Sarebbe bello capire esattamente che cosa succede nell’industria dell’automobile. Ma non è facile, perché la sostanza del dibattito sul progetto Fiat-Crysler-Opel è che i fatti nuovissimi avvengono in un paradigma interpretativo vecchio. In particolare: non stiamo parlando di acquisizioni ma di consolidamento. E’ più frutto di crisi che di successo.
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March 20, 2013 Publishing is a sort of dating platformJanuary 20, 2013 The fascinating history of OlivettiJanuary 13, 2013 Imagination and innovation. Edge and EconomistJanuary 8, 2013 Twitter and the Italian political élite -
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June 5, 2013 Economia della collaborazione per AltimeterJune 2, 2013 Sviluppi di grafeneJune 2, 2013 MEMS nell’industria degli smartphone -
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La métaphore et le numerique
Dans son article de 1948, Claude Shannon, théoricien du “bit”, établit une distinction entre l’”information” et le “sens”: la notion de “bit” ne s’applique pas au domaine du sens. continua...
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Territorio come piattaforma di sviluppo
Il territorio è come una rete e una piattaforma sulla quale si sviluppano attività, iniziative, startup. E come ogni piattaforma può essere aperto o chiuso, può avere un effetto frenante o può accelerare lo sviluppo, può essere dominato da pochi grandi poteri o essere competivo e creativo. E così via. Può anche essere modificato, pur con la lentezza che lo contraddistingue, anche in modo radicale. continua...
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Non tutti sono futuri imprenditori, ma…
Ci vuole equilibrio. Il terribile 36% di disoccupazione giovanile non si risolve con una ricetta facile. Chi la propone è un apprendista stregone. O un vero e proprio imbroglione. Ma è chiaro che il tema si affronta cercando di capire, a fronte delle strade che si chiudono, quali sono le strade che si aprono. Sicché molti pensano alla soluzione più radicale e promettente: se la grande impresa non assume, se lo stato non assume, i giovani si dovranno mettere in proprio. Già. Ma… continua...
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Editoria: una storia da scrivere
La trama si infittisce. Nella città dei libri la tensione è alle stelle. I protagonisti leggono con attenzione le notizie. L’Antitrust americana ha preso di mira un accordo tra Apple e quattro editori che si sarebbero accordati per alzare il prezzo dei libri elettronici e quindi altri editori si stanno accordando con Amazon per abbassare di nuovo i prezzi dei libri per il Kindle (BusinessWeek). Ma le autorità... continua...
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L'intelligenza delle smart city
“We shape our buildings; thereafter they shape us”. Queste citazioni che si trovano decontestualizzate su internet non sono una sicurezza dal punto di vista filologico. Ma questa citazione di Winston Churchill vale la pena di essere ripetuta. Perché introduce il tema delle smart city nel modo più ambizioso: siamo noi che diamo la forma ai nostri edifici, ma sono gli edifici che poi modellano la nostra vita e la nostra cultura. continua...
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The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
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Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
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Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
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AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
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Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. continua...
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Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri. continua...
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Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
continua...
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Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
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Comments
Concordo. Mi pare che si confrontino due visioni. La prima, quella “tedesca”, difensiva (posti di lavoro, modello industriale, rapporto con il sindacato e la politica). La seconda (Marchionne), che tiene conto di tutti i fattori, ma parte da un’idea di sostenibilità del modello industriale, mette al centro la tecnologia, e da lì si muove per riconfigurare l’industria e leggere il sistema.
Quasi tutto corretto, eccetto tre cose sostanziali: la Ford se la cava benissimo; la Fiat è al collasso produttivo e finanziario (viene a tutti gi effetti tenuta in vita dalla Cassa Integrazione e dal Brasile, finchè dura); i motivi per i cui i tedeschi sono cauti non sono geopolitici (la cordata Magna ha dentro i Russi, presente ?) ma perchè Marpionne ha tentato di fare pagare la Opel allo Stato tedesco. Poi, secondo Muchetti, e per una volta sono d’accordo con lui, la storia che o fai 6 milioni di auto l’anno o muori è un mito messo in giro dallo stesso Marpionne e bevuto intero dalla stampa italiana e solo quella. E la BMW ? La Mercedes ? Tutti cadaveri ? La Peugeot ? Quello che ha in testa Marpionne è liberare gli Agnelli di un fardello facendogli anche incassare un po’ di soldini con la quotazione (Luca, se fanno una fusione, gli Agnelli non riducono, vanno a meno del 10 per cento, contro i sindacati americani e tedeschi che avrebbero più del 30, auguri). Colpisce poi ‘assoluto silenzio su quelo che FIAT darebbe. Già per mesi si è andato avanti a dire che la FIAT comprava la Chrysler a gratis ora si scopre che non è così, che ci deve mettere soldini e poi restituire i finanziamenti al Govern Federale americano (con che soldi ?). Marpionne straparla di “asset” che danno soldi, di qali asset si arla non si ha notizia. La FIAT si è venduta anche le mutande negli ultimi cinque anni e gli asset devono venire da FIAT, non da Exor, pena ribellione dell’Accomandita. Quindi resterebbero 1) la filiale brasiliana (unica che guadagna in Fiat Automobiles, con 700.000 auto prodotte, ma come mai ?) 2) L’Iveco, che però non è quotata, quindi di difficile valutazione, ed è alla canna del gas forse peggio di FIAT Automobiles 3) La CNH (macchine agricole e movimento terra) che è quotata a New York, ha un buon potenziale e faceva soldi (non ha management torinese dentro, forse per quello). Finito. Altro problemino: la FIAT in Italia, di cui non parli. Termini Imerese sta aperto solo per evitare un casino politico e perchè nessuno lo vuole (qualcuno dei miei ex-colleghi dice che Marpionne teme che finisca in mano ai Cinesi… quindi o riesce a chiuderlo e a raderlo al suolo, cospargendolo di sale, oppure lo tiene in vita con l’ossigeno della Cassa). Pomigliano è stato trattato nel mdo peggiore, facendo credere ai lavoratori che si sarebbero rifatti gli impianti mentre oro andavano a scuola di kaizen (con i soldi della Regione, un cane che lo scrivesse), mentre quando sono tornati gli impianti erano quelli di prima e Marpionne era riuscito a sospendere la produzione di modelli di cui aveva pieni i iazzali (anche perchè cannati di brutto, come la 159, costruita sulla piattaforma Premium della GM , oh yes, previata per la 169 alta di gamma e poi non fatta per motivi di … chi la voleva ?). omigliano andrà a quel Paese sicuramente, in modo paludoso, alla Marpionne. come Arese. Il vero obiettivo resta però Mirafiori. Se Opel riesce, watch out. Lo faranno con i ricattini, spremeranno qualche centinio di milioni a Comune/Provincia/Regione, come quando hanno rifilato al Comune un pezzo di terreno pieno di schifezze per farci il Centro di Nanotecnologia per la modica cifra di 46 milioni di euri e la promessa di tenere una linea di Grande Punto a Torino. Notizie delle nanotecnologie ? Si parlava di “memoria” nell’era di Internet…
“In ogni caso, se dovesse arrivare in porto tutto il progetto, non si tratterebbe di un’acquisizione di Opel e Crysler da parte di Fiat. Si tratterebbe di una prevalenza del gruppo di management di Marchionne sugli altri.”
sulla Opel non posso esprimermi ma sulla Chrysler ciò non è affatto vero. Oggi la Fiat è proprietaria del 20% delle azioni Chrysler e potrà salire (rispettando alcuen condizioni) fino al 51%. Se non si tratta di acquisizione, di cosa si tratta???
@hamlet: scrivevo che se tutto il progetto andasse in porto non sarebbe un’acquisizione… se fosse solo crysler può darsi… mi spiace se non si capiva…
Si, ma che condizioni… potrà andare al 51 per cento, rilevando la quota in mano al governo USA, solo DOPO AVERE RESTITUITO IL PRESTITO…. ed entro sette anni, altrimenti nisba. Auguri !
Tutta ‘sta storia ha sempre più l’aria di una via d’uscita per gli Agnelli…
Appunto..
Sì, la sfida è culturale ancor prima che industriale, confido in Marchionne ma temo per un effetto paese che gli può crollare addosso. Che cosa possiamno fare per evitare questo pericolo incombente, che per altro pesa verso ogni azienda italiana che si muove a livello globale? Lavorare sodo e studiare, tutti i giorni, in tutti i momenti, in tutte le contrade e in tutte le organizzazioni piccole e grandi che siano. Per dare senso all’impegno serve l’aspirazione all’economia della felicità, per costruirla serve sostenibilità, per renderle credibili e fattibili entrambe molta cultura ad ogni livello. Cultura sociale, del cambiamento, della comunicazione, del web, dei giovani, delle donne, della responsabilità, dal basso: una nuova cultura d’impresa combinata con buone prassi sociali. Che cosa era la Fiat nel 2001? Un’idea vecchia: rimosso il “vecchio” che non voleva quel “nuovo” ha ricominciato a girare e sono emerse anche facce nuove. Marchionne premier?
“Marchionne premier”.. ? Per favore, basta. E poi non può, è svizzero e prende lo stipendio (e paga le tasse ?) nella felice Helvetia.
Sono d’accordissimo con Luca, ne ho scritto anche oggi qui http://www.terraenuvole.com/quello-che-non-dicono-di-fiat/
E per chi dice che CNH non ha management italiano, consiglio una bella visita all’headquarter di via Plava e ricordo che i CEO New Holland, principale Brand, prima dell’attuale sono stati Marco Mazzu (ora Iveco Brasile se non sbaglio) e Lorenzo Sisitino (ora Fiat Auto).
Ho parlato di “management”, che non sono solo i vertici, cara Sara. E anche per i vertici…
http://www.cnh.com/wps/portal/cnhportal/kcxml/04_Sj9SPykssy0xPLMnMz0vM0Y_QjzKLd4039DEFSZnFO8
Peraltro, conosco Fusignani, l’unico italiano al top (Marchionne è svizzero), ha fondato l’azienda della FIAT per cui lavoravo….
Infine, l’HQ di CNH sta in Illinois…. tant’è che FIAT non si è nemmeno preoccupata di registrare il dominio cnh.it.
Ciao.
Un’altra piroetta del nostro ballerino svizzero preferito:
“Marchionne: «La trattativa sta diventando una soap. Il nostro primo obiettivo è Chrysler»”.
Beh, è finita (?). Ora si aspettano commenti e dichiarazioni che andranno da “L’uva ? Non era mica matura ! Anzi, era marcia !” a “Il progetto del megagruppo dell’auto da quotare a parte ? Ma va’, Marchionne scherzava.” a, infine, dallo stesso Marpionne “Sei milioni di auto per sopravvivere ? E chi l’ha detto ? Avete capito male. Esageruma nen…”, in questo si farà aiutare da un interprete/manager gianduia, che mi dicono abbondano. In via Plava ?
Frodi brevettali. La tecnologia ibrida doppia frizione con motore elettrico nel mezzo è stata “mutuata” da un brevetto che la Fiat non ha mai voluto acquistare, ma soltanto spudoratamente copiare. Invito e visitare il mio blog dove “vitalità” e disinvoltura dei progettisti Fiat appaiono in piena evidenza: http://propulsoreibridosimbiotico.blogspot.com/ Chiunque abbia a cuore una onesta etica industriale in difesa della proprietà intellettuale conosca la storia raccontata nel mio blog. Se le industrie possono permettersi impunemente di copiare le idee, in quanto per difenderle occorrono cause costosissime, a cosa servono i brevetti? Come possono i nostri giovani trovare coraggio intellettuale se i potentati economici schiacciano i diritti dei singoli? Se vi accingete a richiedere un brevetto oppure proporlo ad un’azienda, la mia esperienza con la Fiat può esservi utile per muovervi con migliore circospezione. Ulisse Di Bartolomei
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