Barcamp Firenze

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Giuliano da Empoli, appena insediato all'assessorato alla Cultura di Firenze, organizza un barcamp. Il tema, obbligato in un certo senso, gira intorno a Firenze e la contemporaneità. Il barcamp sarà sabato 11 luglio, a Palazzo Vecchio, nel salone dei Cinquecento.  

Si spera che emergano idee ed energie. Ce n'è enorme bisogno. Appena ho notizie più pratiche le segnalo.

(Tra l'altro, ieri ho visto Irene Tinagli, che si sta occupando di un progetto proprio sulla contemporaneità artistica - e non solo - a Prato, nel quadro di un processo coordinato da Enzo Rullani. Chissà se la nuova spinta che si vede a Firenze e i pensieri emergenti a Prato si incroceranno). 

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Segnalo una notizia di pochi giorni fa che potrebbe rivelarsi interessante: Sabato 11 luglio ci sarà un BarCamp a Firenze, nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. L’annuncio è stato dato da Giuliano Da Empoli, assessore alla cultura del C... Read More

10 Comments

grazie di queste informazioni legate al territorio. Certo, i temi sono obbligati, ma è un bene muoversi fra vincoli, no? Stimolano la creatività e poi magari si resta più ancorati a terra, pur con in testa aeree prospettive da incrociare anche in lontananza. Notizie pratiche sono benvenute.

Cioè neanche una settimana prima e neanche un link, un wiki?

Molto interessante. Ma a che ora...e chi può partecipare...(e come)?

Ho appena messo in piedi il wiki: http://barcamp.org/palazzovecchio
Ciao
Nicola

Ciao, ma dopo la registrazione come si fa ad inserire l'intervento che voglio fare? Fatemi sapere

bisogna pigiare su edit in alto nella pagina e aggiungere i propri contenuti...

Io una proposta per fare incrociare davvero i destini di Firenze e Prato ce l'avrei, ma da fiorentino mi rendo conto che è quasi sacrilega e politicamente difficile per un sindaco e un assessore alla cultura appena insediati.
Affiderei la gestione del Forte Belvedere di Firenze al Museo Pecci di Prato, che lo potrebbe usare come una sorta di sede distaccata.
Elenco le ragioni: mancano soldi per la gestione del Forte Belvedere, il Pecci di Prato è considerato dalla Regione Toscana il museo d'arte contemporanea centrale, il Pecci è difficilmente raggiungibile dai turisti di passaggio a Firenze ed ha un enorme bisogno di una sede distaccata a Firenze per intercettare tali flussi e farsi pubblicità, Firenze ha già altri contenitori sottoutilizzati a cui dedicarsi.

Mi sembra un'iniziativa tempestiva e sono certo che se ci sarà una efficace 'cabina di regia e una redazione'potrà dare risultati interessanti.
Mi convince di più l'idea se terrà conto di una necessità che a me sembra strategica per le nostre città in generale e per Firenze e le città toscane in questo caso in particolare: a forza di parlare di salvaguardia e conservazione della tradizione e del patrimonio culturale ci si dimentica spesso che nella tradizione anche nella più alta si sono inserite tendenze che non tengono conto di ...attualità e contemporaneità che 'continuano ' a presentarsi come 'invisibili':
la qualità della vita dei bambini che vivono in citta'e il rapporto tra quella qualità e la progettazione architettonica e urbanistica degli spazi e luoghi di vita delle comunità giovani/ssime ad es.
non potrò essere con voi a Firenze in questa prima occasione ma vorrei poter lanciare questa idea con il Progetto " piazze leggere". vedrò come fare.

Anche se si sentiva la mancanza di una diretta streaming tale da
permettere la consultazione in differita, l'evento è stato una bella
novità per Firenze.
La sede era di eccezione: non certo un luogo qualsiasi. Le persone
tante e disposte al confronto. Molti avrebbero potuto alzare un po'
più la voce e farsi sentire meglio. Prendiamo atto che sia bene far
scoprire come gestire la propria disinvoltura e parlare bene in
pubblico. Anche se ognuno lo fa secondo la propria interpretazione del
ruolo.

Lo spazio del salone dei 500, genera in me una specie una futuristica visione di
prototipo di sala multischermo per la fruizione di contebuti multimediali.

Immaginate se al posto delle battaglie del Vasari, alcuni LCD (Liquid
Cristal Display)
trasmettessero contenuti provenienti dalla 'creme-de-la-creme' di un
crowd-sourcing localizzato.
La stessa cosa si può fare a prezzi molto più contenuti usando dei
semplici proiettori digitali di formato standard).
Insomma immaginate una sala multischermo dove i vari schermi digitali
o proiezioni da computer, propongono contenuti web on demand,
pre-selezionati dai presenti, magari riuniti tramite una serie di
social platforms.
Non pensate che questa sia una FORMULA ri-PROPONIBILE? -

Un BarCamp può anche non essere necessariamente tutto 'live' e in
tempo reale, ma proporre i video giudicati di maggiore interesse dal
pubblico di un focus group -

Oppure essere preceduto, nella sua forma live, dal format che ho descritto.

Ripeto gli ingredienti base:
- preselezione di contenuti on demand (illustrativi, didattici o di
info-tainment),
magari basata scelte provenenti da gruppi di utenti riuniti in social
platforms -
- diretta streaming (con opzione di interazione chat) degli interventi
live; il servizio è di immediato accesso tramite la creazione di un
account di livestream:
http://www.livestream.com
http://www.livestream.com/techku?referrer=mogulus

gentili organizzatori, vi prego di eliminare il mio indirizzo, perché mi state intasando la posta di centinaia di inutili messaggi per me di nessun interesse.
grazie marco romoli

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  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
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    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

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