Oggi a Trento, il Nobel James Heckman parla di identità. Mario Platero sul Sole lo intervista chiedendogli tra l’altro che cosa pensi dell’economia della felicità. Lui risponde interessato al tema ma sospettoso. Perché, dice, la definizione di felicità è troppo soggettiva. Ma aggiunge che gli appare più importante studiare quali condizioni portino alla felicità.
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La métaphore et le numerique
Dans son article de 1948, Claude Shannon, théoricien du “bit”, établit une distinction entre l’”information” et le “sens”: la notion de “bit” ne s’applique pas au domaine du sens. continua...
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Territorio come piattaforma di sviluppo
Il territorio è come una rete e una piattaforma sulla quale si sviluppano attività, iniziative, startup. E come ogni piattaforma può essere aperto o chiuso, può avere un effetto frenante o può accelerare lo sviluppo, può essere dominato da pochi grandi poteri o essere competivo e creativo. E così via. Può anche essere modificato, pur con la lentezza che lo contraddistingue, anche in modo radicale. continua...
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Non tutti sono futuri imprenditori, ma…
Ci vuole equilibrio. Il terribile 36% di disoccupazione giovanile non si risolve con una ricetta facile. Chi la propone è un apprendista stregone. O un vero e proprio imbroglione. Ma è chiaro che il tema si affronta cercando di capire, a fronte delle strade che si chiudono, quali sono le strade che si aprono. Sicché molti pensano alla soluzione più radicale e promettente: se la grande impresa non assume, se lo stato non assume, i giovani si dovranno mettere in proprio. Già. Ma… continua...
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Editoria: una storia da scrivere
La trama si infittisce. Nella città dei libri la tensione è alle stelle. I protagonisti leggono con attenzione le notizie. L’Antitrust americana ha preso di mira un accordo tra Apple e quattro editori che si sarebbero accordati per alzare il prezzo dei libri elettronici e quindi altri editori si stanno accordando con Amazon per abbassare di nuovo i prezzi dei libri per il Kindle (BusinessWeek). Ma le autorità... continua...
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L'intelligenza delle smart city
“We shape our buildings; thereafter they shape us”. Queste citazioni che si trovano decontestualizzate su internet non sono una sicurezza dal punto di vista filologico. Ma questa citazione di Winston Churchill vale la pena di essere ripetuta. Perché introduce il tema delle smart city nel modo più ambizioso: siamo noi che diamo la forma ai nostri edifici, ma sono gli edifici che poi modellano la nostra vita e la nostra cultura. continua...
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The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
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Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
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Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
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AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
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Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. continua...
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Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri. continua...
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Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
continua...
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Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
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Comments
Molto interessante. Mi colpisce l’accento sull’inettitudine dell’approccio economista, che sottopone ogni fenomeno ad una categorizzazione strumentale, interrogandosi su come “trattarlo” deterministicamente. Mi colpisce l’ammissione dell’intrattabilità del fenomeno “felicità”, e che per Heckman – chi l’avrebbe mai detto, ormai il piano inclinato obamiano è sempre più ripido – le condizioni perchè si dia coincidono nientemeno (con buona pace del movimento totalmente trasversale italiano) che con la sussidiarietà. Una sussidarietà a geometria variabile, in cui il ruolo del Pubblico è fortissimo, un socialismo reale ben temperato.
Mi chiedo se sia possibile riflettere in modo non scisso sulle condizioni della felicità nell’economia e nella politica. Credo sia importante provare ad unire…riunire ciò che il mondo negli ultimi secoli ha diviso.
Se il Buthan, credo, codifica ed inserisce i parametri della felicità nel calcolo del PIL è fortemente politico ed economico. Creare le condizioni affinchè la ricerca di una propria felicità possa emergere è un tema della polis.
La mia felicità la posso riconosciere solo io, difficilmente si puo’ assoggettare ad una valutazione esterna degli altri. Forse non esiste una morale oggettiva della felicità..e meno male, ma sicuramente si possono creare le condizioni per favorire una ricerca tutta nostra, tutta soggettiva.
Cercare la propria felicità diventa una condizione della evoluzione, della ricerca di perfezione dell’uomo, della volontà di superare, seguendo il proprio sentire, le divisioni e le barriere interne. Il contesto ci può solo favorire…abilitare.Sono d’accordissimo..il tutto è bellissimo.
Se il terreno del dibattito avviene sui valori, quale è la felicità, economico e politico sono imbricati. Corretto distinguerli per analizzarli. Non caso i modelli di sviluppo che contemperano valori economici, sociali, ambientali rispetto alle esternalità, a livello macro nella politica economica, sono isomorfi a livello microecomomico, nel modello di governace della Corporate Social Responsability. Certo la Stakeholder theory è nata per gestiore le crisi reputazionali e non per conseguire la felicità. Ad oggi però, le condizioni di lavoro, le tutele, il reddito, le conseguenze sul tempo libero sono aspetti che rientrano in entrambe le sfere di politica e economia. Se di condizioni di possibilità si parla, ad un livello alto d’astrazione potrebbero coincidere con una politica al supporto della libertà negativa, togliere gli ostacoli. Anche perché l’uomo sembra molto più concentrato a scongiurare minaccie che a percorrere scopi esileranti.
Infatti credo che i modelli di ricerca normativa di carattere sistemico, trovino il limite di trascurare l’aspetto dell’utilità individuale attesa, a cui sopperiscono i modelli descrittivi della pscicologia. La satisficer che da Herbert A. Simon in poi prese le mosse della razionalità limitata. Le ricerche dimostrano che il fattore emotività nelle strategie di scelta, prendono in carico più l’aspetto del rammarico che quello della felicità, ovviamente per esser felici. Come dire, se non va male, va bene. Da Kahneman fino agli ultimi Neal J. Roese e Sommerville A. sembra che i ragionamenti ipotetici prospettici, i famosi “SE” controfattuali, mirano alla eglio a un rilassato quieto vivere. Non proprio, ma se venissero smentire sarei contento.
http://www.psych.uiuc.edu/~roese/research.htm
Anche da noi abbiamo ricercatori, ci mancherebbe. Lucia Mannetti ha curato molto questa problematica nella pscicologia dei consumi. La differenza è che non li facciamo leggere. Il termine italietta mi scappa.
http://serials.cib.unibo.it/cgi-ser/start/it/spogli/ds-s.tcl?authors=%22+Lucia+Mannetti%22&language=ITALIANO