Luca De Biase
An Italian journalist writes about what's happening in his funny country:
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Sabato, 3 gennaio 2009
 

Aggiornamento su Cowbook

Perso qualche giorno per lontananza dall'unico computer che consente di entrare su Radio UserLand, il vecchio caro software che serve per fare questo blog, ho mancato di un soffio di segnalare la risposta di Mante alla questione Gilioli - Cowbook.

Ci torno ora, non solo per precisare che il merito della frase secondo la quale Facebook manda tutto in vacca è e resta di Gilioli, ma anche per approfondire un poco.

Giustamente - giustamente - diciamo sempre che non sono gli strumenti a dare problemi ma chi li utilizza. Ma vale la pena di fare qualche precisazione.

In realtà, gli strumenti per la comunicazione, cioè i media, non sono come tutti gli altri strumenti. Nel senso che le forbici, ad esempio, sono uno strumento che si può usare bene o male: possono tagliare un foglio di giornale o una gola. E questo in un certo senso vale anche per i media. Salvo che da MacLuhan in poi abbiamo ovviamente preso a pensare che i media stessi abbiano a loro volta una qualche influenza sul messaggio.

Il fatto è che Facebook ha avuto una grandissima importanza nell'aumentare la quantità di persone che sono attive online. Cioè che si esprimono e si connettono. Quando avevamo solo l'html tutto era già possibile, ma era tanto difficile da ridurre al minimo il numero di singole persone che si esprimevano e si connettevano ad altre persone online. Poi c'è stata l'epoca dei blog: il loro software era tanto più facile dell'html da aver moltiplicato per milioni il numero di persone che si esprimono e connettono con altre persone online. Ma anche fare un blog è impegnativo e questo in qualche misura scoraggia molte persone dal prendere parte al pubblico attivo che - appunto - si esprime in rete con le altre persone. Facebook ha consentito a molti di superare quello scoraggiamento. E' talmente facile da aver aumentato in modo consistente il numero di persone che partecipano attivamente al grande medium delle persone.

E' chiaro che quello che le persone scrivono o condividono è di qualità diversa e che non si può certo attribuire a internet, ai blog o a Facebook, la responsabilità della qualità di quello che condividono. Ma si può osservare che se il medium ha una qualche influenza sul messaggio qualche relazione tra la qualità del medium e la qualità del messaggio ci può essere. La discussione è tutta qui. E' probabile che Facebook abbia moltiplicato le voci, l'immediatezza con la quale si esprimono, la diversità dei messaggi e dei comportamenti, in una certa misura anche il senso di confusione che chi entra nella grande vucciria internettara spesso sperimenta. Se troppi temi sono a un clic di distanza l'uno dall'altro, quelli seri e quelli meno seri, l'impressione che quelli seri ci perdano in credibilità può anche essere condivisa. Ma è è chiaro che il problema centrale è quello dei filtri, come dice Mante (e come si diceva anche, appunto, qui).

La prossima ondata innovativa, imho, sarà proprio nell'ambito dei filtri. Non solo quelli personali che consentono a ciascuno di scegliere i livelli di profondità e le scale di priorità con le quali ordinano i loro feed. Ma anche quelli pubblici, o comunitari. Quelli nei quali ci si trova in molti a condividere le stesse scale di priorità e gli stessi livelli di profondità. Non che manchino, intendiamoci: ma non sono ancora abbastanza forti, maturi e convincenti, da aver raggiunto un'influenza pari a quella che viene da altri media. (Il che significa, appunto, che c'è un'opportunità per chi si occupa di altri media: quella di mettersi al servizio del pubblico, in una posizione simbiotica con il pubblico attivo. In questa opportunità, forse, c'è una possibilità di salvezza per i vecchi media).


10:42:53 AM    comment [];


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