Nani sulle spalle di nani
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The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
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Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
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Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
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AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
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Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...
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Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...
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Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...
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Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
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Large Views
Research
Journalism
Towatchlist
News
Nòva/IlSole24Ore
Concordo con te.
Comunque, la frase non è originariamente di Isaac Newton, ma di Bernard of Chartres:
http://en.wikipedia.org/wiki/Standing_on_the_shoulders_of_giants
:)
Per carità, tutto fa brodo, e questa storia che la senestra non dovrebbe usare questi metodi fa un po' ridere.. lo ha sempre fatto, nascondendo la mano. Qualcuno si ricorda gli articoli di Repubblica sul fatto che Craxi nel suo studio in Piazza Duomo avesse una camera da letto ? O le foto giovanili di Anya Pieroni con le tette di fuori (quasi, noblesse oblige) sull'Espresso ? Il fatto è che, non nascondendo più la mano, si rischia di ottenere l'effetto opposto.
Penso sempre che il giornalismo d'inchiesta dovrebbe analizzare "altro", le cose più vicino alla gente.
Ma che gi frega della ggente a quelli di Largo Fochetti? Adesso hanno pure la copertura di svariati luminari (M.Serra, A. Asor Rosa, e via scendendo) che "popolo" è una brutta parola, che non esiste, che fa schifo, etc.
Sta succedendo quello che era previsto, Non da Gad Lerner.
Credo che il Presidente del Consiglio in quanto massima espressione del Governo e soprattutto in quanto personaggio pubblico dabba dare dei chiarimenti e fugare ogni dubbio rispetto alla vicenda di Noemi Letizia.
Noi non vogliamo sapere i fatti privati del Presidente del Consiglio fino a quando non è lui a renderli pubblici o la stampa a trasformarli non in gossip, ma in fatti che fanno trasparire i principi valoriali dell'uomo Berlusconi e mi sembra che la stampa, di fatto li abbia resi pubblici.
A questo punto è necessario che il Premier, che con il suo partito punta a entrare nel PPE, nel quale sono ben chiari i principi e i valori che lo determinano, dia delle spiegazioni certe e non lacunose, faccia sapere quali e di che natura sono i rapporti e che ogni dubbio sia fugato.Se ciò non succederà si darà adito a chi non gli crede di poter parlare della sua vita privata!!!Ci dica la verità, l'Italia vuole credergli, ma lui deve farsi credere!!Anche se mi sa...
Concordo con Salvelli!! Vi sono poi anche questioni vitali di cui non si parla abbastanza e delle quali i giornalisti non si occupano con altrettanta passione. Per esempio, la destra italiana ha proclamato il ritorno al nucleare civile. Ma dove sta il dibattito su sicurezza e convenienza, tenuto conto delle esternalità negative? Quanto è ampio? Chi ne parla? Quanto spazio ricevono questioni del genere nelle radio, nelle TV, nei giornali? Chi sta consigliando la destra scientificamente? Questioni delegate e dimenticate, finché non entreranno nel mirino dei quotidiani perché si verifica questa o quella contingenza, e lo faranno con il parossismo di uno spettacolo pirotecnico che ci bombarderà fino alla sordità impedendoci di capire e quindi riducendo la possibilità di scegliere con qualche consapevolezza e non sull'onda dell'emozione.
Scusate la piccola diversione sul nucleare, ma era solo per esemplificare. E lungo sarebbe l'elenco delle alternative d'inchiesta per distogliere la stampa dalla fascinazione per la presunta 'fine imminente di Berlusconi'.
Beh, già che ci sono profitto di questa finestra per consigliare qualche lettura
http://geopoliticalnotes.wordpress.com/2009/02/01/il-%E2%80%9Cnucleare-civile%E2%80%9D-intervista-al-professor-cortellessa/
http://www.giornalettismo.com/archives/13421/armi-nucleari-stati/2/
E' proprio necessario aspettare che cada per cominciare a guardare anche altrove?
Diverti pure, speriamo che la costruzione di centrali venga accelerata, facendo entrare anche filiere diversa da quella francese, per esempio quella nippo-americana Westinghouse-Fuji. Ci sarebbero anche quelli de La Sapienza, con il loro intrinsecamente sicuro. Una grande azienda energetica italiana è interessata e sta finanziando, speriamo bene.
"soprattutto in quanto personaggio pubblico dabba dare dei chiarimenti e fugare ogni dubbio": sicuro, davvero ? Sulla cosa, e su Gad Lerner in particolare oggi è stata pubblicata una parola pressochè definitiva....
http://www.ilfoglio.it/andreasversion/
si grazie