Allevamento di bambini. Genetica in Cina
Categories:
Tags:
0 TrackBacks
Listed below are links to blogs that reference this entry: Allevamento di bambini. Genetica in Cina.
TrackBack URL for this entry: http://blog.debiase.com/cgi-bin/mt/mt-tb.cgi/368
9 Comments
Leave a comment
Pages
- letture
- paper
- promemoria
- risorse
About this Entry
This page contains a single entry by Luca De Biase published on May 30, 2009 11:21 AM.
Felicità condizionata. Festival di Trento was the previous entry in this blog.
Talenti da coltivare is the next entry in this blog.
Find recent content on the main index or look in the archives to find all content.
Links
- Appunti su economia e felicità
- In libreria: Economia della Felicità Dalla blogosfera al valore del dono Feltrinelli Editore
- Il mago d'ebiz
- In nome del popolo mondiale
- Frammenti
-
- Crossroads
- Nòva100
- (Nòva24Ora!)
- Rivolta e rivoluzione
- Giornalismo dell'innovazione
- Appunti: reti, Benkler, Castells
- Politica/ blog
- Politica/ scienza
- Retorica catastrofica
- Scienza/ paura
- Informazione/ comunicazione
- Regole/ telecomunicazioni
- Urgenze/ giovani
- Chi ha ucciso i giornali?
- Online journalism
- Online journalism 2
- Commons
www.flickr.com
|
Categories
Monthly Archives
- October 2011 (38)
- September 2011 (50)
- August 2011 (58)
- July 2011 (67)
- June 2011 (55)
- May 2011 (63)
- April 2011 (47)
- March 2011 (51)
- February 2011 (43)
- January 2011 (59)
- December 2010 (48)
- November 2010 (57)
- October 2010 (65)
- September 2010 (83)
- August 2010 (64)
- July 2010 (57)
- June 2010 (59)
- May 2010 (61)
- April 2010 (55)
- March 2010 (75)
- February 2010 (80)
- January 2010 (74)
- December 2009 (72)
- November 2009 (74)
- October 2009 (48)
- September 2009 (75)
- August 2009 (51)
- July 2009 (70)
- June 2009 (75)
- May 2009 (74)
- April 2009 (87)
- March 2009 (75)
- February 2009 (60)
Blogroll
- Rss
- VITA QUOTIDIANA
- Home
- Braudel - in italiano
- Digitalia & EquiLiber
- Video e audio
- Italian post
- Media (.com e .it)
- Culture
- Effetto memo
- Appunti
- Viaggi e reportage
- Technorati faves
- Del.icio.us/lucadebiase
- Vecchi videoblog
- LUNGA DURATA
- Paolo Valdemarin
- Blog Notes
- Alessandro Gilioli
- Wittgenstein
- WebNotes
- Leibniz
- Network Games
- Andrea Lawendel
- Criativity
- Gigi Tagliapietra
- Marco Zamperini
- Antonio Santangelo
- Massimo Mantellini
- Sergio Maistrello
- Alessandro Longo
- Mauro Lupi
- Bruno Giussani
- Pandemia
- Stefano Quintarelli
- Antonio Dini
- Piergiovanni Mometto
- Kurai
- Zuck
- Lele Dainesi
- Davide Tarasconi
- ANNALES
- Global Voices
- BleedingEdge
- Le Blog Medias
- Joi Ito
- David Weinberger
- Dan Gillmor
- Kevin Kelly
- Hossein Derakhshan
- Alfonso Fuggetta
- Doc Searls
- Dave Winer
- Marc Canter
- Loic Le Meur
- Samuel Bunkr
- Joel (Beyondpr)
- Bruce Sterling
- LINX
- Clelia Mazzini
- Bernardo Parrella
- Innov'azione
- FirstDraft
- Eugenio Prosperetti
- Juan Carlos De Martin
- Layla Pavone
- Maurizio Goetz
- Dario Salvelli
- Pierluca Santoro
- Barcode
- Roberto Dadda
- Weissbach
- Salvo Toscano
- Maurizio Codogno
- La bottega del torchio
- Mastroblog
- Alessio
- Simone Cappellini
- Francesco Armando
- Dario Bonacina
- Pietro Saccomani
- Serenella
- Marco Fabbri
- Metamondo
- Stefano Hesse
- Christian Rocca
- CodeWitch
- Ubik
- Corrado Truffi
- Alessandro Gennari
- Antonio Sofi
- Andrea Tortelli
- Matteo Brunati
- Cesare Lamanna
- Carlo Formenti
- Tony Siino
- Federico Ferrazza
- Paulista
- Fabio Metitieri
- Piersantelli
- Riccardo Cambiassi
- (c)assetto variabile
- Master New Media
- Carlo Felice Dalla Pasqua
- Gaspar Torriero
- Matteo Penzo
- ImLog
- Fabio
- Sebastiano Pagani
- Melablog
- Daniele D'Amato
- Sid05
- Master's bloggers
- La montagna incantata
- MEMORIA
- Luca De Biase
- My Italian Site
- About Luca De Biase
- Luca De Biase/cv
- aNobii
Search
Articoli
-
The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
-
Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
-
Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
-
AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
-
Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...
-
Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...
-
Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...
-
Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
-
Large Views
Research
Journalism
Towatchlist
News
Nòva/IlSole24Ore
Proprio ieri al Festival dell'Economia di Trento James Heckman parlava di come parte della personalità in base ad alcune ricerche del suo team non sia legata ai geni, ma agli stimoli ricevuti nei primi 3-5 anni di vita del bambino. Anche se comunque i geni non sono indifferenti (si pensi alle famiglie che di generazione in generazione eccellono in qualche campo), non spiegano tutto e, anzi, sarebbero secondari.
Vedremo a che risultati porta questa iniziativa...
eugenetica?
E' un modello di capitalismo che non si vergogna di se stesso. Da noi si fa in modo inverso: è il singolo che chiede maggiori performance, che si nasconde dall'ammettere il test sui dosaggi ormonali per calibrarli alla meglio. Siamo più camaleontici con la miglioria della libera scelta.
Apparte questioni etiche, sembra più una campagna per reclutare investitori.
Rampini si chiede:"Perché non dovrebbe funzionare per generare Nobel di matematica, chief executive di multinazionali, virtuosi del pianoforte?".
Non c'è un grappolo genetico per queste abilità e se si scoprissero delle flebili correlazioni predispositive, sarebbero meno costosi interventi con strumenti culturali. Non è difficile comprendere le potenzialità dei bambini, il resto poi lo decide la stimolazione culturale, magari anche qualche farmaco.
La Cina vuole raggiungere il primato sulle biotecnologe e allontanare la produzione sottocosto dei big pharma su molecole tradizionali, anche perché senza proprietà intellettuale è sempre sotto scacco, una volta per la contraffazione, quella dopo per la sicurezza. Questa è un altra storia però, di brevetti, invetimenti in ingresso, marketing internazionale e attrazzione dei cervelli.
Hanno il privilegio di sperimentazione e la capitalizzano come gli strilloni.
A leggere quello che hai scritto, la prudenza, ma soprattutto i commenti, si può finalmente dire "Himmler aveva ragione !".
... mhm.. @marco: per la verità a me pare che si debba dire, con sempre maggiore forza e coraggio intellettuale, esattamente il contrario!
Sicuro sicuro ? Cosa conta, l'obiettivo o il metodo ? Se è per fare dei geni (secondo la definizione e le esigenze del partito...) va bene, se è per fare dei buoni ariani, è sbagliato ? Luca, non ti riconosco. Rampini invece lo riconosco benissimo. Quando ci fu la storia della banca dei semi dei Nobel, puah, puah, ora invece... "perchè non dovrebbe funzionare ?". Come sempre, mi dispiace, non conta il cosa ma il chi.
@marco: dispiace a me che tu scriva quello che hai scritto. Non c'è una parola nel mio post che possa farti immaginare che a me vada bene l'allevamento di geni. Né del resto puoi trovare nelle mie parole una qualche approvazione dell'allevamento di ariani. La tua lettura è totalmente falsata da un pregiudizio insensato. Per quanto mi riguarda, il progetto cinese non funzionerà. Ne ho parlato pubblicamente ieri a Trento e si può vedere nel video registrato dal Festival dell'economia. Il progetto cinese è sbagliato tecnicamente (non tiene conto della complessità) ed è negativo politicamente (può portare all'eugenetica razzista o capitalista che sia).
Adesso ti riconosco.
L'uomo da sempre inizia queste campagne verso l'egemonia in vari modi e con strumenti diversi e quando inciampa sull'onnipotenza del mezzo, il fine gli si rivolta contro. Sposo la teoria della complessità ma anche della convergenza. Oggi più che mai forse la teoria mendeliana andrebbe rivista. Meiosi e Mitosi sono processi che si fonderanno?? forse è una provocazione, troppo futuristica,non sò, ma è la mia sensazione di direzione di evoluzione della specie. Ci sono molte variabili, concordo con J.Heckman (come riportato da Daniel) sulla discutibilità dei geni quali unici responsabili della formazione dei processi cognitivi, ma aggiungerei che gli stimoli determinanti sono forse ancora più antecedenti riconducendo l'incubazione al periodo addirittura gestazionale. Cancellazioni, riduzioni, distorsioni, modificazioni come reazione agli stimoli sensoriali avvengono già a livello vibrazionale osseo in fase di gestazione. Non escluderei comunque a priori una predisposizione genetica a tali processi. Uno studio interessante è stato condotto dal Dr.Alfred Tomatis