Survey del giornalismo su se stesso

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La NewYorkBookReview ripercorre il dibattito sulla crisi e il futuro del giornalismo. Un taglio sintetico per navigare nella quantità enorme di informazioni e idee che emergono su questo tema:
- il giornalismo deve fare ricerca, per migliorare il metodo di lavoro che lo distingue nella raccolta, selezione, valutazione, interpretazione, dei fatti (il giornalista non è definito dalla tessera ma dal metodo, artigiano ma epistemologicamente attento, con il quale produce le notizie)
- il giornalismo deve fare sperimentazione, per migliorare l'uso delle piattaforme e fare emergere molti modelli di fruizione che abbiano valore per il pubblico
- gli editori devono trovare i modelli di business che sostengano il lavoro fatto dagli autori, dai giornalisti, a favore del pubblico
- l'editoria deve diventare un business ad alto tasso di ricerca, sperimentazione e innovazione, fondato su capacità artigiane.

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2 Comments

parleremo di tecnologia dal 6/10/09 al 11/10/09

Luca !

sono chiaramente d'accordo /

Mi piace molto quel " CAPACITA' ARTIGIANE " / provi !, Luca !, ad immaginare quel momento ( passaggio ) in cui il sarto è stato ESPLUSO dalla " rete " ed al suo posto sono arrivati laboratori ed industrie che progettavano l'abito in altri luoghi ( se ne sono andati tutti in Romania ) calibravano le taglie / immaginavano un corpo ma erano distanti dai difetti ( per me sono pregi ) della persona / lontani dal " desiderio "/ lei di certo indossa una giacca di ottima fattura che non è stata pensata per Luca de Biase / porta un numero di serie e magari un codice di controllo, le maniche forse se le sente un po' lunghe / di spalle le sta magari un po' larga / ma lei si accontenta / non pretende di più !

E' vero quella giacca è andata fuori dal suo ciclo di produzione in un tempo rapidissimo / ma se è vero come è vero che lei aspira alla perfeziona della scrittura forse sta cercando una sarta di quelle che
sul negozio ha la tabella incolore dove si legge ancora METAMORFOSI.


Churchill si dimostra ancora oggi un abile condottiero quando afferma che " dobbiamo guardarci dall'innovazione inutile, specie quando è guidata dalla LOGICA "

Quello che lei chiama " suggerimenti di ragionamento " son animati dalla logica, dall'ectomia, dalla partenogenesi, dalla osservazione della natura - se lei sta cercando una sarta che " adatti " la giacca alle sue braccia perché non si può fare lo stesso con un LIBRO / con un giornale
( se vuole ) - non crede che tutti i lettori siano degli artigiani in grado di adattare un TESTO generalista in un abito su misura ", non crede che da sempre LEGGERE voglia dire provare un testo in camerino / indossarlo e
dire semplicemente: no !, non è quello che cercavo !, non crede che
" La memoria sceglie , seleziona informazioni in funzioni di interessi ( A. Lanni nova 24 ), i lettori non sono CONTENITORI da riempire ma FUOCHI DA ACCENDERE o se le piace di più dei falò.

Questo ho fatto !, TAILBOOK è un negozio dove le parole vengono semplicemente riparate, dove metto in guardia le persone dal " copia & incolla " dalla discariche dell'homo scrivens, dal libro_causto.

I giornalisti con la tessera sono epistemologicamente in pensione / quelli che hanno un metodo ( è il suo caso ) stanno cercando la strada per uscire dal pantano. Io gliene ho indicato una / per me al momento è la migliore.

Se le piacciono i numeri eccone altri !

Lulu.com, la società oggi leader nel mercato mondiale del self-publishing ha venduto ondine più di 4 milioni di libri frutto del lavoro di ben 2.0 milioni di autori.

Se vuole conoscere ( ma sono certo che lo già letto ) il pensiero di Jobs
sugli e-book ... eccolo

D – La tua opinione sugli e-reader è cambiata?

JOBS – Sono sicuro che ci saranno sempre dispositivi dedicati per leggere gli eBook, in modo da poter trarne i massimi vantaggi utilizzandoli per un solo scopo. Ma, secondo me, saranno i dispositivi generici a spuntarla, anche perché la gente difficilmente vorrà spendere tanti soldi per un dispositivo dedicato del genere. Tu mi dici che Amazon non rivela mai quando vende: ebbene, questa è una conferma. Se vendi tanto un prodotto, di solito vuoi farlo sapere al maggior numero di persone possibile.

Fino ad ora, non vediamo un grande sviluppo di questo mercato sotto questo punto di vista. E nel futuro, i dispositivi in grado di svolgere più funzioni oltre alla lettura degli eBook sicuramente vinceranno.

Non sono sicuro che Amazon, ad esempio, che Amazon ci tenga tanto ad affermarsi nel mondo dell’Hardware. Se fossi Amazon, mi piacerebbe vendere roba che non dovrei stipare in un magazzino, che non necessiti di UPS.

In sostanza, il caro vecchio Steve afferma che i dispositivi generici che includono anche un e-reader, come il futuro tablet di Apple, avranno la meglio sugli e-reader dedicati come Kindle, sviluppato appunto da Amazon.

( sono d'accordissimo con Steve )

Caro Luca !, il lettore di oggi è un ARLECCHINO digitale non perché sia povero al contrario è ricchissimo / la RETE gli ha regalato l'abbondanza e
il frastuono / il suo vestito ( intimo ) è fatto di più stoffe / di più colori / di diverse qualità / di più strati / il lettore 2.0 è chiamato a collaborare
perché è

S.A.G.G.I.O.

( Sociale, Attivista, Glocale, Giustiziere, Influente, Organizzato )
( copyright Paolo Pappalardo )

Nessuno può più escluderlo !

Cosa vuole farci !?

Leggere è INSEGNAMENTO, studio, discussione ... e lei lo sa !


Con stima / Vincenzo


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  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...