Luca De Biase
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Mercoledì, 7 gennaio 2009
 

Le due guerre di Gaza

A Gaza si stanno svolgendo due terribili guerre. Avvengono come in due dimensioni diverse. La prima riguarda i bombardamenti, gli scontri a fuoco, l'occupazione militare. La seconda riguarda la propaganda, l'informazione, la costruzione del consenso internazionale. Nella prima gli israeliani sono strutturalmente in vantaggio. Nella seconda sono i palestinesi a essere strutturalmente in vantaggio.

Non è sempre stato così. Nel 1948, gli arabi avevano i carrarmati e le armi pesanti fornite dai sovietici. Gli israeliani apparivano deboli di fronte all'impressionante alleanza dei paesi arabi che li attaccavano. La loro inopinata vittoria militare fu anche una vittoria dal punto di vista del consenso internazionale, almeno nel mondo occidentale. E non fu troppo diverso nella guerra dei Sei giorni. Casomai, la guerra del Kippur segnò un primo punto di svolta: troppa superiorità militare israeliana cominciava ad alienare alcune simpatie. Ma il cambio di registro avvenne con l'Intifada. Allora chiaramente anche molte opinioni pubbliche occidentali percepirono i palestinesi come vittime e gli israeliani come potentissimi, invincibili, ricchi carnefici.

A fronte di questo frame l'informazione ha costruito il suo sistema di spettacolarizzazione. Poco seguiti i lanci di razzi di Hamas su Israele: non erano «in frame» e avevano effetti molto limitati e poco spettacolari. Molto descritti invece gli effetti degli attacchi israeliani. Qualche volta (come nel caso della guerra in Libano contro Hezbollah) andando anche oltre la verità dei fatti (da leggere in proposito uno studio di Nikki Uscher). Gli israeliani non riescono a correggere la situazione in questa guerra delle idee: anche se questa volta non consentono ai giornalisti occidentali di seguire i fatti sul campo, l'impressione è che la loro potenza militare sia descritta più spesso come carnefice della popolazione civile che come strumento di difesa di un popolo contro un altro. L'utilizzo talvolta dei civili come scudo da parte dei terroristi e delle organizzazioni armate palestinesi non è preso in considerazione se non tra le righe: la spettacolarità delle vittime civili resta in primo piano sull'analisi della situazione.

Non c'è dubbio che sul piano militare Israele sia nettamente superiore. Ma non c'è dubbio neppure che sul piano dell'informazione e della propaganda sia nettamente inferiore ai suoi avversari. Che dall'attacco israeliano traggono nuova forza e linfa vitale per governare la loro popolazione e per ottenere aiuti internazionali. Ogni morto israeliano è una tragedia. Ogni morto palestinese è una tragedia, ma anche - è terribile dirlo - una risorsa.

Nessuno vince in questa guerra. Vincono solo i signori della guerra. Quelli che traggono il loro potere dalla guerra. In Israele come nei territori palestinesi. Non a caso la situazione è bloccata da decenni. Eppure, nei periodi di pace, Israele e Palestina fioriscono economicamente e tecnologicamente... Poi quei periodi di pace sono interrotti dai signori della guerra dell'una e dell'altra parte. E' tempo di pensare in modo totalmente nuovo. Nessun appoggio ai signori della guerra. Dell'una e dell'altra parte.


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