Le Monde, Figaro, Médiapart

| | Comments (12) | TrackBacks (0)
Alcuni editori francesi non sembrano presi dal panico per la crisi. Ecco alcuni appunti presi al convegno di Asti in materia.

David Guiraud, direttore generale del gruppo Le Monde

"La crisi dei giornali? È apocalisse o metamorfosi? Di sicuro è una sfida. Si è passati dalla logica dell'offerta alla logica della domanda. E poi a una nuova situazione nella quale tutti offrono e domandano. In questo percorso si è distrutto molto valore. (Ma Le Monde non resterà a lungo gratuito su iPhone). Il valore che resta e che conta è quello del marchio. Che fare? Ricentrare l'organizzazione dei giornali sui lettori. Ricreare forme di scarsità: con articoli speciali. Allargare il territorio del marchio. Sviluppare un marketing complesso. E comprendere meglio le specificità cognitive dei diversi supporti".

Luciano Bosio, direttore della comunicazione, strategia e ricerca del gruppo Le Figaro

"Il fatturato del gruppo è solo per una parte minoritaria generato dal quotidiano, ma tutto il valore di quello che facciamo è generato dalla qualità del giornale. Che fare? Tagliare i costi e ridurre le redazioni, oltre un certo limite, riduce la qualità del giornale. Dobbiamo puntare sulla qualità se ci vogliamo far pagare. Siamo riusciti a rimontare su internet e a diventare il primo giornale online francese: sicché mentre la pubblicità online cala, in Francia, per noi aumenta del 17% e tende ad arrivare al 20% del fatturato del gruppo. Ma anche il giornale deve migliorare. C'è un restyling. E c'è una nuova stampa che produce un oggetto che non sporca più le mani. Inoltre la linea editoriale decisa dal direttore è concentrata su tre funzioni: prestigio, pedagogia, piacere. La crescita del quotidiano passa per gli abbonamenti: con consegna alle 7:30 ogni mattina".

Gérard Desportes, fondatore del sito d'informazione Médiapart

"Dare le notizie gratuitamente è stato un errore per i giornali. Ha abbassato la qualità delle notizie su internet. Noi facciamo giornalismo, andiamo in Afghanistan e seguiamo con le nostre forze i fatti. E abbiamo oltre 400 blogger che aggiungono informazioni di prima mano. Il nostro notiziario si può leggere soltanto con abbonamento: 9 euro al mese. Rifiutiamo la pubblicità. E abbiamo 16.500 abbonati paganti".

0 TrackBacks

Listed below are links to blogs that reference this entry: Le Monde, Figaro, Médiapart.

TrackBack URL for this entry: http://blog.debiase.com/cgi-bin/mt/mt-tb.cgi/623

12 Comments

"Ricreare forme di scarsità: con articoli speciali" mi piace.

fossi in lei darei uno sguardo ( se non lo ha già fatto ) a un altra iniziativa francese

http://vendredi.info/

PPP - prestigio, pedagogia, piacere - mi piace !

Vincenzo

+

OT Carino vendredi.info ma mi chiedo perché non mettere a disposizione degli utenti feed RSS divisi per argomenti; Luca, è un problema che ho anche per quel che riguarda Nòva24: se voglio seguire i blog che trattano di "tecnologia" non ho un feed dedicato (o almeno, è così nascosto che non sono riuscito a trovarlo) e devo "crearmelo" con Yahoo! Pipes...

ieri sera stavo guardando Presa Diretta (mi è piaciuto un sacco) e ho pensato che pagherei per inchieste così...

non sarebbe possibile realizzare un network in cui gli utenti comprano dei "puntiinchiesta"(tipo prepagata) con cui "promettono" un finanziamento a dei giornalisti che fanno proposte di inchieste.

nel momento in cui l'inchiesta ha preso abbastanza punti viene scalato il credito a chi ha promesso e il giornalista inizia a fare il suo lavoro...

non so se si capisce bene e se è originale come idea ma mi è sembrata carina..

saluti

Stefano, qualcosa del genere esiste negli States e si chiama Spot.us. In Italia, non esiste un servizio simile: insieme ad altro, ci sta provando chi scrive a realizzarlo...

Federico !, perché vuole ( cerca ) ad ogni costo dei fees rss se
sono morti ? ( e non risorgeranno - mio parere )

http://www.techcrunchit.com/2009/05/05/rest-in-peace-rss/

se può legga nova ( 173 ) pagina 23 / il pezzo di Valdemarin
( ultime 5 righe )

Citando il paradigma dell'UOMO che morde il CANE, è
probabile che la vera notizia l'avremo quando i GIORNALISTI
inizieranno a commentare i post dei propri lettori.

E non siamo lontani ! ( mio parere )

Vincenzo


E' un tuo parere, Vincenzo. Per me sono indispensabili.

Tu leggi nova 24 ? ( su carta )

puoi dirmi cosa fai passo passo ?

Vincenzo

@vincenzo secondo techcrunch i feed rss sarebbero con un piede nella fossa non perchè inutili nella loro funzione ma perchè quest'ultima viene svolta meglio da servizi come twitter che consentono l'interazione real time tra blogger/altro e lettore. Sull'effettiva possibilità di perfetta sostituzione tra i due servizi i dubbi non sono pochi ed in questo senso basta leggere i commenti che seguono l'articolo di TC da lei citato.
Il problema in Italia, a mio avviso, non è quello della sostituibilità. Twitter può prendere il posto di google reader solo quando giornalisti, blogger, amici e conoscenti accanto all'rss feed utilizzano i tweets. Secondo alcuni dati riportati anche in questo blog (http://bit.ly/3H8gA), in Italia a luglio i visitatori unici di twitter erano meno di 500.000(Visitatori unici e non utilizzatori del servizio). Mentre negli Stati Uniti secondo Alexa è il 12° sito più visitato, in Italia è solo al 55° posto. Anche se twitter fosse effettivamente il killer dei Feed , nel nostro paese deve ancora imparare a sparare.

@emilio !, lei ha già incanalato la discussione nel verso giusto - che sia un tweet o feed rss la " cosa " non cambia perchè è tutto
" PRESENTIFICAZIONE " vale a dire la morte del giornale di carta - mi spieghi ( non sono un professore ! ) quale differenza corre tra INTERAZIONE ( real time ) e COLLABORAZIONE ( real time ) / prima di continuare dobbiamo intenderci BENE su quali sono le reali differenze tra interagire e collaborare !.

Le parole di Valdemarin sono chiare ( la pregherei di leggerle di nuovo )

Citando il paradigma dell'UOMO che morde il CANE, è
probabile che la vera notizia l'avremo quando i GIORNALISTI
inizieranno a commentare i post dei propri lettori.

vado in palestra.

Vincenzo

+

@vincenzo: a non essere professori siamo in due e immagino che anche valdomarin, pur non conoscendolo, non sia detentore unico della verità assoluta e sia quindi passibile di errore nelle sue previsioni(tra l'altro non mi sembra si sbilanci poi più di tanto).
In ogni caso il mio commento non voleva entrare nel merito di cosa sarà notizia e cosa no, di uomini che mordono cani (ammetto la mia ignoranza) ne ho sentito parlare solo in racconti sui peggiori ristoranti cinesi. Non so dirti (passo al tu visto che non siamo professori e dare e ricevere del lei nei comment mi mette un pò a disagio, spero non ti offenda) se le news in futuro verranno fuori dalla collaborazione (o di interazione, io non ci vedo tutta questa distanza semantica) tra giornalisti e lettori. Ciò che intendevo semplicemente far notare è che i tweet o i feed(di ff) potranno prendere il posto del rss feed se e quando blogger, giornalisti, giornali, persone ecc. utilizzerano effettivamente servizi come twitter o friendfeed che consentono la fruizione della notizia e l'interazione real time con il redattore e gli altri lettori. Al momento nel nostro paese siamo lontani da questa situazione e per tale ragione in molti casi conviene fare affidamento su rss feed e feed reader piuttosto che su twitter. Voglio dire prendi l'esempio dei quotidiani on line, diciamo che io leggo repubblica e mi interessa la pagina dedicata alla tecnologia, il feed rss esiste mentre non c'è un account su twitter o friendfeed da poter seguire. Se ci fosse la mia esperienza di fruizione magari sarebbe migliore e potrei anche considerare di chiudere il rubinetto dei feed come suggeriva techcrunch. Purtroppo non siamo negli Stati Uniti, la Repubblica non è il ny times e questa possibilità semplicemente non esiste ancora. Non dico che gli rss sopravviveranno in eterno come veicolo dell'informazione (ad esempio alcuni blogger, tra cui luca de biase, li seguo più da twitter che con brief) però credo che sancirne il decesso oggi, nel nostro paese, sia quantomeno prematuro.

bè in effetti il sole24ore nelle ultime settimane ce la sta mettendo tutta per mandare in cantina il mio feed reader...complimenti. http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/15-ottobre-2009/twitter-centoquaranta-caratteri-solleveremo-mondo.shtml

Leave a comment

About this Entry

This page contains a single entry by Luca De Biase published on September 20, 2009 7:45 PM.

Project Retweet was the previous entry in this blog.

Mercato dei brevetti is the next entry in this blog.

Find recent content on the main index or look in the archives to find all content.

www.flickr.com
LucaDeBiase's photos More of LucaDeBiase's photos

Blogroll



Global Voices

Creative Commons License

Scrivimi

Proposta di lettura

Articoli

RSS AddThis Feed Button
  • The case for an Italian rebellion

    The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.

    An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.

    Why?

    continua... (21 commenti al 9 ottobre)

    Il seguito in italiano: con molti commenti


  • Sul prossimo futuro di Nòva

    Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.

    Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)


  • Editori, tecnologia e pirati

    E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)



  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...









Large Views
Research
Journalism
Towatchlist
News
Nòva/IlSole24Ore