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Giovedì, 29 gennaio 2009
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Definire il giornalismo in base allo scopo I giornali non sono carta ma neppure cartamoneta
I costi del giornalismo sono la paranoia del momento. Ma la questione comincia ad assumere connotati davvero profondi. In proposito, Dario mi segnala questo interessantissimo articolo dell'Atlantic. Internet, i proventi della pubblicità online, il giornalismo che costa poco... e la progressiva perdita di investimenti in giornalismo fatto bene.
Per questo, con un minimo di imbarazzo per la ripetizione, ripropongo qui quello che ho scritto oggi su Nòva. Ecco:
Strano destino quello del giornalismo all'epoca di internet. Liberato
da mille vincoli tecnologici, sembra condannato a fare i conti con i
vincoli economici. E di fronte a questo apparente paradosso, esplora
compulsivamente ogni possibile alternativa: nei modelli di business,
nei linguaggi, nelle organizzazioni produttive e distributive. Senza
trovare, per ora, un nuovo equilibrio. È questa l'impressione emersa
anche dal panel dedicato all'argomento al recente Digital Life Design, il mega convegno realizzato da Burda a Monaco.
«La carta costa troppo e finirà», spara Mike Arrington, fondatore di TechCrunch. «La qualità è ancora un valore», testimonia Tyler Brûlé, fondatore di Monocle.
«Dobbiamo continuare a servire le persone che comprano il giornale in
edicola come i nuovi lettori online», osserva Carlolyn McCall, chief
executive del Guardian Media Group. Jeff Jarvis, blogger a Buzzmachine
e docente alla City University of New York Graduate School of
Journalism, teorizza: «Cominceremo a riconsiderare il giornalismo per
le sue componenti funzionali, dalla scoperta di notizie alla selezione,
dalla gestione dei contenitori alla distribuzione, dalla vendita di
contenuti alla connessione con i messaggi pubblicitari... Non è detto
che tutte queste funzioni verranno sempre svolte da organizzazioni
integrate verticalmente».
Ogni punto di vista è giustificato. Dalla storia di chi lo propone o
dell'organizzazione a cui appartiene chi lo propone. E dalla
complessità oggettiva di qualunque ipotesi di sviluppo futuro
nell'ecosistema dell'informazione che si va generando intorno alla
digitalizzazione dei media e alla sempre più chiara partecipazione
attiva del pubblico nella produzione e diffusione di notizie e opinioni
sull'attualità. Ma è chiaro che internet ha costretto i giornali a
ripensarsi in profondità. Aprendo la strada a nuove imprese a
bassissimo costo, come TechCrunch, ma anche generando impensate
opportunità per oggetti cartacei altamente selettivi come Monocle. Il
vero dilemma è per le imprese che servono persone che sono prima di
tutto cittadini. «La democrazia ha bisogno di qualcuno che faccia
inchieste, risponda al puro e semplice bisogno di informazione della
comunità, vada in Afghanistan e racconti quello che sta davvero
succedendo laggiù. E questo costa. Carta o non carta» osserva McCall.
In attesa della carta elettronica, ormai prossima dopo il nuovo salto
tecnologico ottenuto dai laboratori dell'Hp usando un film di plastica
della DuPont, il giornalismo si sta già riclassificando. Non più in
base ai media che utilizza per diffondersi. Ma in base allo scopo
sociale ed economico che persegue. Sicché anche i modelli di
sostenibilità e di profittabilità si differenziano. Alcuni giornali,
più settoriali, possono forse vivere soltanto online e soltanto di
pubblicità. Altri, orientati alla visione, alla critica, al gusto,
possono farsi pagare da lettori e inserzionisti che li vedono come
forme di design delle idee e della loro espressione. Altri ancora,
orientati soprattutto a servire il dibattito democratico, hanno bisogno
soprattutto del sostegno delle loro comunità di riferimento. Ma
dovranno imparare a giustificare quel sostegno con uno sforzo di
qualità profondamente rinnovato.
Tag: giornali, giornalismo, paranoia

8:00:01 PM
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Complicazioni
A leggere questa descrizione di vita quotidiana nel mondo delle applicazioni informatiche che si usano online - e ricordando le tante esperienze fatte negli ultimi vent'anni con i computer che si usano offline - viene da chiedersi se non ci stiamo complicando un po' la vita...
7:23:38 PM
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