La vittoria del presente
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This page contains a single entry by Luca De Biase published on March 30, 2010 9:25 AM.
Un paese generalista was the previous entry in this blog.
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The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
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Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
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Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
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AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
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Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...
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Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...
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Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...
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Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
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Large Views
Research
Journalism
Towatchlist
News
Nòva/IlSole24Ore
Sarà, ma nelle elezioni locali il possesso dei mezzi di comunicazione conta assai meno. La Polverini ha vinto a Roma perchè il Silvio e l'Umberto sono andati in piazza.
Se il PD fosse un po' più democristiano una soluzione ci sarebbe: fare un grande accordo per eleggere il Silvio Presidente della Repubblica con il sistema attuale. Se lo leverebbero di torno. Ma siccome sono non democristiani ma azionisti (nel senso del partito) si romperano le corna per una battaglia che è essenzialmente identitaria. Finchè, alle prossime regionali, non comincerà a saltare l'Emilia.
e basta con 'ste strategie da risiko! se attacco con due carrarmatini il kamchatka, poi non si accorgono che voglio il giappone.
basta.
è ovvio quello che serve. servono persone vere, reali, non politicanti, strateghi, equilibristi, lobbisti.
servono persone competenti.
serve cultura. serve educazione. servono opportunità.
serve dire le cose come stanno. serve apertura. serve opensource non solo nel computer, ma nel cervello delle persone. basta crowdsourcing_tanto_poi_le_decisioni_le_fanno_in_pochi_a_cena.
serve solidarietà, tolleranza, dolcezza: basta machismo, basta supereroi, superimprenditori, superintellettuali, supergeni, superqualsiasicosa.
servono donne, uomini, bambini che abbiano voglia di fare delle cose, che pensino che "fare delle cose" non sia tempo buttato, che pensino che "fare delle cose" non sia solo retaggio di traffichini lobbisti, di politicanti di professione.
non ci nascondiamo dietro un dito. è sotto gli occhi di tutti. non occorre nemmeno andare in parlamento o in governo.
basta andare agli eventi, agli incontri, o frequentare i social network.
si parla di culture digitali, e nessuno parla di università, di cultura, di inter-cultura: tutti pronti a vendere la propria batteria di pentole, fatta dell'ennesimo incubatore di impresa, dell'ennesimo thread su friendfeed, dell'ennesimo "partecipa twittando con questa bella hashtag".
slackers. si stanno trasformando tutti in slacker o in espressioni di una voce unica che, purtroppo, dimentica troppe cose, cercando di applicare modelli suppostamente californiani in modi parziali e senza i framework sociali e culturali che rendono quei modelli possibili.
slackers. nel senso anche di ignavi. pronti ad accogliere strategie di altri, linguaggi di altri, modalità di altri, scansioni temporali di altri.
anche se "gli altri" è ovvio che stanno lì a vendere le loro pentole. che, in un mondo come quello contemporaneo, non son fatte di acciaio inox 18/10 col fondo spesso, ma son fatte di cultura, di immaginario.
e questo avviene nell'innovazione come avviene in tutti gli altri luoghi del lavoro e della vita quotidiana: in uffici, nei negozi, nei rapporti sociali. cambiano i linguaggi, si perde la differenza, si perde il valore della differenza. tutto punta ad un mediocre politically correct, accettabile dal corporate e suggestivo per "l'uomo della strada".
è ridicola la perdita di linguaggio. è ridicola e pericolosa. quando non si è più esseri umani ma nodi in un grafo, parte di una "strategy", quando si diventa noi l'algoritmo del prossimo (o attuale?) potere.
e contro di questo ora non c'è nulla.
non c'è nessuno. nessuno che parli della vita, del desiderio, delle possibilità.
tutti troppo impegnati a fare crowdsourcing e lobbying e imprenditoria californiana e articoli geek.
vittoria del presente?
questa è la vittoria del futuro! perchè al presente nessuno ci vuol mettere realmente mano.
Un outing politico ?
caro marco, ti riferisci al mio piccolo sfogo?
io la mia politica ho trovato da un pezzo come farla: son nomade ed indipendente, studio come un addannato, insegno come un ossesso, trovo opportunità per i miei studenti, cercando per come posso di mostrar loro che esistono possibilità di reinventare il mondo intorno a sè.
E lavorando come un forsennato.
del resto (lobby, strategie, ipotetiche innovazioni, politicheblablabla) son abbastanza disgustato.
non ambisco a fare il manager, il leader, il crowdsourcer, il produttore di killer application, il movimentista, il lobbista o cos'altro.
mi son fatto l'idea che la "svolta" e il cambiamento non hanno nulla a che vedere con queste cose, ma con un cambio d'atteggiamento. personale.
un po' come quando vai da un maestro zen e gli chiedi "dov'è Buddha?" e quello ti mette a spaccare la legna.
s
Beh, Maitreya lasciamolo stare, basta e avanza Altan (uno dei più grandi cinici esistenti, e dire che pensano che sia di sinistra):
bambino: "Papà, sono deluso"
padre: "Hai voluto la bicicletta ? Adesso nuota."
noia
, Tutto il resto è
Salvatore, uau. Ma tutte quelle cose lì le vuoi d'un botto e andrebbero bene via via che ricaricachiamo la revolving? Perchè non so se ti sei accorto ma il "mondo" della cultura non sa che farsene, non ne sente proprio la mancanza.
Oggi la Gelmini ha buttato fuori un programma per i licei di storia ove la Resistenza non è nelle macroaree di interesse.
Sai come cambiano i linguaggi negli uffici, intendo in quelli normali dove assumono laureati o diplomati come minimo? Che una signora chiede ad un altra se ha il giornale per vedere i risultati locali di una gara sportiva locale e l'altra chiede "quale giornale? perchè io ho X e forse queste cose locali stanno su Y" e la seconda da risponde con aria disorientata "Un giornale...uno "
Capisci?
E tu vuoi parlare di innovazione? l'80% dei pubblico medio il tuo commento se lo fa tradurre perchè pensa che sia cirillico ammesso che sappia cos'è il cirillico. Qui manca l'ABC
Se andiamo dietro a questi per posizionare l'asticella dobbiamo scavare.
L'unica cultura che pare affermarsi è quella del cash and carry all'outlet. Che disastro!
Gianna !! "ricaricachiamo le revolving"?!!!!! Lapsus calami, errore di stumpa o fine metafora post-post ? O effetto del confetto (Falqui) ?
ahah no no presbiopia da incipiente età senile.
Comunque le ricarichiamo che è un "espletare" il pagamento....
Uff accidenti (anche) alle lettere dei tasti del mio vetusto ibook che si sono cancellate! E alle unghie lunghe che si infilano nei tasti e...
No niente scuse! VECCHIAIA!
;-))
@gianna.... pubblico medio il tuo commento se lo fa tradurre perchè pensa che sia cirillico ammesso che sappia cos'è il cirillico....
naaaaaaaaaaaaahhhh o tempora o mores...
@salvatore, combattente, mi stai simpatico...
(insegni alle superiori o all'università?)
o tempora o mores... nahhhhhhhhh
@salvatore, insegni... superiori o università?