E dunque oggi Nòva è in tabloid. Pregi e difetti di un formato piccolo ce ne sono. Si cerca per esempio l'equilibrio, se mai si troverà, tra le informazioni in breve e i pezzi più lunghi. Ci vorranno alcuni numeri per vedere emergere le soluzioni grafiche più giuste. Nel frattempo dovrebbe arrivare anche una nuova versione della presenza online di Nòva, da integrare nel discorso. E per qualche settimana coltiveremo dubbi, tentativi, sperimentazioni. Si spera molto nei suggerimenti e nelle proposte di chi avrà voglia di condividerli.
Proposte Nòva
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Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...
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Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...
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Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...
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Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
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Il nuovo formato di Nova 24 è sicuramente più pratico, la grafica mi piace.
Un consiglio: se possibile aggiungete la legatura con graffette.
I contenuti sono sempre ottimi. Aspettiamo il rinnovo del sito.
Una domanda: che fine ha fatto Nova 24 review? giusto per saperlo, è da un po' di mesi che non ne sento più parlare...
Legatura con graffette ???? Bravo, così finisce che costa come quell'altro...
Luca, personalmente avrei una preferenza per pezzi un po' più lunghi (fino a 5000 battute). Quando ho in mano la carta sono portato all'approfondimento, se trovo pezzi troppo piccoli allora mi sembra di provare la stessa esperienza "superficiale" come quando saltello da un link all'altro...
A me l'approccio carta, sito, video pare molto innovativo. La strada è quella giusta, imho. Entusiasmante. Qui mi spiego meglio
http://archidata.typepad.com/chez_asa/2009/03/crossmedialit%C3%A0.html
In effetti si sente molto la mancanza di un sito ben fatto. Sarebbe bello trovare on line tutti gli articoli del giornale cartaceo. Sarà così?
Mi piace il nuovo formato tabloid.
Ora, quando sono in metro, evito di tirare pugni ai vicini ogni volta che giro pagina.
Più maneggiabile ma all'occhio l'apparenza di dispersione; sembra talvolta di guardare widgets proposti su carta; per i contenuti aspettiamo i prossimi numeri.
E il termine dell'operazione NOVA Review rammarica.
rispetto a prima i contenuti risultano compressi e caotici, meno decifrabili, difficile puntare l'obiettivo senza girare un po' a vuoto con lo sguardo.
sicuramente è più maneggevole e soprattutto fotocopiabile, a differenza delle vecchie pagine che non entravano in nessun formato..
non mi piace il sottotitolo a directory, un po'troppo ammiccante.
buon lavoro!
No va.
anche a me piace il formato e anche io penso che sarebbe bello trovare on line tutti gli articoli del giornale. Lo avevo chiesto a te un po' di tempo fa.
ai cambiamenti va dato il tempo per essere digeriti, ma ci sono cose che proprio non mi piacciono:
- la scelta dei fonti per i titoli
- gli occhielli
- le rubriche non risaltano
- le strisce di notizie brevissime a fondo pagina
- la sezione in basso
- la prima pagina con meno colori
- il box per i link
Cioè, tutto...
Invece a me non dispiace e, nel casino dei mezzi pubblici, è molto piu' maneggevole.
Anche io preferirei pezzi un po' piu' lunghi. Insomma anche per me carta = approfondimento.
Troppe news e flash rischiano di scimmiottare un sito web.
Cmq complimenti e avanti cosi' :-)
Avrei tante cose da dire su Nova che seguo da qualche anno e guai se mi manca... saro' ben lieto se possibile di parlarne in skype (ik2duv1) .Un suggerimento:
molti articoli interessanti non riportano siti o meglio indirizzi email dove poter richiedere info o olteriori notizie sull'articolo.Non tutti lo scrivono ed e' un peccato.Molto bello Nova ma mi sia consentita una critica il Podcast di Nova in audio e poco interessante e per i mezzi in uso si puo' fare molto meglio come tematiche.