EFF: perplessi sulla nuova privacy in Facebook

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Electronic Frontier Foundation, un'antica e ipercompetente organizzazione che lavora a favore dei cittadini che usano i media digitali, si mostra perplessa sulla nuova politica della privacy in Facebook. E pubblica un'analisi molto attenta.

Oltre ad alcuni dati positivi, EFF segnala due aspetti importanti:
1. Come si diceva anche qui, la nuova politica sulla privacy incoraggia in molti modi - sottili e meno sottili - a pubblicare spontaneamente e autenticamente i fatti propri, promettendo un altissimo livello di privacy. Questo serve al business di Facebook (che è fondamentalmente basato sulla conoscenza capillare dei comportamenti e dei giudizi degli utenti). Ma abbassare il livello di attenzione su ciò che si vuole pubblicare di se e su ciò che si vuole mantenere riservato può condurre le persone a rischiare troppo.
2. L'introduzione improvvisa di una dimensione delle informazioni personali priva di privacy, "publicly available", riguarda anche la lista degli amici e altre informazioni che prima si potevamo mantenere riservate agli amici. E' una scelta che Facebook difende. Ma che non è priva di rischi.
3. Le applicazioni hanno troppa libertà di entrare nei profili delle persone, anche nei loro scaffali più riservati, secondo EFF.

Insomma, la nuova privacy di Facebook potrebbe rendere le persone meno consapevoli del problema della riservatezza dando l'impressione di maggiore controllo, indurle a pubblicare più spontaneamente e avventatamente, aprire varchi importanti nella privacy stessa.

Si sa: la privacy interessa le persone, ma sono le persone stesse a dimenticarsi di questo interesse molto spesso. Se fosse una scelta consapevole, quella di condividere tutto di sé, potrebbe andar bene. Ma il fatto è che quando si condivide qualcosa di sé che riguarda anche altri, di fatto si intacca la privacy altrui senza che questi ne siano consapevoli. E in ogni caso, a essere interessati ai fatti degli altri possono essere tipi di persone molto diversi e imprevedibili.

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5 Comments

se è solo per questo, avevo detto che la data del mio compleanno era visibile solo a me, e invece negli old settings (non in quelli proposti, ripeto!) era indicata come "per gli amici degli amici"... Ho dovuto riguardare tutto punto per punto.

Io vorrei sapere quanta gente si andra' davvero a rivedere le impostazioni... ormai e' diventato un lavoro riuscire a satare appresso a tutti le possibili configurazioni... vedremo... intanto, e' sempre attuale lo studio di Sophos: 41% users danno via le info come se non fossero loro :)
http://www.sophos.com/pressoffice/news/articles/2007/08/facebook.html

@mau: idem. decisamente sgradevole vedere che le proprie impostazioni erano improvvisamente "saltate".
peraltro, per curiosità ho provato a fare un rapido giro su profili "non amici": la maggior parte delle persone non ha aggiornato le impostazioni di privacy e, al momento, sono visibili tantissime informazioni personali...

in questo "nuovo" facebook appaio visibile nella ricerca agli amici degli amici, nonostante nella mia privacy la ricerca sia impostata ai solo amici.
che posso fare?

Concordo con le attente riflessioni di Luca e mi complimento per il suo ricchissimo blog!

Le nuovi condizioni di utilizzo di facebook sono un attentato alla privacy.
La protezione dei dati /privacy richiede un processo di apprendimento continuo sia da parte degli utenti sia da parte delle imprese, è positivo che facebook abbia riconsiderato le proprie policy ma a in questo caso la medicina è peggiore del male
Il mio consiglio agli utenti è scegliere l’opzione di conservare le precedenti impostazioni privacy .
Ho approfondito tali aspetti sul mio blog universitario.
Non bisogna tuttavia demonizzare lo strumento straordinario del social network ma essere presenti su facebook per comprendere l’evoluzione della società e dell’evoluzione del diritto alla protezione dei dati.
Il prof. Simson Garfinkel osserva: “La privacy è sotto attacco; da parte del governo alla ricerca di evasori fiscali e terroristi; da parte delle aziende che vogliono scovare nuovi clienti; da parte delle società di assicurazioni che cercano di controllare i costi e persino da parte di amici curiosi, colleghi e compagni di scuola. Collettivamente, la situazione è aggravata dal fatto che non difendiamo la privacy e non garantiamo la sicurezza dei nostri sistemi informativi, commerciali e sociali. Mettiamo on line ogni cosa, favorendo sia gli utenti autorizzati, sia i malfattori. C’è da meravigliarsi allora che la situazione abbia preso questa piega? All’improvviso, il lavoro da fare è molto”

sono disponibile ad approfondire con altri blogger questi aspetti

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