Nani sulle spalle di nani

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Gad Lerner scommette che le inchieste giornalistiche sulla vita privata-pubblica del premier lo metteranno davvero in difficoltà. La Repubblica in effetti ha trovato il modo di mostrare che i fatti non collimano con le dichiarazioni del premier. Un potere basato sull'immagine non può perdere immagine... Può darsi che l'analisi sia corretta. Oppure può darsi che il premier riuscirà a dimostrare di essere stato vittima di qualcosa...

Ma non è una bella vicenda.

Si pensava forse che per vincere la battaglia ideale contro la destra, l'opposizione dovesse mostrare un modo più alto di pensare alla politica. E certamente sarebbe stato più bello. E anzi probabilmente è ancora così.

Ma il percorso che si sta seguendo ora, invece, si aggira nelle parti più basse della politica e delle idealità. E' giusto, se i fatti sono questi. Ma non è bello. E non è visionario. E non ci porta a guardare lontano.

(Il titolo non è riferito alla statura di alcuno, naturalmente. E' solo un ricordo della famosa frase di Isaac Newton...).

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Concordo con te.
Comunque, la frase non è originariamente di Isaac Newton, ma di Bernard of Chartres:
http://en.wikipedia.org/wiki/Standing_on_the_shoulders_of_giants

:)

Per carità, tutto fa brodo, e questa storia che la senestra non dovrebbe usare questi metodi fa un po' ridere.. lo ha sempre fatto, nascondendo la mano. Qualcuno si ricorda gli articoli di Repubblica sul fatto che Craxi nel suo studio in Piazza Duomo avesse una camera da letto ? O le foto giovanili di Anya Pieroni con le tette di fuori (quasi, noblesse oblige) sull'Espresso ? Il fatto è che, non nascondendo più la mano, si rischia di ottenere l'effetto opposto.

Penso sempre che il giornalismo d'inchiesta dovrebbe analizzare "altro", le cose più vicino alla gente.

Ma che gi frega della ggente a quelli di Largo Fochetti? Adesso hanno pure la copertura di svariati luminari (M.Serra, A. Asor Rosa, e via scendendo) che "popolo" è una brutta parola, che non esiste, che fa schifo, etc.

Sta succedendo quello che era previsto, Non da Gad Lerner.

Credo che il Presidente del Consiglio in quanto massima espressione del Governo e soprattutto in quanto personaggio pubblico dabba dare dei chiarimenti e fugare ogni dubbio rispetto alla vicenda di Noemi Letizia.
Noi non vogliamo sapere i fatti privati del Presidente del Consiglio fino a quando non è lui a renderli pubblici o la stampa a trasformarli non in gossip, ma in fatti che fanno trasparire i principi valoriali dell'uomo Berlusconi e mi sembra che la stampa, di fatto li abbia resi pubblici.
A questo punto è necessario che il Premier, che con il suo partito punta a entrare nel PPE, nel quale sono ben chiari i principi e i valori che lo determinano, dia delle spiegazioni certe e non lacunose, faccia sapere quali e di che natura sono i rapporti e che ogni dubbio sia fugato.Se ciò non succederà si darà adito a chi non gli crede di poter parlare della sua vita privata!!!Ci dica la verità, l'Italia vuole credergli, ma lui deve farsi credere!!Anche se mi sa...

Concordo con Salvelli!! Vi sono poi anche questioni vitali di cui non si parla abbastanza e delle quali i giornalisti non si occupano con altrettanta passione. Per esempio, la destra italiana ha proclamato il ritorno al nucleare civile. Ma dove sta il dibattito su sicurezza e convenienza, tenuto conto delle esternalità negative? Quanto è ampio? Chi ne parla? Quanto spazio ricevono questioni del genere nelle radio, nelle TV, nei giornali? Chi sta consigliando la destra scientificamente? Questioni delegate e dimenticate, finché non entreranno nel mirino dei quotidiani perché si verifica questa o quella contingenza, e lo faranno con il parossismo di uno spettacolo pirotecnico che ci bombarderà fino alla sordità impedendoci di capire e quindi riducendo la possibilità di scegliere con qualche consapevolezza e non sull'onda dell'emozione.

Scusate la piccola diversione sul nucleare, ma era solo per esemplificare. E lungo sarebbe l'elenco delle alternative d'inchiesta per distogliere la stampa dalla fascinazione per la presunta 'fine imminente di Berlusconi'.

Beh, già che ci sono profitto di questa finestra per consigliare qualche lettura

http://geopoliticalnotes.wordpress.com/2009/02/01/il-%E2%80%9Cnucleare-civile%E2%80%9D-intervista-al-professor-cortellessa/

http://www.giornalettismo.com/archives/13421/armi-nucleari-stati/2/

E' proprio necessario aspettare che cada per cominciare a guardare anche altrove?

Diverti pure, speriamo che la costruzione di centrali venga accelerata, facendo entrare anche filiere diversa da quella francese, per esempio quella nippo-americana Westinghouse-Fuji. Ci sarebbero anche quelli de La Sapienza, con il loro intrinsecamente sicuro. Una grande azienda energetica italiana è interessata e sta finanziando, speriamo bene.
"soprattutto in quanto personaggio pubblico dabba dare dei chiarimenti e fugare ogni dubbio": sicuro, davvero ? Sulla cosa, e su Gad Lerner in particolare oggi è stata pubblicata una parola pressochè definitiva....
http://www.ilfoglio.it/andreasversion/

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  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
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    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

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