Lsdi segnala la proposta tedesca di un'addizionale da pagare per ogni computer collegato alla rete destinata a sostenere il fatturato dell'editoria cartacea di qualità. Pare dunque che in Germania si sappia che cos'è la l'editoria di qualità. Per noi invece il concetto di leistungsschutzrecht resta piuttosto oscuro.
Leistungsschutzrecht a mezzo di KulturFlatrate
Categories:
0 TrackBacks
Listed below are links to blogs that reference this entry: Leistungsschutzrecht a mezzo di KulturFlatrate.
TrackBack URL for this entry: http://blog.debiase.com/cgi-bin/mt/mt-tb.cgi/646
6 Comments
Leave a comment
Pages
Links
- Appunti su economia e felicità
- In libreria: Economia della Felicità Dalla blogosfera al valore del dono Feltrinelli Editore
- Il mago d'ebiz
- In nome del popolo mondiale
- Frammenti
-
- Crossroads
- Nòva100
- (Nòva24Ora!)
- Rivolta e rivoluzione
- Giornalismo dell'innovazione
- Appunti: reti, Benkler, Castells
- Politica/ blog
- Politica/ scienza
- Retorica catastrofica
- Scienza/ paura
- Informazione/ comunicazione
- Regole/ telecomunicazioni
- Urgenze/ giovani
- Chi ha ucciso i giornali?
- Online journalism
- Online journalism 2
- Commons
www.flickr.com
|
Categories
Monthly Archives
Blogroll
- Rss
- VITA QUOTIDIANA
- Home
- Braudel - in italiano
- Digitalia & EquiLiber
- Video e audio
- Italian post
- Media (.com e .it)
- Culture
- Effetto memo
- Appunti
- Viaggi e reportage
- Technorati faves
- Del.icio.us/lucadebiase
- Vecchi videoblog
- LUNGA DURATA
- Paolo Valdemarin
- Blog Notes
- Alessandro Gilioli
- Wittgenstein
- WebNotes
- Leibniz
- Network Games
- Andrea Lawendel
- Criativity
- Gigi Tagliapietra
- Marco Zamperini
- Antonio Santangelo
- Massimo Mantellini
- Sergio Maistrello
- Alessandro Longo
- Mauro Lupi
- Bruno Giussani
- Pandemia
- Stefano Quintarelli
- Antonio Dini
- Piergiovanni Mometto
- Kurai
- Zuck
- Lele Dainesi
- Davide Tarasconi
- ANNALES
- Global Voices
- BleedingEdge
- Le Blog Medias
- Joi Ito
- David Weinberger
- Dan Gillmor
- Kevin Kelly
- Hossein Derakhshan
- Alfonso Fuggetta
- Doc Searls
- Dave Winer
- Marc Canter
- Loic Le Meur
- Samuel Bunkr
- Joel (Beyondpr)
- Bruce Sterling
- LINX
- Clelia Mazzini
- Bernardo Parrella
- Innov'azione
- FirstDraft
- Eugenio Prosperetti
- Juan Carlos De Martin
- Layla Pavone
- Maurizio Goetz
- Dario Salvelli
- Pierluca Santoro
- Barcode
- Roberto Dadda
- Weissbach
- Salvo Toscano
- Maurizio Codogno
- La bottega del torchio
- Mastroblog
- Alessio
- Simone Cappellini
- Francesco Armando
- Dario Bonacina
- Pietro Saccomani
- Serenella
- Marco Fabbri
- Metamondo
- Stefano Hesse
- Christian Rocca
- CodeWitch
- Ubik
- Corrado Truffi
- Alessandro Gennari
- Antonio Sofi
- Andrea Tortelli
- Matteo Brunati
- Cesare Lamanna
- Carlo Formenti
- Tony Siino
- Federico Ferrazza
- Paulista
- Fabio Metitieri
- Piersantelli
- Riccardo Cambiassi
- (c)assetto variabile
- Master New Media
- Carlo Felice Dalla Pasqua
- Gaspar Torriero
- Matteo Penzo
- ImLog
- Fabio
- Sebastiano Pagani
- Melablog
- Daniele D'Amato
- Sid05
- Master's bloggers
- La montagna incantata
- MEMORIA
- Luca De Biase
- My Italian Site
- About Luca De Biase
- Luca De Biase/cv
- aNobii
Search
About this Entry
This page contains a single entry by Luca De Biase published on September 29, 2009 12:20 PM.
Non profit journalism was the previous entry in this blog.
Pirati anche in Australia is the next entry in this blog.
Find recent content on the main index or look in the archives to find all content.
Links
RSS
-
Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...
-
Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...
-
Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...
-
Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
-
se la pago (obtorto collo) è di qualità? funziona così?
per quelli de The Economist funziona al contrario: se è di qualità, le persone saranno disposte a pagare.
... già...
Ciao Luca,
non capisco, però, a questo punto, se sei d'accordo con me o con i tedeschi. Qui (sono in Svezia questi giorni) stanno ridendo di questa proposta tedesca.
Temo che molti, prima di decidere se approvare o disapprovare vogliano capre se sono inclusi tra gli eletti.
Cinicamente vostro.
@massimo: mi pareva di aver già risposto nei post precedenti. Comunque ripeto che l'idea non mi pare stia in piedi. Del resto si era criticata una cosa analoga a favore della musica (addizionale su tutti i supporti vergini).
@luca: non è come dite voi !, in questa notizia c'è un fondo di verità, e che verità !
DIMMI COSA LEGGI E TI DIRO' CHI SEI !
I tedeschi avevano avuto un'altra IDEA VALIDISSIMA / nova 24 - 153 - 18 dicembre 2008 pg. 17 - La memoria del blogger /
http://www.ftd.de/karriere-management/business-english/:business-english-bloggers-take-german-national-library-to-task/448699.html
( parlano di contenuti di PUBBLICO INTERESSE da salvare )
Sbaglio o in Germania la Free Press è stata vietata ?, perché offende
la vista e il tatto prima e ti fa diventare cretino / quindi si rassegni !,
se in Italia la FP ha successo traduca il fenomeno: ( anche voi del Sole avevate imboccato la stessa strada per fortuna poi avete smesso )
siamo in un Paese di semi _ analfabeti.
Le cifre ? eccole !
In Italia ci sono 782 mila analfabeti totali, 6 milioni di persone che hanno frequentato poco e male le sole elementari, 20 milioni, il 36,5% della popolazione italiana ( 1 italiano su 3 ) con seri problemi di comprensione di un testo o in difficoltà ad esprimere per iscritto i propri pensieri.
( UNCLA - Associazione nazionale per la lotta all’analfabetismo )
Ragionamento ( fuori tema ): ma perché una GOLF WV tiene il prezzo - mi dura 15 / 20 anni e i ladri sono sempre in agguato pronti a rubarmela mentre una STILO dopo 3 anni si è sbracata ?
Che forse i tedeschi hanno capito che si raccontano un sacco di fesserie !
Per arrivare alla QUALITA' c'è un LAVORIO, uno continuo STROFINARE,
E lei lo sa !
Con stima
Vincenzo