Intelligent cabaret

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Ted è un divertimento intellettuale che sconfina con il cabaret intelligente. Si arriva costantemente sull'orlo di un pensiero notevole per poi temere di farselo sfuggire nella quantità e nella velocità della successione di stimoli. Non è l'effetto finale, però. E' solo la prima impressione.

Gli incontri sono notevoli. Cenando o facendo colazione, le persone raccontano e chiedono cose intelligenti. Qui ci sono Aubrey de Gray il biologo della longevità e Stefan Sagmeister designer che teorizza la necessità del periodico, disciplinato ricorso all'anno sabbatico.

degreysagmeister.jpg

Oggi ci sono stati alcuni interventi notevoli. Non solo la star, Gordon Brown che ha fatto un discorso molto sensibile ai grandi temi globali, probabilmente tentando di agganciare Obama. 

Un aneddoto però va ricordato. Racconta Brown che Reagan, vagamente imbarazzato, ha chiesto al suo assistente perché gli ha messo in agenda un incontro con il premier svedese: "non è un comunista"? L'altro risponde: "non è comunista, presidente, è anti-comunista". E Reagan: "non mi importa che tipo di comunista sia". Comunque disciplinatamente Reagan incontra il premier svedese e gli dice: "dunque voi volete eliminare i ricchi, eh"? E il premier svedese gli risponde: "no, vogliamo eliminare i poveri".

L'abilità nel raccontare aforismi è una specialità di James Geary che, mentre si destreggia quasi bene giocolierando con tre palline, racconta le leggi dell'aforisma e ne dice alcuni. Tipo: "gli specchi dovrebbero riflettere un attimo prima di mostrare quello che vedono". Secondo lui, gli aforismi devono essere: brevi, definitivi, personali, filosofici, avere un twist (cioè ti prendono in un punto e ti lasciano dove non ti aspettavi).

Non ci si aspettava di sapere da Joshua Silver che un miliardo di persone non vedono bene e non hanno accesso a occhiali. Il loro mondo potrebbe migliorare se si lanciasse in massa una sua invenzione basata sull'ottica adattiva che consente di personalizzare gli occhiali senza bisogno del dottore.

Un'interruzione pubblicitaria con un video che non è peraltro male. Pubblicato tempo fa dal Guardian. Poi le sculture di Willard Wigan, letteralmente microscopiche. Il nuovo progetto paracadutistico di Steve Truglia (per buttarsi da così in alto ha comprato una tuta che gli costa più di un milione di dollari, fatta da ex fornitori dei cosmonauti sovietici). La teoria dell'anno sabbatico disciplinato (un anno di pensione anticipato, cinque volte nella vita) del designer Stefan Sagmeister. Appunto. E...

Più analisi in seguito. Il finale della giornata, prima di ricominciare a parlare e ascoltare a cena, è stato la standing ovation per Mark Johnson e il suo progetto Playing for a change. Grandioso. (Già mostrato in queste pagine, ma sempre bello da rivedere).




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Invidia, profonda invidia :-)

Sempre bello Playing for a change. A tal proposito volevo segnalarti un altro progetto, One and Other: http://www.oneandother.co.uk/

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  • The case for an Italian rebellion

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    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


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