Eric Clemons, professore alla Wharton School, sostiene l'idea che si possa ricominciare a pensare alla vendita di prodotti e servizi. Il suo post è da leggere perché in un certo senso propone un ritorno ai fondamentali. E d'altra parte anche la pubblicità online evolve e non sono pochi coloro che ritengono che tenderà a convergere con un'attività di vera e propria "vendita".
Ma non sarà facile. Se mai si riuscisse a intraprendere la strada della vendità di prodotti e servizi onilne, specialmente nel campo dell'informazione, sarà soltanto attraverso un impegno enorme nella direzione della qualità. E dell'adeguatezza dei prodotti al contesto della rete. Poca paranoia per il copyright e molta attenzione al valore del servizio.
Alcune possibili situazioni favorevoli, appunto nell'informazione, potrebbero stare tra un'offerta di altissima qualità, con un mix di informazioni di valore e oggetti di carta preziosi per design e contenuto, capaci magari di facilitare non solo la pubblicità ma addirittura la vendita dei prodotti promossi (esempio Monocle); oppure un'attività condotta con una tale specchiata attenzione ai valori della trasparenza nel servizio di informazione che le persone saranno disposte a sostenerla volontariamente (esempio super-preliminare ProPublica).
Ogni modello di business è stato rielaborato in funzione della pubblicità e la pubblicità non è mai stata rielaborata in funzione del web e del suo traffico (basta guardare tutte le forme di rimediazione cartacea e televisiva presenti).
Il vero problema è forse questo. Nessuno è stato in grado di andare oltre. E se fosse impossibile?
Se fosse impossibile, tutte le forme di "giornali", off e online, sarebbero cadaveri ambulanti.
Scrivo su un blog che si chiama The Marketer che tradotto letteralmente significa:"chi vende le merci al mercato". Io credo nel mercato, nel contadino che porta le arancie e i formaggi nella via del mercato, appunto. Il contadino che fa "marketing" strillando che la sua roba è la migliore. La pubblicità è per me un evoluzione patologica del semplice cartello che recitava:"qui dietro l'angolo pizzeria fratelli napoletani, pizze ottime ed economiche".
Internet ci riporterà al mercato dove il contadino se vuole venderci le pere ne taglierà un pezzo e ce le farà assaggiare e nel caso del cliente di fiducia ci venderà la merce migliore.
Non vedo l'ora che riescano a offrire il pezzo di pera via Internet... spero solo che alla fine non sia come il sesso online...
Sasha LOL ;) Ovviamente erano tutte metafore, bucoliche ma metafore. Il concetto è che l'interazione diretta tra consumatore e venditore con internet è più possibile rispetto all'era della televisione. Un brand può chiedere aiuto ai cui consumatori tramite la co-creazione. Far assaggiare il pezzo di pera è facile e lo fa già iTunes quando pre ascolti il brano che vuoi comprare. Non c'è pubblcità che tenga o ti piace o non ti piace.
Comunque anche su Techcrunch si parla del fallimento della pubblicità con l'avvento di internet http://www.techcrunch.com/2009/03/22/why-advertising-is-failing-on-the-internet/
si e vero e cresciuta molto ma il monopolio e sempre lo stesso delle grandi aziende ci hanno messo le mani sopra gia 15 anni fa.