Firenze impressiona

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Barcamp FirenzeNon si può che girare estasiati tra gli spazi di questo Salone dei Cinquecento. Le persone che parlano nei quattro angoli attrezzati con tavola e sedie. Gli applausi alla fine di ogni mezz'ora. I cartelli dove i relatori si sono iscritti, riempiti in cinque minuti. Qualche difficoltà per connettersi al wi-fi. Il senso di amicizia spontanea, con chi si conosce e con chi si incontra. Firenze sembra felice di sé stessa. Per aver fatto una cosa che non si era mai vista. E che fa vedere che si farà dell'altro. Con un metodo nuovo. 

Il messaggio è il metodo, per ora. Le idee emergenti dalla sala si raccoglieranno sul wiki e sui blog interessati. Le parole rubate qui e là. Il museo dei ragazzi, troppo poco noto (vedo ora il link). Il progetto per ripensare quel quartiere o questo palazzo. Gli accordi, gli appuntamenti, i sogni, i progetti vaganti, le promesse di ritrovarsi.

La sintesi? Emergerà.

Intanto abbiamo visto un gesto. Il gesto di una politica che vuole cambiare il mondo. E per farlo ascolta e partecipa al fermento di idee che le persone aperte alla condivisione sanno raccontare.

ps. Il format di un barcamp è uno dei possibili. Certamente è fantastico per cominciare a lavorare insieme. In seguito, in base agli obiettivi, si possono predisporre altri format, più adatti ad arrivare a conclusioni sintetiche su particolari argomenti: incontri pragmatici per progetti diversi, sia ideali che pratici. Questo si è fatto all'inizio per mondi collaborativi per definizione, come l'open source, ma adesso che la cultura dell'internet si è diffusa oltre i confini della tecnologia, questa progettazione open source si può sviluppare anche per altri mondi. La fusione di cultura internettiana e cultura della collaborazione nella piattaforma urbana è un percorso innovativo denso di opportunità.

pps. Come proseguire? Nicola ricorda la varietà delle unconference.


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6 Comments

Meraviglioso, è semplicemente meraviglioso come la rete, internet, un pc, un semplice interesse o una forte passione possa unire gente che non si conosce.
Buon lavoro.

Rino.

Leggendo il tuo post mi è tornato in mente un altro "momento fiorentino" che ha dato inizio a un'epoca, alla partecipazione dei giovani alla vita pubblica del Paese. Penso all'alluvione, e a una generazione che si mobilitò in difesa della cultura, con generosità, gratuitamente, e che diede inizio a una stagione che, nel bene e nel male, ha cambiato questo Paese. Speriamo

Concordo con te.
C'erano sicuramente degli aspetti da migliorare, ma la cosa che doveva passare era proprio la modalità di discussione.
un modo nuovo di confrontarsi.
non s'era mai visto un barcamp nel salone dei cinquecento!

è stato un onore conoscerti e grazie per il link :)


Scusa Luca, ma che la sintesi emergerà mi sembra molto napoleonico, tipo l'entendance suivrà. Devo ancora vederla una sintesi che emrge da sola. Cos'è, un cetriolo di mare ?

ciao Luca
a distanza di pochi mesi torni a Firenze
sempre per un barcamp... bello eh?

ti ho scritto una mail (su gmail) l'hai ricevuta?
è per un convegno della Regione Toscana su economia e cultura.

ciao a giovedi
Elena

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  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

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