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Month January 2010

Design, news e fact checking, ai tempi dell’iPad

Sarà il design – al completo, quello che va dalla grafica alla funzione, dalla fascinazione per la sperimentazione culturale alla concretezza del modello di business – a fare una grande differenza nel futuro dei magazine (e forse dei giornali), nell’epoca del discusso ma affascinante sistema iPad-iPhone-AppStore… 

Anche se la discussione è ampia sulle qualità dell’oggetto, l’iPad suggerisce fantastiche possibilità creative. A Pentagram ci credono. Gianluca, giustamente, segnala.
La discussione in materia è ampia. I giornali sono applicazioni che servono all’organizzazione intelligente e interpretativa dell’informazione. Non sono somme di articoli da mandare in rete come atomi in cerca della loro molecola. Gli editori, al di là della loro funzione culturale, tendono a doversi confrontare anche con la funzione delle piattaforme. Sempre confusi dalla paura della pirateria. Mentre il crowdsourcing del giornalismo si fa strada nel dibattito. E le metriche internettesche si affinano. Con il dibattito culturale su internet si approfondisce.
Intanto, si fa strada l’ottima idea di Sergio Maistrello: FactCheck. Per discutere dei fatti e della ricerca necessaria alla verifica. In un contesto nel quale la cronaca sembra pensata come la fiction, il fact checking è un lavoro sacrosanto. 
L’iPad è un’opportunità per fare giornali migliori. Forse offrendo qualche speranza in più agli editori, li spingerà a investire nell’innovazione di design e nella qualità della ricerca giornalistica…_

BookBlogging – TEMPO – Roberto Peregalli

More about La bellezza dell'imperfezione. I luoghi e la polvere

La bellezza dell’imperfezione di Roberto Peregalli è anche la nostalgia per un rapporto con il tempo più umanamente comprensibile. La perfezione dello zero e dell’infinito, contro il tempo della vita, della morte e della conoscenza del bene e del male, del brutto e del bello…
“In principio”, nel libro, c’è proprio il tempo del Giardino dell’Eden. Un tempo infinito e indefinito, senza distinzioni tra le diverse condizioni della vita umana. La “caduta” e l’accesso alla conoscenza del bene e del male, apre gli occhi sulla morte e dunque sulla vita. Accende il progresso tecnologico e alimenta la consapevolezza dell’imperfezione.
Il tempo infinito è il lato umano dell’eternità. Ed è come uno dei modi per concepire la perfezione. L’altro, forse, è il tempo azzerato dell’iperpresente. Nel quale, come nel tempo infinito, non c’è coscienza: c’è una serie indefinita, appunto, di scatti fotografici, senza memoria né prospettiva. E ogni momento è compiuto in se stesso. E non è possibile agire, ma solo subire. Nel migliore dei casi misticamente, altrimenti vegetando.
Si ipotizza, con Remo Bodei, che il mondo dei media sociali possa essere vissuto come un iperpresente nel quale tutto è accessibile nello stesso istante senza distinzione del tempo che ha originato le diverse informazioni, immagini, comunicazioni. 
“Il tempo è la nostra carne. Siamo fatti di tempo. Siamo il tempo”, dice Peregalli. Aggiungendo però: “È una curva inesorabile che condiziona ogni gesto della nostra vita, compresa la morte”. Ma la vita umana è invece scandita più che da una sola curva del tempo da molte durate sociali e personali, che si sovrappongono e giustappongono. E infatti: “Vediamo qualcosa e già non è più. In questo sta la sua suprema bellezza. Un raggio di luce che illumina la colonna di un tempio a Selinunte, ultimo, mentre scende la sera, lo sguardo di chi ti ama, colto nella sua sorpresa, il riflesso in una pozza d’acqua delle linee di una casa, prima che la pioggia ricominci a incresparne la superficie. Sono attimi fuggevoli. Non torneranno più. Continuano però a riempire la nostra esistenza. Nel ricordo, la luce di quel momento è diffusa sopra di noi. Il tempo a ondate ce la riporta, come nelle mareggiate d’inverno la risacca sui ciottoli. Quell’attimo per noi è la verità. Il disvelamento. Dalla nebbia del nulla è emerso lo spettro dell’essere. Lo sguardo ha squarciato il velo dell’oblio. Dopo, niente sarà più lo stesso”.
Per questo, la memoria e la nostalgia riempiono l’esperienza del presente umano, del tempo imperfetto che viviamo, un insieme di presente e passato o meglio un insieme di durate delle quali la nostra memoria personale e collettiva è una causa e una conseguenza: e tutto questo è il solo modo per noi di essere coscienti, per agire in base a una prospettiva che ci consente di guardare al futuro.
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Alcuni libri che ho in mano                Impressioni mentre leggo

Jean-Paul Sartre
La nausée
Folio

Antonio Trampus  
Il diritto alla felicità
Laterza


Da riprendere in mano per indagare
sulla relazione tra narrazione e vita:
tra autenticità ed equilibrio culturale. 

Nessuno può definire la felicità, ma la
la possibilità di cercarla è un diritto che le
le reti pubbilche possono salvaguardare.

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Le puntate precedenti di questa specie di “rubrica”…
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos’è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L’arte dell’artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L’imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l’intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L’indicibile segreto del segreto (14 agosto 2
008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L’arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L’arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa – 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L’Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L’organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L’identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l’incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L’organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell’autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l’identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)

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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d’Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E… VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo… BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


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In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli

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Free Twitter Riders

Secondo uno studio di Mikolaj Jan Piskorski, di Harvard, su 300mila utenti di Twitter, più della metà pubblicava un micropost meno che ogni 74 giorni. Si scopre anche che il 10% degli utenti di Twitter che scrive più spesso è responsabile del 90% di tutti i micropost pubblicati. (Economist)

E’ una proporzione simile a quella che Bernardo Huberman aveva scoperto tempo fa sugli utenti di Kazaa: il 10% degli utenti metteva a disposizione il 90% della musica che si trovava con quel software peer-to-peer. Quelli che usavano la musica messa a disposizione degli altri senza condividere la propria erano chiamati “free rider”.
Man mano che cresce di numero, anche l’insieme del pubblico attivo va dunque compreso meglio, per distinguere tra le varie gradazioni di impegno e condivisione che ogni persona può scegliere di offrire alla rete.

Readings #15

iPad. Se ne parla tanto, anche perché incrocia le speranze degli editori. Ebbene si può sostenere che i giornali sono applicazioni. E questo genera una serie di commenti importanti.

By guido romeo on January 28, 2010 10:01 AM
Non potrei essere più d’accordo. Sports illustrated e Wired Usa hanno già cominciato a immaginare cose bellissime… e direi molto interessanti anche dal punto di vista dell’advertising. Mi chiedo però se non dobbiamo immaginare i giornali sempre più come “lock-in platforms”, almeno in parte sulla scorta dei modelli di FB, Google e Youtube che sembrano quelli che funzionano meglio in rete.
Questo vorrebbe dire che i giornali devono pensare sì al quotiodiano, ma anche a produrre contenuti che durano nel tempo, che possono essere fruiti più e più volte (la vecchia storia della settimanalizzazione, ma in maniera molto più intelligente).
E magari dovrebbero pensare anche a sviluppare qualche pezzetto di software? Il mercato delle apps sembra vastissimo… come già dimostrato da IPhone.
By Raffaele on January 28, 2010 10:32 AM
Sull’idea di giornali come applicazioni segnalo questo pezzo piuttosto radicale dell’
Huffington Post
http://www.huffingtonpost.com/maya-baratz/in-the-app-economy-newspa_b_436929.html
Nel mondo dei media contemporaneo, dice in sostanza, o sei una piattaforma (come Google, Facebook Apple-itunes-ipad) o sei costretto a diventare applicazione. Quotidiani e riviste, afferma, piattaforme non sono e dunque la loro strada è tracciata.
D’accordo con Guido sul fatto che quello che Apple propone sia finalmente un supporto che consente di restituire sul digitale la ricchezza (anche estetica) della lettura cartacea. Resta da vedere se questo “applicazionizzarsi” di quotidiani e riviste non comporterà alla lunga anche qualche prezzo da pagare dal punto di vista della libertà di espressione visto che il “controllo” finale dei contenuti resta nella mani dei proprietari delle piattaforme. Vedremo
By Sergio Gandrus on January 28, 2010 10:41 AM
Non c’è il rischio che poi non ci sia tanta differenza tra un giornale (letto sul e-reader) e un sito di notizie?
By francesca on January 28, 2010 12:04 PM
@Sergio
spesso ora la differenza tra un giornale e un “sito” di notizie à già poco evidente, quantomeno sul flusso e sulla capacità di analisi (parlo della fruibilità su Internet).
Il giornalismo (e il giornale) deve saper fare la differenza. Per ora ce la siamo cavata con poco.
By alessandro longo on January 28, 2010 4:20 PM
Niente di male che i giornali diventino (anche) applicazioni. Ma se lo diventano sottomessi alle regole di un gatekeeper come Apple, allora no, facciamo un passo indietro sulla strada della democrazia
By Sergio Gandrus on January 28, 2010 4:27 PM
@Francesca
sono un innamorato della carta stampata e, contemporaneamente, della tecnologia.
Trovo che il giornale debba fare la differenza nell’approfondimento dei contenuti e nell’impaginazione.
I lettori elettronici, invece, dovrebbero dare un’informazione più snella e rapida.
Postilla: l’iPad non è un vero e proprio e-reader. E’ qualcosa che vorrebbe essere e fare tutto ma…
By Pepe Moder on January 28, 2010 7:28 PM
Forse non ho compreso bene io, ma a me pare che l’edicola ci sia eccome. E’, esattamente come l’app. Itunes, una app. a disposizione. Si chiama iBooks. Puoi vendere un abbonamento ad una rivista (come su kindle) o un libro, senza necessariamente dover creare una nuova applicazione.
http://www.apple.com/ipad/features/
L’applicaizone semmai diventa uno strumento abilitante al servizio che un generatore di informazioni può darti. In questo caso la differenza di offerta è insita nell’applicazione sviluppat. Mentre nel primo caso è sulla credibilità dell’interlocutore e sulla qualità dei contenuti.

Arianna Ciccone, massimo mantellini, Federico [Kurai], Apapun, mariocrisco, Tommaso Baldovino, Luca – Nash, Massimiliano Fabrizi, Claudio Vaccaro, Carlo Carrieri, simona, Gaspare Armato, Luca Basili, marina ricciardi, masstrovato, Ciro Pellegrino, Federico Bo, Pietro Izzo, Nicola Greco, salvo mizzi, Clarissa – AIE_82, 1Co and PiccoloImprenditore liked this
Ecco, hai riassunto perfettamente il mio pensiero. – Federico [Kurai]
Assolutamente d’accordo. – PiccoloImprenditore from iPhone
credo che a breve lo saranno anche i libri… non più solo testo ma interattività multimediale – zetaraffix
quanto mi piace… – donata landini
Il fatto che abbia un normale display LCD (e non un OLED per esempio) lo esclude dall’utilizzo intensivo come ebook reader e quindi come rivale diretto del Kindle&Co. Si attendono tecnologie più evolute (meno cool, più tool…) – Federico Bo
sono molto scettico che su iPad, proprio per le prestazioni relative al browsing, si posa far pagare qualcosa in più rispetto a chi naviga da altri dispositivi. Il discorso applicazioni è quello dell’Apple Store, niente di nuovo rispetto a due giorni fa :-) Diverso se ci fosse stato il discorso edicola, che su Kindle c’è e la gente paga infatti. L’applicazione poi implica dover chiudere, in tutto o in parte, il sito gratuito e siamo da capo – Luca Conti
@luca conti coglie un punto importante: se posso accedere gratis alla versione web con tanta facilità e con una buona esperienza di navigazione, difficilmente userò l’app dedicata se non mi costruisce un valore aggiunto “talmente ampio” da giustificarne il costo. Questo ci porta al punto di partenza di Luca de Biase (troppi luca): il device è un canale con accesso a milioni di carte di credito, ma le carte di credito devono essere motivate a fare il passo in modo intelligente e innovativo – g.g.
Aggiungo my 2 cents. Secondo me le app colmano il gap con gli utenti che oggi *non navigano*: l’app nativa può agevolare l’esperienza (vedi per esempio le pagine che si sfogliano dell’iBook). Penso a mio padre over 60 e mentre non riesco a immaginarlo a navigare sul sito della Gazzetta ce lo vedo benissimo a “sfogliarla” sull’app dedicata (con la possibilità di visualizzare i filmati in-place, stile gazzetta di Harry Potter, o altre diavolerie). – PiccoloImprenditore
l’analogia con la Gazzetta di Harry Potter è geniale :) – g.g.
Faccio anch’io due considerazioni. 1) l’edicola è data dalla app delle singole testate, come già ora con l’iPhone 2) la app, una volta scaricata, diventa l’interfaccia per avere il contenuto. Nessuno che io sappia – avendo l’app di Repubblica – usa il browser per andare a recuperare la pagina originale su internet (forse anche perché lo schermo dell’iPhone è piccolo). Se l’app è più ricca di contenuto rispetto al sito – per esempio quella del Corriere ora è più completa del sito – magari qualcuno disposto a pagare si troverà. Non grandi numeri, però. – Paolo Ferrandi
Ma io credo che arriveremo da quelle parti. Cioè, il punto di forza mi pare proprio l’articolo aumentato, che è una cosa che se sei furbo dai solo a pagamento, via applicazione, lasciando gratis la parte solo testo. – Federico [Kurai]
il digitale ha finora disintegrato i contenitori e in campo musicale iTunes ha saputo interpretare economicamente questa tendenza. il problema principale dei giornali è che nascono come contenitori e hanno difficoltà a vedere e costruire se stessi altro che come tali (sia pure fichi, multimediali, ecc. ecc.) – specie gli italiani. iPad et similia potranno “reinventare” il contenitore per quanto riguarda le informazioni giornalistiche? – Mario Tedeschini-Lalli
@mario: ipad fornisce ai giornali accesso a milioni di carte di credito. Inventarsi di nuovo per conquistarle però tocca ai giornali. Niente pappa pronta, temo. – g.g.
@gg certo che no, solo dubbi sulla concreta possibilità – Mario Tedeschini-Lalli
riformulo meglio la domanda finale del mio commento: iPad et similia potranno spingere a
“reinventare” il contenitore per quanto riguarda le informazioni giornalistiche? – Mario Tedeschini-Lalli
il problema della app vs web si risolve ovviamente prosciugando (gradualmente) il web e traghettando i contenuti verso il tool dedicato. Piuttosto, faccio presente che se i “giornali sono applicazioni” come dice giustamente De Biase, si ammette di contribuire ad abbattere una barriera in ingresso che gli editori vorrebbero invece preservare. E questo a me pare un problema – massimo mantellini
@mario: io la vedo diffcile, perchè reinventare il contenitore significa prima di tutto reinventare l’organizzazione (e qui diventa una partita difficile tra sindacati, cultura aziendale, ecc.). Se dovessi scommettere, sul medio periodo, direi che è territorio da “new player” – g.g.
@gg sono d’accordo. i miei dubbi sono però anche più profondi, se cioè sia proprio possibile tornare a una cultura e a una economia di “contenitori” vs una cultura e una economia di contenuti “liquidi”, per quanto collegati. – Mario Tedeschini-Lalli
@mante perché un problema? – PiccoloImprenditore
@PiccoloImprenditore, perche’ l’applicazione la possono fare tutti (e ok magari l’intermediario all’inizio screma l’accesso al suo catalogo, esattamente come Apple fa con l’app store, ma non puo’ durare per molto) – massimo mantellini
@mante a me sembra invece un grosso incentivo a migliorare i contenuti, no? – PiccoloImprenditore
(btw se fossi la gazzetta farei carte false per far produrre un iPad rosa con sopra l’app e i contenuti aggiuntivi a pagamento/abbonamento) (Gazzetta se sei in ascolto io sono disponibile per l’app, e ho anche un barattolo di vernice rosa) – PiccoloImprenditore
leggo solo ora, sono giornate di fuoco qs per il sottoscritto. molti spunti di grande interesse tutti – come normale – da approfondire. condivido il senso di quello che e’ stato detto da chi mi ha preceduto, credo pero’ che il problema sia a monte. penso che fondamentalmente le key issues alle quali giornali e giornalismo f devono saper dare una risposta siano relative a credibilità ed affidabilità, senza qusti elementi la discesa di lettori sara’ ulteriore. mi pare che i dati recentemente… more… – PierLuca Santoro from BuddyFeed
il problema grosso, comunque, è che le app che servono per scorrere le news sono abbastanza marginali se diamo un’occhiata alle statistiche dei download dall’app store. Questo significa che la quota di tempo dedicato alla lettura delle notizie è molto piccola nell’economia di fruizione dei nuovi utenti (mi scuso per l’italiano barbaro). Se non si inverte questo trend siamo tutti pre-pensionandi. – Paolo Ferrandi
ad avercela la pensione inpgi – Ciro Pellegrino
Una visione simile a quella di Luca, dal Canada http://feedproxy.google.com/~r… – Luca Conti
un quotidiano inscatolato in una app sarebbe, presumibilmente, non trasferibile ad altri mezzi. In linea con la filosofia iTunes, non sarebbe possibile fare sharing se non con ‘cosi’ dello stretto giro autorizzato Apple. Altrimenti verrebbe a cadere l’unico motivo che potrebbe spingere la gente a pagare le news. Mi pare un capre e cavoli tra hardware, formati proprietari, e soldi. – J.Held
Qualche punto per riassumere: 1. l’esperienza dell’utilizzatore cambierà e di molto. Questo è un fattore importante (pensiamo a cosa hanno fatto iPhone e poi FB) attirando probabilmente molti nuovi utenti Anche percè la rete in mobilità sarà molto più accessibile; 2) Sarà un ecosistema misto, molto più mescolato di quello del web perché il Pad lo impugneremo per leggere un romanzo, ma anche per scrivere, per informarci con news testuali, ma anche per fruire di contenuti video (molto più e… more… – guido romeo
@Paolo Ferrandi: ulteriore conferma di quanto sostengo, il problema non è nel mezzo. Non credo che ci/vi manchino i dati; in caso chiedete che ne “spammo” alcuni. Non mi interessa parlare di mezzi, mi interessa [ ed interessa agli utentii/lettori] parlare di messaggi. – PierLuca Santoro
l’applicazione, paradossalmente, può diventare un frullatore, vedi: http://blog.us.cision.com/2010… In linea con quanto detto a DLD del resto: Focus in Germania fa più soldi con l’ecommerce che con la pubblicità – Luca Conti

By pier on January 30, 2010 9:45 AM
La cosa non abbastanza sottolineata dell’iPad è che è un sistema chiuso! Lo spiega bene Alex Payne qui: http://al3x.net/2010/01/28/ipad.html
A prescindere dal software, dai contenuti etc. questo è un ottimo motivo per non prenderlo nemmeno in considerazione, almeno per me.
A lungo termine credo che anche agli editori non convenga: in una piattaforma del genere Apple ha troppo troppo potere.

Nel frattemo, Aza osserva che l’iPad è una piattaforma e cita Fuggetta, che avverte di fare attenzione al suo posizionamento, dichiarato nel keynote di Steve Jobs. Webeconoscenza manifesta qualche preoccupazione sul potere crescente della Apple. Giornalisticamente cita una raffica di link interessanti.

L’Economist ha due pezzi importanti sull’iPad.

I numeri di internet affascinano: Gabriele, Lsdi, Destralab, Andrea, Aza, Yoriah.

E, inoltre: i social media rischiano di generare pensieri integralisti, dice Mfisk. L’idea della rete tenuta insieme dalle relazioni tra le persone piace a Matteo.

Il Giornalaio aiuta la raccolta bibliografica sul giornalismo online.

Google abbandona Explorer 6

La tua azienda usa ancora Explorer 6? Non di dà la possibilità di aggiungere un altro browser al tuo pc? O il tuo vecchio computer di casa ha ancora il vecchio browser che ci hai trovato preinstallato? Vale la pena di scaricare un altro browser. Perché anche Google sta smettendo di supportare Explorer 6, il che significa che la mail e i documenti che usi sulla “nuvola” di Google cominceranno a funzionare meno.

iPad, perché se ne parla tanto

Non cessa il profluvio di articoli e commenti sull’iPad. Perché l’intelligenza collettiva dei cercatori di opportunità deve digerirlo nella sua fattuale concretezza, dopo tanto tempo passato a immaginarne le possibili forme e funzioni. (Antonio, Guardian)

Con un punto di domanda chiaro in testa: se ne venderanno abbastanza da dare valore al mio possibile investimento, come consumatore e come sviluppatore? Già, perché sia per chi compra l’iPad sia per chi intende scrivere software da distribuire a chi compra l’iPad, il problema comune è quanto sarà grande il mondo dei possessori di iPad? Maggiore quel numero, maggiore la ricchezza di contenuti e applicazioni, maggiore il valore, migliore la possibile soddisfazione.
Il problema dell’uovo e della gallina in questo caso è facilitato dal fatto che esiste già una quantità di software per l’iPhone che verrà facilmente adattato all’iPad. E che alcuni editori di libri hanno già in cantiere la vendita di libri per l’iPad. E che i giochi andranno bene (l’idea del Monopoli con giocatori attorno a un tavolo con l’iPad in mezzo e qualche amico che gioca da un’altra città non è male…).
E per le applicazioni di base, la possibilità di leggere il web e fare la mail girellando per la casa, semplicemente connessi col wifi, il costo è davvero contenuto: 499 dollari…
E’ più facile pensare che sia un prodotto relativamente molto venduto, piuttosto che sia un totale flop. Il che rende probabile che molti scommettano su questa ipotesi e facciano software e contenuti adatti all’iPad. Il che arricchirà la piattaforma e la renderà di vero valore. Decretandone il successo. E’ più facile che decolli piuttosto che resti a terra.
Se questo è vero, vale la pena di pensare giornali da diffondere sull’iPad. Inventandone il nuovo design e pensandoli come servizi di organizzazione dell’informazione talmente interessanti da poter anche essere venduti. E’ una possibilità in più. Per chi si muove bene, con qualità e velocità, facendo ricorso a immaginazione e spirito di iniziativa. Editori tradizionali e nuovi editori sono dunque ai nastri di partenza. Dovrebbe essere divertente.

Sostegno al Public Domain Manifesto

Senza nulla togliere all’importanza del copyright, è necessario sostenere, alimentare e difendere il pubblico dominio. Un ecosistema culturale ricco e sano ha bisogno di equilibrio tra modelli e forme di sviluppo del pensiero diverse. Il pubblico dominio è un terreno fertile e fertilizzante. http://publicdomainmanifesto.org/italian.

iPad, i giornali sono applicazioni

Dove si vendono i giornali per l’iPad? Che cosa sono i giornali, secondo chi ha progettato la nuova tavoletta? Che opportunità hanno gli editori di giornali e i giornalisti adesso? 

L’iPad si carica di contenuti creandoli, oppure attingendo al web, oppure comprandoli da iTunes, musica e film, AppStore, software, iBooks, libri. Dunque, almeno finora, non c’è un’edicola.
Dove si possono vendere i giornali per l’iPad? La risposta a questa domanda è anche un geniale suggerimento per rispondere alla domanda preliminare: “che cosa sono i giornali?”
I giornali sono flussi di notizie e progetti speciali, sono testi, audio e video, sono relazioni tra il pubblico attivo e le redazioni, sempre però con un taglio interpretativo speciale sintetizzato dalla testata. La forma dei giornali digitali è dunque quella dell’applicazione: è un software che mette insieme tutti gli elementi, compresa la struttura fondamentale che organizza le informazioni appoggiando l’interpretazione.
Per gli editori di giornali e giornalisti c’è cibo per la mente. Giustamente, dicono, che produrre le notizie costa. Ora devono produrre anche immaginazione, design. E costerà anche quello. Ma hanno trovato chi suggerisce una strada per uscire dalle secche.

iPad, Apple sceglie che cosa non c’è

Nell’iPad non c’è la telecamera. Non c’è un’entrata Usb. E niente software Flash… Soprattutto, c’è una libreria ma non un’edicola. Evidentemente i giornali sono applicazioni da reinventare, non prodotti standard. 

Giornata marconiana

Stamattina, grazie alla Fub, alla Camera dei Deputati si parla di innovazione in un periodo di crisi. In programma, una discussione sugli ultimi trent’anni di telecomunicazioni, l’industria italiana e la sua capacità di generare tecnologia nuova, le prospettive future. Le grandi aziende presenti dovrebbero domandarsi se sono orientate a costruire un indotto della conoscenza, influendo con i loro investimenti sull’ecosistema dell’innovazione in Italia.

Gli editori amano il tablet

Le notizie più entusiastiche sul tablet della Apple sono relative alle aspettative degli editori. Che pensano che stia arrivando la soluzione ai loro problemi di fatturato digitale. McGraw-Hill per esempio dice che il tablet sarà fantastico. E tutti gli altri editori sono superinteressati. Più quelli della carta di quelli della televisione, forse.

Un poco di link, presi da Techmeme… A partire da:
Apple Event to Focus on Reinventing Content, Not Tablets

Engadget, Gizmodo, Silicon Alley Insider, IT PRO – Today, AppleInsider, Digits, Shelly Palmer, The Toybox, Electronista, Electricpig.co.uk, SlashGear, CNET News, Gizmodo Australia, CNET News, Gizmodo, PC World, Boy Genius Report, Tech Central, Digital Daily, Electronista, TUAW, dot.Maggie, Silicon Alley Insider, The Register, Zatz Not Funny!, BBC, VentureBeat, CrunchGear, Crave, Pocket-lint, Ars Technica, DailyFinance, SFGate, Seeking Alpha, Redmond Pie, Electricpig.co.uk, BetaNews, Mashable!, Phone Arena, Between the Lines, Appletell, Gearlog, IntoMobile, L.A. Times Tech Blog, App Advice, DailyTech, Engadget, The Next Web, Digital Trends, AppleInsider, Hardware 2.0, TeleRead, 9 to 5 Mac, Podcasting News, Gizmodo Australia, Gawker, Daring Fireball, DisplayBlog, jkOnTheRun, PMP Today, Webomatica, EverythingiCafe, Gadget Lab, GottaBeMobile.com, The iPhone Blog
Mercury News, Scobleizer, Podcasting News, Engadget, Gadget Lab, Appolicious Advisor, Colin’s Corner, Silicon Alley Insider, Loading Bars and All Shook Down

Javaday

Nel giorno dell’addito di Scott McNealy alla Sun e della sua bellissima lettera alla sua “Gang”, arriva una segnalazione che dimostra la vitalità di Java e di quello che è venuto fuori dalla storia della Sun.

Segnalazione ricevuta. Divertente soprattutto la precisazione del fatto che i talk tecnici sono “ad altissima velocità”. Ecco il Javaday.

“Il Javaday Roma è uno degli eventi informatici
con maggior partecipazione di pubblico, interventi e sponsor in Italia,
probabilmente è quello con maggiore affluenza.

La sua caratteristica è quella di essere organizzato totalmente dagli
stessi membri della community Java italiana senza nessun scopo di
lucro, in maniera volontaria. I soldi raccolti dagli sponsor vengono
impiegati per le spese, borse di studio e beneficenza.

Il Javaday si configura come un evento
con contenuti d’eccellenza, una full immersion di 6 ore di talk tecnici
ad altissima velocità a cura di esperti provenienti dalla community in
italiana ed estera.

La promozione avviene solo su social networks, blog e mailing list.

La quarta edizione del Javaday sarà il 30 gennaio 2010 presso l’Università Roma Tre, ecco il sito: http://roma.javaday.it/

La Guerra Astratta

Il confronto tra Cina e Usa su internet venuto alla luce dopo il caso Google è ormai al centro del dibattito strategico. Il New York Times pubblica una storia importante, che mostra come la vicenda Google sia avvenuta proprio in un periodo in cui le preoccupazioni dell’amministrazione americana sulla possibilità di una guerra online erano molto accentuate.

Google ha detto di aver subito attacchi da parte della Cina. La Cina ha negato flemmaticamente, cercando di mantenere la questione sul piano delle relazioni tra leggi cinesi e aziende private straniere. L’amministrazione americana è però intervenuta pesantemente appoggiando Google e dichiarando che considera la libertà di internet un valore non negoziabile. A quel punto la Cina ha contrattaccato dicendo che sono gli americani ad aver tentato ripetutamente di entrare nei sistemi informatici cinesi e che il loro è puro e semplice imperialismo: la Cina insomma si propone come vittima di un’interferenza straniera nelle sue politiche interne.
Per ora si tratta di una Guerra Astratta, fatta molto di ipotesi e con pochi fatti visibili. È profondamente legata al confronto del Soft Power americano e di quello cinese: il primo, sulla scorta dell’esperienza hollywoodiana, fa della sua industria dei media un generatore di sogni di libertà valido per tutto il mondo; il secondo, punta sulla efficacia economica del suo sistema industriale e sull’ideologia dello sviluppo armonico, in opposizione a quello conflittuale tipico dell’occidente.
La Guerra Astratta è cominciata. I ruoli della Tesi e dell’Antitesi non sono chiarissimi: quindi per ora non si vede alcuna Sintesi. 

Internet, Europa e market cap

Klaus Hommels, finanziere, dice: “In Europa, con internet distruggiamo più capitalizzazione di borsa di quanta ne costruiamo. E questo non succede in Usa, Cina, Russia”. Mancano, dice, i leader di mercato e il venture capital con la mentalità giusta per svilupparli.

Informavore e Filtering

A DLD si discute un sacco di information overload, filtri e potere. Frank Schirrmacher dice che non sarà mai più possibile gestire l’informazione senza le mavchine e che queste prenderanno il potere. David Gelernter risponde che il problema è che si fa troppo poca ricerca sull’interfaccia e le macchine che usiamo, e che quindi l’attuale malessere è relativo alla scarsa comprensione dei fenomeni. E aggiunge una domanda: dove sono i risultati di tutta questa informazione? Siamo davvero più informati? Baratunde Thurson risponde che ci vuole anche un po’ di calma: non è necessario sapere tutto quello che viene pubblicato da 6 miliardi di persone. Loic mostra la nuova interfaccia di Seeismic (più sintetica e divertente) per Twitter. E aggiunge che il filtro per lui sono le segnalazioni degli amici.