Irene Tinagli e Sergio Arzeni sono oggi a Trento per un incontro all’Ocse su talenti, innovazione, identità e fuga di cervelli. Ieri, la notizia vagamente “eugenetica” cinese ha generato diversi commenti. Ecco alcune riflessioni preventive.
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March 20, 2013 Publishing is a sort of dating platformJanuary 20, 2013 The fascinating history of OlivettiJanuary 13, 2013 Imagination and innovation. Edge and EconomistJanuary 8, 2013 Twitter and the Italian political élite -
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La métaphore et le numerique
Dans son article de 1948, Claude Shannon, théoricien du “bit”, établit une distinction entre l’”information” et le “sens”: la notion de “bit” ne s’applique pas au domaine du sens. continua...
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Territorio come piattaforma di sviluppo
Il territorio è come una rete e una piattaforma sulla quale si sviluppano attività, iniziative, startup. E come ogni piattaforma può essere aperto o chiuso, può avere un effetto frenante o può accelerare lo sviluppo, può essere dominato da pochi grandi poteri o essere competivo e creativo. E così via. Può anche essere modificato, pur con la lentezza che lo contraddistingue, anche in modo radicale. continua...
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Non tutti sono futuri imprenditori, ma…
Ci vuole equilibrio. Il terribile 36% di disoccupazione giovanile non si risolve con una ricetta facile. Chi la propone è un apprendista stregone. O un vero e proprio imbroglione. Ma è chiaro che il tema si affronta cercando di capire, a fronte delle strade che si chiudono, quali sono le strade che si aprono. Sicché molti pensano alla soluzione più radicale e promettente: se la grande impresa non assume, se lo stato non assume, i giovani si dovranno mettere in proprio. Già. Ma… continua...
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Editoria: una storia da scrivere
La trama si infittisce. Nella città dei libri la tensione è alle stelle. I protagonisti leggono con attenzione le notizie. L’Antitrust americana ha preso di mira un accordo tra Apple e quattro editori che si sarebbero accordati per alzare il prezzo dei libri elettronici e quindi altri editori si stanno accordando con Amazon per abbassare di nuovo i prezzi dei libri per il Kindle (BusinessWeek). Ma le autorità... continua...
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L'intelligenza delle smart city
“We shape our buildings; thereafter they shape us”. Queste citazioni che si trovano decontestualizzate su internet non sono una sicurezza dal punto di vista filologico. Ma questa citazione di Winston Churchill vale la pena di essere ripetuta. Perché introduce il tema delle smart city nel modo più ambizioso: siamo noi che diamo la forma ai nostri edifici, ma sono gli edifici che poi modellano la nostra vita e la nostra cultura. continua...
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The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
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Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
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Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
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AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
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Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. continua...
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Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri. continua...
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Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
continua...
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Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
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“una società che vive in equilibrio statico non accoglie…”, crea tessuti di relazioni corporative, privilegiando il valore della fedeltà dei membri piuttosto che la fiducia su progetti, la cui innovazione, presupponendo la delaga fiduciaria basata sul merito, mina culturalmente i cardini del proprio scopo sociale, conchiuso nella protezione degli interessi consolidati.
Mi viene da completare in questo modo perché di certo è un territorio accogliente quello dove sono nato e vivo ora. Questo fattore però è lungi dal rappresentare l’attrattività dei talenti, sia quelli autoctoni che di origine esterna.
In questo tipo di società/terrorio i talenti hanno varie opzioni:
1)formarsi relazioni significative per preseguire i propri progetti (logica dell’accredito certificato con biografia dell’inciucio);
2)misconoscere la propria biografia e di conseguenza il proprio progetto accettando i limiti, sia propri che del contesto, integrandosi nel pensiero minicorporativo (adeguamento al ribasso ma anche vantaggi da rendita da posizione raggiunta e deresponsabilità, biografia dell’esserci comunque e logica del chi si accontenta gode);
3)fuga alla ricerca di opportunità e erranza (biografia dell’evasione e logica del cercatore d’oro);
4)ostinazione alla mancanza di compromessi e competizione per emergere comunque (biografia del sognatore visionario e logica dell’uno contro molti);
5)riformulazione continua delle competenze seguendo gli imperativi vaghi e turbolenti dell’economia della conoscenza (biografia del trend setter e delle lotta, anche appassionante con i mulini a vento).
Togliendo il velo polemico, che c’è, credo che quando i territori cercano di preservare l’esistente, l’onere del merito debba ricadere per forza di cose sui talenti, a cui è richiesto anche quel soft power di persuasione culturale.
Seguo un bando di appalto con cui sono stati indetti incentivi sull’innovazione organizzativa.
Affinchè non partecipino ragionieri e contabili ho dovuto scomodare professionisti che pur non potendo concorrere si sono prestati a chiarire le lacune di un procedimento amministrativo che a dire astruso è un complimento.
Questo solo per chiarire al dirigente che nella consulenza strategica non esistono certificazioni ne Ordini e Albi. Come le hanno invece i ragionieri. Se non avessi reclutato la società leader in Italia tutto sarebbe rimasto per come prevedeva il bando. Innovazione a colpi di ragionieri.
Uno dei punti cardine credo sia questo: come fa un territorio a progredire o attrarre talenti, se pur di tenere in vita la sua coesione sociale (?), si chiude?
“Un territorio si arricchisce dei suoi talenti se sa come dare a loro quello di cui hanno bisogno, ma anche (e forse soprattutto) se sa come ricevere da loro quello che essi possono esprimere”.
Molti territori non possono ricevere, possono dare, poco ma danno. Il dicorso è ovviamente viziato da un particolare tessuto, quello che conosco e a cui partecipo come interessato.
In questi casi però non so se sia sostenibile nel medio termine privilegare la coesione sociale.
Preparare il terreno al talento, coltivarlo, facilitarne l’uscita nel mondo implica una visione del mondo, un pensiero di abbondanza di mondo in un territorio sconfinato, aperto. Il pensiero cinese è un pensiero di controllo del mondo, di supremazia di qualcuno su qualcun’altro o su qualcosa. Un voler preparare al controllo una casta di persone elette in qualità di un talento superiore. E’ questa superiorità alla quale allevare qualcuno che fa cascare tutto. E’ questa asimmetria di posizioni e di ruoli che spaventa; è questo coltivarla con ossessione a costo di creare delle caste “di talento” che orripila.
Un territorio che facilita il talento, lo sviluppo delle biografie e delle testimonianze individuali è un territorio o comunque una polis dai confini sfocati; non c’è ossessiva protezione ma nemmeno ricerca continua del vantaggio. Vantaggio per chi e per cosa? Il talento sconfina e dunque anche il pensiero sul talento dovrebbe poter sconfinare, varcare soglie ed oltrepassare limiti. Se facilito una condizione-in questo caso l’attecchimento del talento- non lo faccio per un vantaggio immediato, di cui calcolare i ritorni qui ed ora. Lo faccio anche per altri paesi, per successive generazioni o meglio mi pongo la domanda chi sarà o potrà ricevere -payback- a partire dal mio investimento? E’ necessario un progetto forte in cui credere, a prescindere da considerazioni di tipo economico e di breve. E’ necessario un progetto di polis, dunque politico!