Alla ricerca della ricerca

Non tutto è così. Ma tanto, troppo è così. Ricercatori dedicati al loro lavoro, senza supporto economico da parte delle istituzioni che dovrebbero sostenere la ricerca. Proprio quella ricerca che farà la differenza nella economia della conoscenza. Baroni, privilegiati, persone senza visione, burocrati senza senso del merito, sistemi di valutazione che non sanno valutare e premiare: la ricerca si può fermare, nonostante la dedizione dei singoli ricercatori.

Anche gli artigiani, oggi, non sono un ritorno al passato. Ma funzionano usando tecniche che vengono dalla ricerca più avanzata.

Con storie come quella di Rita Clementi ci facciamo molto male. Altro che buco della serratura.

Comments

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  1. Emanuele,

    Chisura dell’articolo: “È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostume non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica con seguenza quella di potenziare le lobby che usano le Università e gli enti di ricerca come feu do privato e che così facendo distruggono la ricerca”.
    Da chi dipende questa radicata forma di conservazione autofaga? Quello che non si riesce a concepire è come mai un argomento del genere non assuma ragno di agenda costante, tutti i giorni.
    La responsabilità più grande è dei media, non dei politici e neanche dei cittadini che poco ne saprebbero.
    Ho ascoltato una ricercatrice, un paio di mesi fa, che parlando d’innovazione non sapeva neanche distinguere la differenza tra scienza di base e applicata. E presentava risultati per un finanziamento (già approvato) che per la genericità stridevano con il fine per cui era stata finanziata. Molto giovane e bella però.
    Perché nessuno vuole fare emergere questa indecenza è raccapricciante. Poi ci sarà sempre chi esortirà ammonendo di non fare per ogni erba un fascio.

  2. Marco,

    Giusto, ma quando i ministri della ricerca di tutti gli schierameni hanno provato a fare qualcosa, qualsiasi cosa, si è scatenato il putiferio, con i baroni che manovravano gli utili idioti in nome della “libertà della ricerca”. La situazione è come quella degli aiuti ai Paesi africani: si devono dare soldi che vengono poi gestiti (eufemismo) da dittatori e oligarchie corrotte ? Aumentare gli stanziamenti vuol dire solo inrassare i baroni. Si dovrebbero far fuori tutti i baroni prima: “vaste programme”, avrebbe detto De Gaulle.

  3. Emanuele,

    Paragone calzante. Diciamo anche che nella riforma non erano previste le questioni attinenti ai meccanismi di erogazione dei finanziamenti per la valutazione dei progetti. C’erano i tagli di spesa fatti su criteri generici, soprattutto nelle spese di funzionamento. Ben vengano anche quelle Marco, ma non prima di intervenire sui criteri di ripartizione delle spese per investimenti, non solo quelle di gestione, sicuramente distorte e da correggere.
    Se dai un occhiata all’art. 3 e 3-ter della legge 180 non c’è alcun riferimento se non a vecchie disposizioni decotte. Solo belle parole insomma, qualità, efficienza e efficacia che nessuno si permette a indicare come.

  4. Come genere umano ci faremmo più male trattendendo in italia scienziati che possono trovare vere soluzioni alle malattie e non ricerche fasulle per avere cattedre e primariati.

  5. Italy vs. Rest of the World

    Image via Wikipedia
    Reading the blog of Luca De Biase [the director of Nova24] I found this interesting link to a letter that an Italian medical researcher wrote to Napolitano, the President of the Italian Republic.
    Although I agree that not eve…

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