I governi vogliono governare anche internet

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Non c'è dubbio che l'attenzione dei governi, con una decina d'anni di ritardo, si sta addensando su internet. Non è detto che ne capiscano qualcosa. E non è detto che sappiano dove vogliono arrivare. Ma sanno da che parte cominciare.

Cominciano dalle cose che fanno paura. Come la pedopornografia, il punto di attacco in Germania. Ecco l'Ansa di poco fa:

PREVISTO BLOCCO DI MILIONI DI PAGINE CON SISTEMA NORVEGESE
   (ANSA) - BERLINO, 25 MAR - Il governo tedesco ha approvato
oggi misure più rigide nella lotta alla pedopornografia via
Internet, con un piano che promette di bloccare migliaia di siti
illegali - per milioni di pagine web - attraverso una stretta
collaborazione tra autorità e provider.
   Le iniziative approvate oggi dall'Esecutivo della cancelliera
Angela Merkel, erano state proposte dalla ministra per la
Famiglia, Ursula von Der Leyen, che ha sette figli. Nell'ambito
del progetto, i provider non sono saranno obbligati a
collaborare con la polizia, ma dovranno chiudere eventuali siti
ritenuti illegali.
   In Germania, questo fenomeno assume dimensioni sempre più
grandi, tanto da coinvolgere anche i membri del Parlamento, e il
governo ha deciso così di mettere in campo tutte le sue forze
per arginarlo.
   Il sei marzo scorso, un deputato socialdemocratico indagato
per pedopornografia si è dimesso dalla carica di portavoce
della Spd per la formazione, i media e la ricerca dopo che la
polizia aveva trovato nella sua abitazione materiale
compromettente. Non più tardi dello scorso gennaio, inoltre, la
polizia ha lanciato una tra le più grandi operazioni nella
lotta a questo crimine con centinaia di perquisizioni a livello
nazionale che hanno portato al sequestro di decine di migliaia
tra computer, telefoni cellulari, Dvd, Cd e periferiche per la
trasmissione dei dati.
   «Non tollereremo più il fatto che lo stupro di bambini sia
visibile su Internet in modo così diffuso in Germania», ha
detto la Leyen. Da parte sua, il capo dell'Europol, Max-Peter
Ratzel, ha detto che finora solo cinque dei paesi dei 27 hanno
messo a punto liste nazionali di siti Internet bloccati.
Tuttavia, ha detto, l'iniziativa di un Paese come la Germania,
darà una forte spinta a tutta l'Europa per intervenire.
   Molti provider, inclusi Deutsche Telekom, Vodafone e Arcor,
hanno già accettato di partecipare al programma, che utilizza
il sofisticato sistema 'Circamp', sviluppato in Norvegia nel
2004, per bloccare l'ingresso degli utenti a questi siti. Il
sistema, già adottato da nove paesi - tra cui Olanda, Belgio e
Regno Unito - invia uno 'Stop' rosso accompagnato da un
messaggio quando si cerca di accedere al sito illegale. (ANSA).

     CB
25-MAR-09 17:19 NNN

Difficile opporsi a una politica del genere. L'opinione pubblica non può che essere favorevole. Perché il tema è tanto orribile che risolve ogni controversia. E lo dimostra anche il fatto che tutti si sono dichiarati disponibili a collaborare.

Altrove le strategie sono più difficili da far approvare. In Francia, il governo si batte contro la pirateria e per il diritto d'autore. Forse l'Europa si opporrà a Sarkozy. In Italia stanno entrando in molti modi, come sappiamo. Dall'emendamento D'Alia al disegno Carlucci. Se dovessero malauguratamente passare non sarà certo perché sono stati presentati con l'intelligenza del governo tedesco, ma casomai perché nessuno dedica abbastanza attenzione alla questione.

Quello che colpisce è che in molti casi le soluzioni proposte dai governi non sono applicabili tecnicamente. Ma bisogna ammettere che l'attivismo dei governi può riuscire nell'intento di controllare le persone facendo loro paura.

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4 Comments

Il timore serio che vedo è lo sbandierare la lotta alla pedofilia (in Europa ci vogliono interventi seri: http://www.dariosalvelli.com/2009/02/safer-internet-day-la-pedofilia-online-lunico-mercato-dove-non-ce-crisi) e per questo chiudere rubinetti, tagliare forme di libertà, censurare anche contenuti che sono legittimi e legali, limitare l'illimitabile. E come nel caso della Carlucci nascondere le vere finalità delle leggi.

questo non sarebbe nemmeno un grande problema.
nel senso che non risolve il commercio dei pedofili, lo nasconde agli occhi del pubblico generale.
gli srumenti di nvestigazione e chiusura sono quelli gia' noti (sequestro, filtro DNS)

ad esempio qui http://is.gd/oW20 si vede in funzione (trovato con google per un errore, non dovrebbe indicizzare l'IP address)

nel frattempo, da qualche altra parte nel mondo:
http://www.whitehouse.gov/openforquestions/

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    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

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    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

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