggi si spendono per la guerra in Iraq e per salvare le banche iperspeculative, lobbistiche, americane.

Allora si spendevano in vista di una prospettiva. Oggi si spendono per tenere sotto controllo il caos.

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La si può vedere anche così: ieri si spendevano per creare il futuro, oggi si spendono per aggiustare il passato.

Era un sistema concorrenziale. Due blocchi, due visioni del mondo, due imperi che dovevano dimostrare l'uno di essere migliore dell'altro. Oggi c'è un blocco, un impero che si inventa nemici per ricordare a tutti che è l'impero. Il declino segue l'apogeo.

Sempre a voler credere che sulla Luna ci siamo stati davvero... ;-)

In realtà però si spendevano anche per far vedere ai sovietici chi era il più forte, in piena guerra fredda. Era una gara fra blocco dell'est e paesi della NATO. Non era solo e tutto amore per la scienza.

I soldi c'erano, e si spendevano per gli stessi motivi di adesso. Certo, come dici giustamente, meglio investirli per far andare avanti la ricerca e la tecnologia "a fin di bene" che per guerre e salvataggi provvidenziali di ladroni e organizzazioni ladrone.

Iraq e bailout e stimoli vari non c'entrano nulla. E' ObaOba che non c'è con la testa. Cosa sarebbe più stimolante per l'economia se non un investimenti nella tecnologia spaziale ? E invece ha dato soldi a dogs and pigs (democrats lobbies) e non è nemmeno riuscito a spenderli tutti. DIvertente che quando in America succedevan certe cose era colpa di Bush, ora che ne succedono ben di peggio di ObaOba non si parla. Dalla personalizzazione alla spersonalizzazione degli eventi nell'arco di un annetto. Poi sono io che faccio comunicazione. Kennedy e soprattutto Johnson invece c'erano con la testa. D'altro canto da un certo punto in poi chi ha dato problemi allo spazio sono sempre stati i presidenti democratici: Carter, che cercò di cancellare lo Shuttle, una decisione di Nixon, e Clinton, che cancellò il programma di Bush padre, e ora ObaOba. Non c'è da stupirsi. E' proprio dal milieu da cui sono usciti coloro che da quarant'anni si sputa sullo spazio, anche in Italia. Ogni minimo problema o incidente è l'occasione per rimettere in discussione investimenti e piani. La mentalità è quella del ridurre, del ripiegarsi, del rinunciare, del ben'altro, eccetera. Chi ha fatto uscire dalla lampada il demone dell'immoralità della crescita è pregato di farcelo rientrare, prima di parlare a vanvera di futuro.

@marco: che tu faccia comunicazione non è in discussione... la fai benissimo, per la tua parte... certe volte però ti manca l'avversario e te lo inventi... (mi pare)in ogni caso qui si stava soltanto paragonando le grandi spese degli anni sessanta e quelle di adesso: si direbbe che un tempo ci fosse un'enormità di soldi per megaprogetti in qualche modo capaci di far pensare a una prospettiva futura, mentre oggi le grandi cifre sembrano destinate a tenere sotto controllo una complessità schiacciante...

No, Luca, l'avversario ce l'ho, eccome. I soldi ci sono anche ora, tanti, forse di più che allora. Se guardi la percentuale del PIL che rappresentava l'Apollo negli anni '60 e guardi quanto la stessa cifra oggi rappresenterebbe te ne renderesti conto. E guarda che anche la guerra, se ci pensi, è un investimento sul futuro, è sempre possibile rinunciare nell'immediato (vedi Monaco). L'avversario è sfuggente, lo ammetto, ma è rappresentato da chi preferisce sempre "qualcos'altro" a quello che viene proposto: sono gli accidiosi, e l'accidia è il peccato capitale del nostro tempo, ben più dell'avarizia. L'accidia è un vizio tipicamente italiano (non per nulla viene codificato come vizio capitale al tempo dei Comuni).
http://it.wikipedia.org/wiki/Accidia
Gli accidiosi sono insidiosi, si travestono da prudenti, da paladini della decrescita, da nemici dello sfruttamento (capitalistico o altro), si inventano persino motivazioni bassamente egoistiche per la propria accidia (impedisco che quella cosa venga fatta perchè non sono io che la faccio, ma in realtà se ne avessero la possibiltà non la farebbero lo stesso), in altre parole, travestono l'accidia di invidia. Segno che l'accidia è peggio del'invidia.
Quanto alla complessità, certo oggi il mondo è molto più complesso degli anni '60, ma non tantissimo di più. E' più veloce (effetto della finanziarizzazione) e più frantumato, ma soprattutto la sovrastruttura culturale mitologica ha depontenziato gli strumenti conoscitivi, il postmodernismo è una sorta di accidia culturale. Come si faccia ad ammazzare il drago, non lo so, però che il drago sia mio avverario lo vedo benissimo.
Quanto alla comunicazione, faccio una citazione trasversale che c'entra con il limbo valutativo in cui viene conservato ObaOba: Leo Longanesi diceva che durante le conversazioni in società, ogni discussione sul recente passato iniziava con "Sia chiaro, nessuno dei presenti è mai stato fascista".... oggi se fai notare il doppio standard la risposta è gente che si guarda attorno come se non si parlasse di loro. Esclusi i presenti.

" Cosa sarebbe più stimolante per l'economia se non un investimenti nella tecnologia spaziale ? "

forse non hai ben chiaro quanto è grande il debito pubblico degli Usa. Obama dove prenderebbe i soldi per investimenti nella tecnologia? Forse non vi rendete conto che, quando ci sarà la cosiddetta exit strategy, si rischierà l'insolvenza degli Usa e di molti Paesi occidentali; altro che spese per lo spazio, se si rischia la bancarotta meglio non farle

Il debito pubblico è grande e sa pensare per sè.
Il debito non è un problema, è lo sbilancio il problema, e lo sbilancio lo copri con la crescita. Se non investi sulla crescita, come pensi che riparta l'economia. E poi, ripeto, 140 miliardi sono peanuts. Nel 2008 il PIL USA è stato di 14,3 trilioni di dollari. 140 miliardi di dollari sono meno dell'un per cento del PIL se spesati in un anno. Se spesati in dieci anni è l'un per mille del PIL. Non mi venite a dire che non ci sono i soldi.

" Nel 2008 il PIL USA è stato di 14,3 trilioni di dollari. 140 miliardi di dollari sono meno dell'un per cento del PIL se spesati in un anno. Se spesati in dieci anni è l'un per mille del PIL. Non mi venite a dire che non ci sono i soldi."

tu sembri ignorare cosa è successo nel secondo semestre 2008; tanto per ricordarlo: è fallita tutto il sistema finanziario Usa. I soldi non ci sono, cioè ci possono essere solo se li stampano ma ne hanno stampati già molti per salvare il sistema, sarebbe troppo rischioso stamparne altri per andare nello spazio.

A me piacerebbe mettere te come ministro del tesoro Usa: stamperesti altri dollari per missioni nello spazio e faresti correre agli Usa il rischio di default! Wow!

http://www.nasa.gov/pdf/396093main_HSF_Cmte_FinalReport.pdf : a pagina 21, grafico in basso, si vede chiaramente l'eccezionalità dello sforzo finanziario corrispondente al programma Apollo. Comunque se prospettiva ci fu, non ebbe grande respiro: arrivati (ripetutamente) sulla Luna, il programma Apollo fu semplicemente abbandonato e la NASA ricominciò da zero con lo Space Shuttle. Oggi, con l'imminente pensionamento di quest'ultimo e senza un chiaro sostituto, si prospetta un altro periodo di gap nelle capacità statunitensi di portare equipaggi in orbita.

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  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


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