Readings #15

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iPad. Se ne parla tanto, anche perché incrocia le speranze degli editori. Ebbene si può sostenere che i giornali sono applicazioni. E questo genera una serie di commenti importanti.

By guido romeo on January 28, 2010 10:01 AM
Non potrei essere più d'accordo. Sports illustrated e Wired Usa hanno già cominciato a immaginare cose bellissime... e direi molto interessanti anche dal punto di vista dell'advertising. Mi chiedo però se non dobbiamo immaginare i giornali sempre più come "lock-in platforms", almeno in parte sulla scorta dei modelli di FB, Google e Youtube che sembrano quelli che funzionano meglio in rete.
Questo vorrebbe dire che i giornali devono pensare sì al quotiodiano, ma anche a produrre contenuti che durano nel tempo, che possono essere fruiti più e più volte (la vecchia storia della settimanalizzazione, ma in maniera molto più intelligente).
E magari dovrebbero pensare anche a sviluppare qualche pezzetto di software? Il mercato delle apps sembra vastissimo... come già dimostrato da IPhone.
By Raffaele on January 28, 2010 10:32 AM
Sull'idea di giornali come applicazioni segnalo questo pezzo piuttosto radicale dell'
Huffington Post
http://www.huffingtonpost.com/maya-baratz/in-the-app-economy-newspa_b_436929.html
Nel mondo dei media contemporaneo, dice in sostanza, o sei una piattaforma (come Google, Facebook Apple-itunes-ipad) o sei costretto a diventare applicazione. Quotidiani e riviste, afferma, piattaforme non sono e dunque la loro strada è tracciata.
D'accordo con Guido sul fatto che quello che Apple propone sia finalmente un supporto che consente di restituire sul digitale la ricchezza (anche estetica) della lettura cartacea. Resta da vedere se questo "applicazionizzarsi" di quotidiani e riviste non comporterà alla lunga anche qualche prezzo da pagare dal punto di vista della libertà di espressione visto che il "controllo" finale dei contenuti resta nella mani dei proprietari delle piattaforme. Vedremo
By Sergio Gandrus on January 28, 2010 10:41 AM
Non c'è il rischio che poi non ci sia tanta differenza tra un giornale (letto sul e-reader) e un sito di notizie?
By francesca on January 28, 2010 12:04 PM
@Sergio
spesso ora la differenza tra un giornale e un "sito" di notizie à già poco evidente, quantomeno sul flusso e sulla capacità di analisi (parlo della fruibilità su Internet).
Il giornalismo (e il giornale) deve saper fare la differenza. Per ora ce la siamo cavata con poco.
By alessandro longo on January 28, 2010 4:20 PM
Niente di male che i giornali diventino (anche) applicazioni. Ma se lo diventano sottomessi alle regole di un gatekeeper come Apple, allora no, facciamo un passo indietro sulla strada della democrazia
By Sergio Gandrus on January 28, 2010 4:27 PM
@Francesca
sono un innamorato della carta stampata e, contemporaneamente, della tecnologia.
Trovo che il giornale debba fare la differenza nell'approfondimento dei contenuti e nell'impaginazione.
I lettori elettronici, invece, dovrebbero dare un'informazione più snella e rapida.
Postilla: l'iPad non è un vero e proprio e-reader. E' qualcosa che vorrebbe essere e fare tutto ma...
By Pepe Moder on January 28, 2010 7:28 PM
Forse non ho compreso bene io, ma a me pare che l'edicola ci sia eccome. E', esattamente come l'app. Itunes, una app. a disposizione. Si chiama iBooks. Puoi vendere un abbonamento ad una rivista (come su kindle) o un libro, senza necessariamente dover creare una nuova applicazione.
http://www.apple.com/ipad/features/
L'applicaizone semmai diventa uno strumento abilitante al servizio che un generatore di informazioni può darti. In questo caso la differenza di offerta è insita nell'applicazione sviluppat. Mentre nel primo caso è sulla credibilità dell'interlocutore e sulla qualità dei contenuti.

Arianna Ciccone, massimo mantellini, Federico [Kurai], Apapun, mariocrisco, Tommaso Baldovino, Luca - Nash, Massimiliano Fabrizi, Claudio Vaccaro, Carlo Carrieri, simona, Gaspare Armato, Luca Basili, marina ricciardi, masstrovato, Ciro Pellegrino, Federico Bo, Pietro Izzo, Nicola Greco, salvo mizzi, Clarissa - AIE_82, 1Co and PiccoloImprenditore liked this
Ecco, hai riassunto perfettamente il mio pensiero. - Federico [Kurai]
Assolutamente d'accordo. - PiccoloImprenditore from iPhone
credo che a breve lo saranno anche i libri... non più solo testo ma interattività multimediale - zetaraffix
quanto mi piace... - donata landini
Il fatto che abbia un normale display LCD (e non un OLED per esempio) lo esclude dall'utilizzo intensivo come ebook reader e quindi come rivale diretto del Kindle&Co. Si attendono tecnologie più evolute (meno cool, più tool...) - Federico Bo
sono molto scettico che su iPad, proprio per le prestazioni relative al browsing, si posa far pagare qualcosa in più rispetto a chi naviga da altri dispositivi. Il discorso applicazioni è quello dell'Apple Store, niente di nuovo rispetto a due giorni fa :-) Diverso se ci fosse stato il discorso edicola, che su Kindle c'è e la gente paga infatti. L'applicazione poi implica dover chiudere, in tutto o in parte, il sito gratuito e siamo da capo - Luca Conti
@luca conti coglie un punto importante: se posso accedere gratis alla versione web con tanta facilità e con una buona esperienza di navigazione, difficilmente userò l'app dedicata se non mi costruisce un valore aggiunto "talmente ampio" da giustificarne il costo. Questo ci porta al punto di partenza di Luca de Biase (troppi luca): il device è un canale con accesso a milioni di carte di credito, ma le carte di credito devono essere motivate a fare il passo in modo intelligente e innovativo - g.g.
Aggiungo my 2 cents. Secondo me le app colmano il gap con gli utenti che oggi *non navigano*: l'app nativa può agevolare l'esperienza (vedi per esempio le pagine che si sfogliano dell'iBook). Penso a mio padre over 60 e mentre non riesco a immaginarlo a navigare sul sito della Gazzetta ce lo vedo benissimo a "sfogliarla" sull'app dedicata (con la possibilità di visualizzare i filmati in-place, stile gazzetta di Harry Potter, o altre diavolerie). - PiccoloImprenditore
l'analogia con la Gazzetta di Harry Potter è geniale :) - g.g.
Faccio anch'io due considerazioni. 1) l'edicola è data dalla app delle singole testate, come già ora con l'iPhone 2) la app, una volta scaricata, diventa l'interfaccia per avere il contenuto. Nessuno che io sappia - avendo l'app di Repubblica - usa il browser per andare a recuperare la pagina originale su internet (forse anche perché lo schermo dell'iPhone è piccolo). Se l'app è più ricca di contenuto rispetto al sito - per esempio quella del Corriere ora è più completa del sito - magari qualcuno disposto a pagare si troverà. Non grandi numeri, però. - Paolo Ferrandi
Ma io credo che arriveremo da quelle parti. Cioè, il punto di forza mi pare proprio l'articolo aumentato, che è una cosa che se sei furbo dai solo a pagamento, via applicazione, lasciando gratis la parte solo testo. - Federico [Kurai]
il digitale ha finora disintegrato i contenitori e in campo musicale iTunes ha saputo interpretare economicamente questa tendenza. il problema principale dei giornali è che nascono come contenitori e hanno difficoltà a vedere e costruire se stessi altro che come tali (sia pure fichi, multimediali, ecc. ecc.) - specie gli italiani. iPad et similia potranno "reinventare" il contenitore per quanto riguarda le informazioni giornalistiche? - Mario Tedeschini-Lalli
@mario: ipad fornisce ai giornali accesso a milioni di carte di credito. Inventarsi di nuovo per conquistarle però tocca ai giornali. Niente pappa pronta, temo. - g.g.
@gg certo che no, solo dubbi sulla concreta possibilità - Mario Tedeschini-Lalli
riformulo meglio la domanda finale del mio commento: iPad et similia potranno spingere a "reinventare" il contenitore per quanto riguarda le informazioni giornalistiche? - Mario Tedeschini-Lalli
il problema della app vs web si risolve ovviamente prosciugando (gradualmente) il web e traghettando i contenuti verso il tool dedicato. Piuttosto, faccio presente che se i "giornali sono applicazioni" come dice giustamente De Biase, si ammette di contribuire ad abbattere una barriera in ingresso che gli editori vorrebbero invece preservare. E questo a me pare un problema - massimo mantellini
@mario: io la vedo diffcile, perchè reinventare il contenitore significa prima di tutto reinventare l'organizzazione (e qui diventa una partita difficile tra sindacati, cultura aziendale, ecc.). Se dovessi scommettere, sul medio periodo, direi che è territorio da "new player" - g.g.
@gg sono d'accordo. i miei dubbi sono però anche più profondi, se cioè sia proprio possibile tornare a una cultura e a una economia di "contenitori" vs una cultura e una economia di contenuti "liquidi", per quanto collegati. - Mario Tedeschini-Lalli
@mante perché un problema? - PiccoloImprenditore
@PiccoloImprenditore, perche' l'applicazione la possono fare tutti (e ok magari l'intermediario all'inizio screma l'accesso al suo catalogo, esattamente come Apple fa con l'app store, ma non puo' durare per molto) - massimo mantellini
@mante a me sembra invece un grosso incentivo a migliorare i contenuti, no? - PiccoloImprenditore
(btw se fossi la gazzetta farei carte false per far produrre un iPad rosa con sopra l'app e i contenuti aggiuntivi a pagamento/abbonamento) (Gazzetta se sei in ascolto io sono disponibile per l'app, e ho anche un barattolo di vernice rosa) - PiccoloImprenditore
leggo solo ora, sono giornate di fuoco qs per il sottoscritto. molti spunti di grande interesse tutti - come normale - da approfondire. condivido il senso di quello che e' stato detto da chi mi ha preceduto, credo pero' che il problema sia a monte. penso che fondamentalmente le key issues alle quali giornali e giornalismo f devono saper dare una risposta siano relative a credibilità ed affidabilità, senza qusti elementi la discesa di lettori sara' ulteriore. mi pare che i dati recentemente... more... - PierLuca Santoro from BuddyFeed
il problema grosso, comunque, è che le app che servono per scorrere le news sono abbastanza marginali se diamo un'occhiata alle statistiche dei download dall'app store. Questo significa che la quota di tempo dedicato alla lettura delle notizie è molto piccola nell'economia di fruizione dei nuovi utenti (mi scuso per l'italiano barbaro). Se non si inverte questo trend siamo tutti pre-pensionandi. - Paolo Ferrandi
ad avercela la pensione inpgi - Ciro Pellegrino
Una visione simile a quella di Luca, dal Canada http://feedproxy.google.com/~r... - Luca Conti
un quotidiano inscatolato in una app sarebbe, presumibilmente, non trasferibile ad altri mezzi. In linea con la filosofia iTunes, non sarebbe possibile fare sharing se non con 'cosi' dello stretto giro autorizzato Apple. Altrimenti verrebbe a cadere l'unico motivo che potrebbe spingere la gente a pagare le news. Mi pare un capre e cavoli tra hardware, formati proprietari, e soldi. - J.Held
Qualche punto per riassumere: 1. l'esperienza dell'utilizzatore cambierà e di molto. Questo è un fattore importante (pensiamo a cosa hanno fatto iPhone e poi FB) attirando probabilmente molti nuovi utenti Anche percè la rete in mobilità sarà molto più accessibile; 2) Sarà un ecosistema misto, molto più mescolato di quello del web perché il Pad lo impugneremo per leggere un romanzo, ma anche per scrivere, per informarci con news testuali, ma anche per fruire di contenuti video (molto più e... more... - guido romeo
@Paolo Ferrandi: ulteriore conferma di quanto sostengo, il problema non è nel mezzo. Non credo che ci/vi manchino i dati; in caso chiedete che ne "spammo" alcuni. Non mi interessa parlare di mezzi, mi interessa [ ed interessa agli utentii/lettori] parlare di messaggi. - PierLuca Santoro
l'applicazione, paradossalmente, può diventare un frullatore, vedi: http://blog.us.cision.com/2010... In linea con quanto detto a DLD del resto: Focus in Germania fa più soldi con l'ecommerce che con la pubblicità - Luca Conti

By pier on January 30, 2010 9:45 AM
La cosa non abbastanza sottolineata dell'iPad è che è un sistema chiuso! Lo spiega bene Alex Payne qui: http://al3x.net/2010/01/28/ipad.html
A prescindere dal software, dai contenuti etc. questo è un ottimo motivo per non prenderlo nemmeno in considerazione, almeno per me.
A lungo termine credo che anche agli editori non convenga: in una piattaforma del genere Apple ha troppo troppo potere.

Nel frattemo, Aza osserva che l'iPad è una piattaforma e cita Fuggetta, che avverte di fare attenzione al suo posizionamento, dichiarato nel keynote di Steve Jobs. Webeconoscenza manifesta qualche preoccupazione sul potere crescente della Apple. Giornalisticamente cita una raffica di link interessanti.

L'Economist ha due pezzi importanti sull'iPad.

I numeri di internet affascinano: Gabriele, Lsdi, Destralab, Andrea, Aza, Yoriah.

E, inoltre: i social media rischiano di generare pensieri integralisti, dice Mfisk. L'idea della rete tenuta insieme dalle relazioni tra le persone piace a Matteo.

Il Giornalaio aiuta la raccolta bibliografica sul giornalismo online.


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Ti ringrazio per la citazione, ma forse il senso delle mie due righe è stato un po' travisato: in effetti l'unico integralismo al quale mi riferivo è quello di coloro che credono ciecamente nel Verbo di Steve Jobs e vivono i keynotes come moderne liturgie laiche.

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  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


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    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

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