La gente è stata trasformata in massa dal fordismo. Ed è stata ipnotizzata dalla tv e il marketing di massa. Ora quell’epoca è finita, dice Seth Godin in questa lezione a Ted. Siamo tribù o singole persone connesse in gruppi di vario tipo. Che cosa vogliamo? Cambiare il mondo. Da chi siamo osteggiati? Da quelli che non vogliono che il mondo cambi. Che cosa possiamo fare? Lanciare un movimento. Convincere un migliaio di persone che qualcosa è importante e realizzarlo con loro. Cambiamento, cultura, impegno. Siamo tribù. Forse. Ma non siamo più massa. Quello che ci serve è avere qualcosa che conta in cui credere, sapere che qualcuno conta su di noi, sviluppare una leadership in una questione importante.
-
english
March 20, 2013 Publishing is a sort of dating platformJanuary 20, 2013 The fascinating history of OlivettiJanuary 13, 2013 Imagination and innovation. Edge and EconomistJanuary 8, 2013 Twitter and the Italian political élite -
Informazione
-
Innovazione
-
proposta
-
Articoli
RSS-
La métaphore et le numerique
Dans son article de 1948, Claude Shannon, théoricien du “bit”, établit une distinction entre l’”information” et le “sens”: la notion de “bit” ne s’applique pas au domaine du sens. continua...
-
Territorio come piattaforma di sviluppo
Il territorio è come una rete e una piattaforma sulla quale si sviluppano attività, iniziative, startup. E come ogni piattaforma può essere aperto o chiuso, può avere un effetto frenante o può accelerare lo sviluppo, può essere dominato da pochi grandi poteri o essere competivo e creativo. E così via. Può anche essere modificato, pur con la lentezza che lo contraddistingue, anche in modo radicale. continua...
-
Non tutti sono futuri imprenditori, ma…
Ci vuole equilibrio. Il terribile 36% di disoccupazione giovanile non si risolve con una ricetta facile. Chi la propone è un apprendista stregone. O un vero e proprio imbroglione. Ma è chiaro che il tema si affronta cercando di capire, a fronte delle strade che si chiudono, quali sono le strade che si aprono. Sicché molti pensano alla soluzione più radicale e promettente: se la grande impresa non assume, se lo stato non assume, i giovani si dovranno mettere in proprio. Già. Ma… continua...
-
Editoria: una storia da scrivere
La trama si infittisce. Nella città dei libri la tensione è alle stelle. I protagonisti leggono con attenzione le notizie. L’Antitrust americana ha preso di mira un accordo tra Apple e quattro editori che si sarebbero accordati per alzare il prezzo dei libri elettronici e quindi altri editori si stanno accordando con Amazon per abbassare di nuovo i prezzi dei libri per il Kindle (BusinessWeek). Ma le autorità... continua...
-
L'intelligenza delle smart city
“We shape our buildings; thereafter they shape us”. Queste citazioni che si trovano decontestualizzate su internet non sono una sicurezza dal punto di vista filologico. Ma questa citazione di Winston Churchill vale la pena di essere ripetuta. Perché introduce il tema delle smart city nel modo più ambizioso: siamo noi che diamo la forma ai nostri edifici, ma sono gli edifici che poi modellano la nostra vita e la nostra cultura. continua...
-
The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
-
Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
-
Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
-
AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
-
Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. continua...
-
Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri. continua...
-
Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
continua...
-
Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
-
-
-
Post recenti
- May 23, ’13 E se invece i Big Data esistessero? Una risposta al post di ieri
- May 22, ’13 L’elezione del sindaco della Città Metropolitana: un progetto da seguire
- May 22, ’13 Che cosa pensereste se vi dicessero che in Italia i Big Data non esistono?
- May 20, ’13 Dedicato al marketing: una summa di spunti per guardare avanti
- May 20, ’13 Nel mondo delle informazioni collaborative la citazione della fonte è cortese e conveniente
-
Meta
Comments
Che non sia il pretesto per qualche nuovo sciamano di realizzare una nuova religione!!!
Comunque ho imparato a vedere la realtà off line che mi circonda prima di gasarmi alla ricerca del “nuovo” on line… e da queste parti, questa realtà, non è così rivoluzionaria.
Fellows (ggente nn usa più), questa storia delle tribù è preoccupante. Qualcuno si è letto un bel libro di etnologia e antropologia ? Sa come si comportano le tribù, nei confronti dell’esterno e al proprio interno ? Sa che in buona parte dei casi i nmi che le tribù si danno hanno significati del tipo “gli uomino”, “il popolo”, etc ? Anche il nome di questo guretto è inquitante: andate a vedere chi era Seth.
Sono d’accordo con l’altro Marco. Tribù che vogliono cambiare il mondo, ma per farci cosa? E chi sono, poi? Un discorso fumoso, almeno al livello al quale l’ho capito nel post.
Sono d’accordo con l’altro Marco. Tribù che vogliono cambiare il mondo, ma per farci cosa? E chi sono, poi? Un discorso fumoso, almeno al livello al quale l’ho capito nel post.
@marco1: e chi era, dunque?
eh, vabbè, allora ditelo:
Da Wikipedia “In Ancient Egyptian mythology, Set (also spelled Seth, Sutekh or Seteh) is an ancient god, who was originally the god of the desert, Storms, Darkness, and Chaos.”
Anche nel marketing tradizionale si rispondeva a bisogni affettivi. Solo che qui il modello sembra applicarsi a tutti gli ambiti della vita e acquisire una connotazione vagamente morale, che il marketing vecchio stampo non si attribuiva. Fumoso sì, come intervento, ma non necessariamente lontano dai possibili sviluppi reali [difficile dire quanto e come sostenibili]. Dal dominio della politica si sarebbe passati a quello dell’economia, per poi sfumare, in questo primo scorcio di secolo, verso questo condensato che delle due vorrebbe forse rappresentare la sintesi? O forse sarebbe meglio dire che delle due raccoglie per ora solo i cascami? Naturalmente per Seth le istituzioni sono un optional, anzi no, un limite da superare..
No non sto mica dicendo che è una lettura folle. Solo che lo trovo un po’ decontestualizzato e, soprattutto, anche un po’ biased. Invece di essere un’analisi equidistante pare piuttosto un’esortazione. Let’s change the world. Chissà quanti libri venderà mai…
Qui
http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Psicologia_del_gregario/1338582
uno spunto di riflessione. Secondo ‘Le Scienze’: “Da qualche tempo … l’interesse ossessivo per i leader sembra in calo, e un numero sempre maggiore di esperti sta spostando la propria attenzione verso la parte inferiore dell’organigramma aziendale, concentrandosi sempre più sui follower, i gregari”. Magari sarebbe interessante considerare questa tendenza e confrontarla con il modello della tribù di Seth. Punti di contatto? Contrasto? Complementarità?
Tamara, il rapporto leader-gregari è simbiotico, uno non c’è senza gli altri e viceversa. Ma se ci ricordiamo di Weber, la leadership originaria, che è sempre carismatica, tende a formalizzarsi quanto a criterio di legittimzione (perchè uno è leader e gli altri gregari, ossia gli attribuiscono la leadership ?). La forma tribale è quella della legittimazione tradizionale, la più arcaica in quelle di questo tipo. Ripeto, si caratterizza con tratti precisi, messi in luce dall’etnologia. Che qualcuno voglia cambiare il mondo con le tribù fa ridere. E poi, le tribù sono “istituzioni”, come no. Prova a infrangere un tabù tribale o a non superare un rito di passaggio. Sei fuori, ed essere fuoti in un regime tribale vuol dire che sei morto.
>Prova a infrangere un tabù tribale o a non >superare un rito di passaggio. Sei fuori, ed >essere fuoti in un regime tribale vuol dire che >sei morto.
giusto, è proprio ciò che inquieta
Mi spiego, quando dicevo questo:
>No non sto mica dicendo che è una lettura folle.
Intendevo dire che in Godin non manca una certa capacità di lettura di tendenze che possono prodursi e che, al pari di te, interpreto come regressive.
Però credo che in quell’articolo sui followers si volesse sottolineare un certo affrancamento dalla simbiosi. E sarebbe questo l’aspetto di novità che attrae gli esperti. Potrei sbagliarmi… vediamo
Beh, il marketing tribale e’ di Bernard Cova, che insegna in Bocconi e da tempo. Lo citavo pure io quanto parlavo in alcuni master di come fosse di ispirazione per chi come me lavorasse sulle tribu’ dei tifosi di calcio. In realta’ e’ il marketing religioso piu’ antico, che fa leva su meccanismi cognitivi propri dell’attribuzione di senso, della tradizione orale. Chi e’ interessato di veda B.J. Fogg e la Captologia (oggi a Meet the Media Guru), i manuali di storytelling, e la scuola del Mental Research Institute di Palo Alto (Watzalawick e la pragmatica della comunicazione umana ) et altri..come manuale di persuasione ad uso degli onesti.
Se le parole sono importanti, “tribu” fa riferimento ad un’organizzazione sociale, abbastanza organizzata, anche abbastanza riconoscibile. Anzi quasi sempre la tribu’ implica il concetto “o con noi o contro di noi”. Quindi (questo lo dico io) la tribu e’ interessante – perfino auspicabile oggi come oggi – per un uomo di marketing e comunicazione, perche’ permette di instaurare facilmente una conversazione 1:molti (http://it.wikipedia.org/wiki/Trib%C3%B9). Se riesci a governare i meccanismi della tribu, generalmente pochi e semplici, l’hai conquistata. Invece “nicchia” e’ solo una labile porzione di un tutto molto piu’ ampio, di cui nulla si puo’ dire sull’organizzazione, che infatti e’ quasi sempre assente, e nemmeno facilmente delineabile, non avendo pareti ma solo caratteristiche sfumate tra diversi livelli di gradazione dentro e fuori, a volte appena percettibili. La nicchia si accompagna al concetto di “diversi ma non separati”, e di “coda lunga”… Per il nostro “comunicatore” rivolgersi ad una nicchia e’ molto difficile, e l’unico modo e’ “partecipare”, scendere in campo, e quindi comunicare 1:pochi se non 1:pochissimi. Non confonderei quindi la teoria della coda lunga con il neotribalismo, sia per le implicazioni sul piano del marketing, sia per quelle sul piano dell’organizzazione sociale. E sono convinto che la vera novita’ introdotta dai modelli a rete, non sia affatto in una deriva neotribalistica. Concludo dicendo che Godin sembra pero’ “pararsi le parti basse” quando fa riferimento alla “leadership individuale”: mi sembra molto contraddittorio, dopo aver esaltato il concetto di tribu, in cui la leadership e’ fortemente centralizzata e spesso perfino dispotica, e tutto sommato un cerchiobottismo un po’ troppo smaccato.
@Luca
E’ necessario conoscere il MECCANISMO SPECCHIO radicato nell’uomo /
è il mistero di cui mi nutro / novità a breve / saluti
Vincenzo
+