Un sorriso amaro sui limiti a internet
Categories:
0 TrackBacks
Listed below are links to blogs that reference this entry: Un sorriso amaro sui limiti a internet.
TrackBack URL for this entry: http://blog.debiase.com/cgi-bin/mt/mt-tb.cgi/862
4 Comments
Leave a comment
Pages
- letture
- paper
- promemoria
- risorse
About this Entry
This page contains a single entry by Luca De Biase published on January 2, 2010 10:48 AM.
Albert Camus: individualismo e comunità was the previous entry in this blog.
BookBlogging - CONVERSAZIONE - Benedetta Craveri is the next entry in this blog.
Find recent content on the main index or look in the archives to find all content.
Links
- Appunti su economia e felicità
- In libreria: Economia della Felicità Dalla blogosfera al valore del dono Feltrinelli Editore
- Il mago d'ebiz
- In nome del popolo mondiale
- Frammenti
-
- Crossroads
- Nòva100
- (Nòva24Ora!)
- Rivolta e rivoluzione
- Giornalismo dell'innovazione
- Appunti: reti, Benkler, Castells
- Politica/ blog
- Politica/ scienza
- Retorica catastrofica
- Scienza/ paura
- Informazione/ comunicazione
- Regole/ telecomunicazioni
- Urgenze/ giovani
- Chi ha ucciso i giornali?
- Online journalism
- Online journalism 2
- Commons
www.flickr.com
|
Categories
Monthly Archives
- October 2011 (38)
- September 2011 (50)
- August 2011 (58)
- July 2011 (67)
- June 2011 (55)
- May 2011 (63)
- April 2011 (47)
- March 2011 (51)
- February 2011 (43)
- January 2011 (59)
- December 2010 (48)
- November 2010 (57)
- October 2010 (65)
- September 2010 (83)
- August 2010 (64)
- July 2010 (57)
- June 2010 (59)
- May 2010 (61)
- April 2010 (55)
- March 2010 (75)
- February 2010 (80)
- January 2010 (74)
- December 2009 (72)
- November 2009 (74)
- October 2009 (48)
- September 2009 (75)
- August 2009 (51)
- July 2009 (70)
- June 2009 (75)
- May 2009 (74)
- April 2009 (87)
- March 2009 (75)
- February 2009 (60)
Blogroll
- Rss
- VITA QUOTIDIANA
- Home
- Braudel - in italiano
- Digitalia & EquiLiber
- Video e audio
- Italian post
- Media (.com e .it)
- Culture
- Effetto memo
- Appunti
- Viaggi e reportage
- Technorati faves
- Del.icio.us/lucadebiase
- Vecchi videoblog
- LUNGA DURATA
- Paolo Valdemarin
- Blog Notes
- Alessandro Gilioli
- Wittgenstein
- WebNotes
- Leibniz
- Network Games
- Andrea Lawendel
- Criativity
- Gigi Tagliapietra
- Marco Zamperini
- Antonio Santangelo
- Massimo Mantellini
- Sergio Maistrello
- Alessandro Longo
- Mauro Lupi
- Bruno Giussani
- Pandemia
- Stefano Quintarelli
- Antonio Dini
- Piergiovanni Mometto
- Kurai
- Zuck
- Lele Dainesi
- Davide Tarasconi
- ANNALES
- Global Voices
- BleedingEdge
- Le Blog Medias
- Joi Ito
- David Weinberger
- Dan Gillmor
- Kevin Kelly
- Hossein Derakhshan
- Alfonso Fuggetta
- Doc Searls
- Dave Winer
- Marc Canter
- Loic Le Meur
- Samuel Bunkr
- Joel (Beyondpr)
- Bruce Sterling
- LINX
- Clelia Mazzini
- Bernardo Parrella
- Innov'azione
- FirstDraft
- Eugenio Prosperetti
- Juan Carlos De Martin
- Layla Pavone
- Maurizio Goetz
- Dario Salvelli
- Pierluca Santoro
- Barcode
- Roberto Dadda
- Weissbach
- Salvo Toscano
- Maurizio Codogno
- La bottega del torchio
- Mastroblog
- Alessio
- Simone Cappellini
- Francesco Armando
- Dario Bonacina
- Pietro Saccomani
- Serenella
- Marco Fabbri
- Metamondo
- Stefano Hesse
- Christian Rocca
- CodeWitch
- Ubik
- Corrado Truffi
- Alessandro Gennari
- Antonio Sofi
- Andrea Tortelli
- Matteo Brunati
- Cesare Lamanna
- Carlo Formenti
- Tony Siino
- Federico Ferrazza
- Paulista
- Fabio Metitieri
- Piersantelli
- Riccardo Cambiassi
- (c)assetto variabile
- Master New Media
- Carlo Felice Dalla Pasqua
- Gaspar Torriero
- Matteo Penzo
- ImLog
- Fabio
- Sebastiano Pagani
- Melablog
- Daniele D'Amato
- Sid05
- Master's bloggers
- La montagna incantata
- MEMORIA
- Luca De Biase
- My Italian Site
- About Luca De Biase
- Luca De Biase/cv
- aNobii
Search
Articoli
-
The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
-
Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
-
Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
-
AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
-
Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...
-
Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...
-
Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...
-
Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
-
Large Views
Research
Journalism
Towatchlist
News
Nòva/IlSole24Ore
Caro Luca,
il discorso potrebbe essere lungo e articolato, ma preferisco essere diretto e senza mezze misure e proprio a causa di "mala tempora currunt".
Se ci tieni ad una cosa la difendi e ne paghi il prezzo dovuto. Il testimoniare soltanto che qualcuno si prende a vario titolo la tua libertà è un inutile esercizio di retorica. I politici ( non la democrazia eh ) vogliono piegare la rete ad una logica che non gli appartiene. Chi difenderà la rete dai politici?
Tu dici illegale, ma io ti rispondo con un iperbole, che poi è poco iperbole, e chiedendoti di pensare al fatto che in passato anche il solo essere ebreo o nero era "illegale". Legale non significa nulla in assoluto e tanto meno significa giusto.
Quindi ti rilancio il sempre ritornante, che fare?
Davvero vogliamo assistere impotenti alla cinesizzazione dell'Internet occidentale? Quanto vale la mia e la tua libertà di pensiero e azione?
PS ironia della sorte il tuo reCAPTCHA mi chiedeva di leggere "person refused"
ah ah... un recaptcha francese forse... sull'illegale sono d'accordo (anche se la riforma di ciò che è legale può seguire un corso a sua volta legale o no; ma è un discorso lungo anche questo)... quanto al che fare: un programma d'azione deve essere un po' rivoltoso (ma su questo non ci mancano gli esempi), un po' rivoluzionario (dobbiamo sviluppare un'intellettualità capace di pensare strategicamente il processo), un po' utopista (testimoniando nel metodo quello che vogliamo), un po' politico (non me ne intendo ma chi se ne intende non manca), un po' pratico (agenda condivisa emergente, nuove imprese, educazione all'uso degli strumenti che garantiscano contro l'illiberalità montante...); il tema è affascinante: ci torniamo? grazie del commento!
La cosa piu utopica è pensare, come spesso sento dire, che "la rete si regola da se". Ahimè non è così, in quanto è fatta di gente che non si regola affatto.
Certo educare al rispetto ( in generale) della privacy, della libertà, abituare alla semplice condanna del volgare inutile...insomma..hai voglia ad educare.
nel frattempo il nostro Sindaco (Renzi) ha deciso che gli esercizi che vogliono dotarsi di un dehors devono obbligatoriamente offrire la connessione wi-fi.
Internet obbligatoria. E se io decidessi diversamente per il mio bar, anche rinunciando volontariamente a quella quota di utenti internet-dipendenti? No è prevaricazione pure questa? (o solo un modo per garantire un servizio che altrimenti il Comune non è in grado di dare? in poche parole, farsi bello coi soldi e la disponibilità della libertà degli altri?. Politica o Servizio?
Sommessamente, faccio notare che la regola dell'identificazione obbligatoria per ogni accesso alla Rete ha più a che fare con le misure anti-pedofilia online che all'antiterrorismo.... Nessuno impedisce a un locale di offrire accesso Wi-Fi, ma deve garantire l'idetificazione del cliente che si connette (quindi server RIA, dati sensibili, etc, insomma una rottura di balle della quale chi vende spritz non ha nessuna intenzione di sobbarcarsi).
Quanto all'UMP, è veramente divertente, d'altro canto sono i tipici infortuni di chi insegue la novità senza capirla, come il PD che piratò "YMCA" dei Village People (scelta divertente, nel senso arbasiniano) per "I am PD !", finchè un blogger stronzo lo fece sapere alla casa discografica dei Village People e arrivò una letterina del tipo "cease and desist"...