Tg2: se il pc ti cade sulla testa

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Un servizio del tg2 sui pericoli di internet. Hanno detto - senza scoppiare a ridere - che c'è uno studio americano e un altro dell'università di Firenze dal quale risulta che il pc è pericoloso perché ti può cadere in testa... (Probabilmente, invece, è il televisore che è caduto in testa agli autori del servizio...).

Una discussione su FriendFeed. E, a seguire, informazioni di sevizio...

Da non credere: il tg rai ha appena detto che il pc è pericoloso perchè ti può cadere in testa!?!


sììì!!!! citando uno studio americano e uno dell'università di firenze. incredibile, ho riso tutto il tempo - Daniela Ranieri
Ho visto e sentito.. sto ancora cercando di riprendermi. Un servizio così utile,approfondito e non banale non lo vedevo da tempo!!!!! - Silvia Kittys
c'è da dire che il momento dellla luce pulsante rossa del mouse ottico è stato davvero terrorizzante - Daniela Ranieri
quale tg? - Luca Conti
ma il pc ti cade in testa da solo o deve essere lanciato da qualcuno ?!? - Ibridamenti
Forse intendevano che ti "entra" in testa ? - CoRobi
IL bello è che non hanno fatto un pezzo di colore, ma uno serissimo ma che non stava in piedi - roberto
ecco, dovete smetterla di ficcare la testa sotto la scrivania per smanettare coi cavi! ^^ - paolo beneforti
Il TG di Rai2 - Francesco
Beh ma han detto che i netbook son meno pericoli sdei tower? E del pericolo latente dei rack ne vogliamo parlare? Non possono passare sotto silenzio!! :) - Stefano Aglietti
La cosa che cadde dall'armadio (2, la vendetta). - roberto
...con la parte finale del servizio dedicata alla pericolosità dei cavi per i bambini piccoli! - Pheqof - graziamanera
a questo punto mi dovete dare qualche elemento in più per trovare lo studio in questione, please :-) - Luca Conti
Mah, un titolo dello studio potrebbe essere - previsione, prevenzione e protezione da caduta di computer - Pheqof - graziamanera
Sono certo che Delymyth troverà presto un paracadute per computer da proporre ai geek - CoRobi
visto anche io. non ci volevo credere. pare ci sia gente che si mozza le mani chiudendo il macbook. alla rai sono fuori di testa - Alessio Jacona
You made my day.:D - La Rejna
non sanno + che dire:) - Patrizia Filippetti
Sarà che ci si avvicina all'estate. Prove di frivolezze? :) - Foxarts
Se trovate lo studio fatelo sape' ;) - Webgol via fftogo
Verissimo! Attenzione anche ai fili del mouse che potrebbero farvi inciampare con gravi danni ad articolazioni e testa :) - Virgilio
il PC inteso come Partito Comunista? - khenzo
niente da fare, mi sono sorbito tutto il tg e il servizio, ma non c'è la fonte. Si parla di "studio americano" e di un altro studio della Regione Toscana. Con questi riferimenti sfido a trovare qualcosa :-| Magari andando sulla stampa estera...? - Luca Conti
@luca secondo me sta cazzata la trovi su Digg... - alex
che meraviglia!! - Andrea via twhirl
ho provato con Digg, FF, Google News, con tutte le parole inglesi che mi son venute in mente, mixate, ma nulla. Rinuncio! - Luca Conti
l'avete sentito anche voi? pensavo di aver capito male :P - Andrea | amnesiak1978
l'avevo sentito anch'io e le mie bimbe mi hanno chiesto se avevano capito bene, due volte. - Roberto Grassilli
vedo che tutti si son chiesti, come me, "ma hanno veramente detto così?" ..si ride per non piangerci :) - Sara/prezzemolo
ho messo un portatile su un armadio che sto percuotendo forte con la spalla, ma niente, il computer non mi casca in testa. - Roberto Grassilli
ahhaha like @Roberto - BraGiu aka Beppe Bravi


Informazioni di servizio: raccontate tutti i pericoli cui vi sottoponete usando spesso il pc.

1. Ho preso la scossa toccando una presa della corrente ritratta in una foto su Flickr
2. Ho visto i segnali deboli della cultura emergente e mi è venuto mal di testa
3. Ho cercato un ebook e sono inciampato nella coda lunga
4. Ho avuto una visione: gli italiani avevano votato pc e al potere erano arrivati milioni di colori tutti rossi
5. .... 

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5 Comments

Nessuno lo mette su youtube? me lo son perso...

Saranno ricerche sugli infortuni domestici.. chissà cosa hanno letto... il problema è chissà cosa leggono tutte le altre volte ....

Sì, parla di infortuni domestici: "il posto d'onore spetta al computer".

Perché, la possibilità che un dito rimanga intrappolato fra due tasti, quello no? È dolorosissimo, sapete? Senza contare che una volta il laptop mi ha bruciato una gamba sulla quale lo avevo poggiato inavvertitamente. I PC sono pericolosissimi. Se poi li collegate a Internet è anche peggio, perché potreste persino non aver più bisogno della TV, e allora sì che i TG li considererebbero una minaccia! :)

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  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...