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Martedì, 26 agosto 2008
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Cittadini della felicità
Le parole ambigue e positive come libertà e felicità sono dense di conseguenze. Forse negli ultimi due secoli si è discusso di più di libertà che di felicità. E oggi forse ci sarebbe bisogno di riequilibrare... Di sicuro, non è facile. Parlandone, a veDrò, si scopre che felicità è un concetto inafferrabile e attraente.
Nella storia si è parlato di felicità come saggezza, dagli epicurei agli stoici, si è parlato di felicità come metafisica, si è parlato di felicità come utopia. Si è arrivati a dire che il governo è chiamato a garantire il diritto dei cittadini alla ricerca della felicità. Ma poi si è annegato tutto nella ricerca del benessere materiale. Oggi si torna al punto attraverso la psicologia sociale e le nuove forme di riflessione che emergono di fronte all'avvento dell'economia della conoscenza e all'emergere dei nuovi mezzi di racconto sociale.
Se c'è una strada per procedere, questa passa per il tentativo di generare un senso condiviso intorno alla ricerca della felicità e un sistema di idee sintetico che consenta di formulare un progetto condiviso nel quale le persone possano essere gli autori della loro vita.
Da questo punto di vista emerge la necessità di arrivare a indicatori sintetici innovativi. Per arrivarci si deve passare da una ricerca di senso. E un superamento della dispersione di generatori di felicità non monetari ma densi di valore, come i beni relazionali, ambientali, culturali.
In questo processo, la parola felicità - come del resto la parola libertà - non aiuta la tecnologia delle scelte (non aiuta per esempio nella definizione di indicatori economici innovativi). Serve piuttosto ad alimentare culturalmente, utopisticamente, la ricerca umana orientata a introdurre senso nel dibattito sullo sviluppo.
Ci sono altri concetti che nascondono dimensioni umane. Il Pil con la sua onnicomprensività nasconde tutto ciò che non ha un prezzo. E dunque nasconde quasi tutto ciò che ha a che fare con il valore senza prezzo dei beni relazionali, ambientali e culturali.
Nella complessità, ci vuole un insieme di incentivi. Oggi servono anche gli incentivi culturali. Sappiamo che la felicità è collegata alle relazioni umane, alla qualità dell'ambiente, alla profondità culturale. Dunque sappiamo che lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che genera qualità nelle relazioni, nell'ambiente e nella cultura. E non la disperde.
Nella società complessa nella quale viviamo le idee si alimentano o si disperdono: i concetti che ispirano persone e attraggono iniziative che incentivano ad andare verso uno sviluppo sostenibile sono necessari. Felicità è un concetto di questo tipo.
11:48:04 AM
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2008
Luca De Biase.
Last update:
1-09-2008; 10:02:51.
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