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TechCrunch e il delicato valore del prestigio

Richard Jones di Last.fm nega con tutte le sue forze. TechCrunch aveva scritto in un post (spesso aggiornato) che Last.fm (che appartiene alla Cbs) avrebbe dato alla Riaa l’accesso ai nomi delle persone che ascoltavano un disco degli U2 diffuso illegalmente. Lo aveva scritto sulla base di una sola fonte. Anche la Riaa ha smentito. The register e Ars Technica seguono la vicenda.

Mathew Wingram fa notare che la pratica di verificare le notizie basate su una sola fonte con almeno un’altra fonte è ormai acqua passata anche nei grandi giornali tradizionali. Ma non nega che TechCrunch abbia rischiato grosso pubblicando una notizia tanto grave sulla base di una sola voce di terza mano.
In gioco c’è il prestigio e la credibilità, valori essenziali: o li perde Last.fm, o li perde TechCrunch. O entrambi.

Il metodo, nella ricerca giornalistica, non è un impedimento all’informazione tempestiva. E’ piuttosto un percorso per avere un’informazione di qualità. Cercare un metodo e una forma di autoregolamentazione per l’informazione in un’epoca tanto complessa come l’attuale è un compito difficile ma importante. Vale per i giornali e vale per i blog.

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  • Sono d’accordo. Tra l’altro non è la prima volta che capita a Techcrunch (ammesso sia davvero come dice Last.fm: il titolo del post sul loro blog è abbastanza forte dunque immagino che se si sono esposti così..). Interessante perchè unisce la verifica delle fonti al discorso sui diritti digitali

  • Stavo per dire: considerando i trascorsi di Techcrunch, mi meraviglierei se Last.fm non stesse dicendo la verità. Ma sono stato preceduto.

  • Improbabile che la perdano entrambi. O mente uno o mente l’altro. Spiegami come potrebbero mentire entrambi su un’accusa così puntuale.

Luca De Biase

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